"Chi ha un perché per vivere
può sopportare quasi ogni
come."
Friedrich Nietzsche
Confessai tutto, le mie presupposizioni sulla rissa e, di conseguenza, anche la storia di Olivia.
Decisi di scendere e così mi staccai dalla porta, allontanandomi da Ryker. Creai lo spazio giusto per non perdere il controllo.
Lui, però, non contento, mi fermò prendendomi il braccio.
«Chi ti ha detto questo?» Alzò un sopracciglio incuriosito.
«Non posso dirlo.»
«Perché?» Insisté, soffiando sulle mie labbra.
«Non ti serve saperlo» affermai, stando attenta a non alterare la voce.
Anche un solo e minuscolo sbaglio poteva tradirmi.
Un tremolio, una vocale detta più forte del normale o più piano, dei respiri più veloci del solito e mi avrebbe scoperta.
«Astuta. Ma io voglio saperlo»
Era proprio testardo. Ostinato a conoscere quel nome quanto quando voleva farmi levare quella felpa. E, ovviamente, io non l'avevo fatto.
«Da me non avrai niente.» Sentenziai decisa.
«Sicura?» Chiese.
Avanzò di due passi. Riuscii a sentire il suo corpo sovrastare il mio minuto.
Boccheggiai in cerca d'aria e per buttar via l'imbarazzo che avevo accumulato dentro di me.
«Ti ricordi com'è andata in camera mia? A me sembra d'intravedere ancora il segno della mia mano sulla tua guancia», provai a intimorirlo, seppur le probabilità fossero basse.
Esitò per un istante alla risposta idiota che stava per dare, i suoi occhi parlavano per lui.
«Io, invece, mi ricordo dei tuoi ansimi non appena ti toccavo la pelle.», fece un sorriso compiaciuto di quello che aveva appena detto.
Mandai giù un groppo di saliva per mantenere la calma e non cadere nella mia solita timidezza di fronte a quelle situazioni, avvampando com'era mio solito fare.
Stetti in silenzio per qualche momento.
«Quindi sei stato tu?» Tornai sul precedente filo del discorso.
«A fare?» Domandò confuso.
Non era ancora arretrato, nemmeno di un centimetro.
Si era dimenticato dell'esistenza della distanza fisica fra due persone.
«Siete stati voi, non è vero? Tu e i tuoi amici», sapevo benissimo che sapesse di cosa stessi dicendo, pertanto, ignorai le sue domande inutili.
«Ragazzina, io e i miei amici facciamo tante stronzate ogni giorno. Dato che sei brava a ricordare, puoi dirmi a cosa ti riferisci precisamente?»
Lo fece di nuovo, sorrise deridendomi.
Roteai gli occhi per esprimere tutto il disprezzo che avevo nei suoi confronti in quell'istante. Era ben diverso da quando l'avevo conosciuto.
«Lo sai.»
Si fece serio. I muscoli della sua mandibola si contrassero, ma non lasciò sfuggire nessun'emozione.
«Non ti serve saperlo», citò la mia risposta di poco prima.
Sbuffai. Con lui niente era facile.
«Peccato che lo voglia» risposi.
Le sue palpebre si fermarono. Ormai, era da secondi infiniti che le sue iridi mi guardavano incessantemente.
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The Love In Your Eyes
Romance𝐃𝐚𝐫𝐤 𝐫𝐨𝐦𝐚𝐧𝐜𝐞 ✰ "A volte per chi amiamo dobbiamo buttarci a capofitto nel vuoto senza sapere cosa ci aspetta. Sconfiggendo le nostre paure e le nostre insicurezze. Tutto solo per amore." Trasferitasi a Manchester per condurre una vita nuo...
