11. La biblioteca

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"Perché forte come la morte
è l'amore, tenace come
gli inferi la passione."
Apuleio



Il vento passava per le vie fredde di Belfast. Muoveva i rami spogli degli alberi, alzava le foglie da terra e suonava melodie tra i palazzi.

Quando tutto si calmava, la città tornava silenziosa e dormiente. Pronta a risvegliarsi la mattina successiva.

La gente si rinchiudeva nelle proprie abitazioni per prepararsi alla tempesta come tutti gli inverni. Si riparava dalla neve e se ne stava davanti a un camino acceso o sotto le coperte di lana a bere qualche infuso caldo.

Fuori era buio.

Dalle tende penetravano i raggi lunari che illuminavano la mia cameretta. Ero rannicchiata sul mio letto stanca e vogliosa di dormire. Accanto a me, seduta, vi era mia nonna Mary.

La sua mano piena di rughe e delicata teneva la mia.

Ci differenziavamo di diversi decenni, ma le nostre anime erano simili. Io avrei sempre capito lei e lei me. Era la mia seconda madre e una sorella.

Osservavo incantata la sua bocca muoversi e i suoi occhi azzurri, come quelli della mamma, persa nel suo racconto.

La luce mostrava ancora di più i suoi capelli bianchi.

«Raperonzolo era la bambina più bella del reame, ma nessuno poteva vederla. Nessuno poteva assaporare con lo sguardo i suoi lineamenti giovanili e graziosi, poiché era rinchiusa in una torre dalla sua matrigna. I suoi capelli erano dorati, pieni di magia. Tenevano in vita la donna malvagia che l'aveva rapita appena nata. Eppure, ogni giorno che passava, cresceva dentro di lei la curiosità di scoprire il mondo. Spinta dal desiderio di vedere da più vicino le lanterne che liberavano in cielo la notte del suo compleanno...»

Stava narrando una nuova favola, Rapunzel. Me l'aveva proposta quella sera e avevo accettato contenta.

Da lì a poco sarebbe diventata una delle mie favole preferite.

«E ci riuscì?» Chiesi incuriosita.

Il piccolo affanno della nonna, dovuto dalle forze che stava utilizzando per parlare, rimbombava tra le pareti della stanza. Oltre alla sua voce si sentiva solo quello.

«Secondo te, pulcino?»

Avanzò un dito verso il mio viso e accarezzò la punta del mio nasino. Sorrisi a quel gesto dolce.

«Nonna, come faccio a saperlo?»

Be', era lei a doverlo dire. Era così che funzionava. Io ascoltavo e lei raccontava.

«Usa la fantasia. Ti serve solo quella.» Mi consigliò.

Afferrò le estremità della coperta che mi copriva e le sollevò per non farmi infreddolire.

Nel mentre, la guardavo ammirandola.

«Okay... Allora sì, ci è riuscita. È fuggita lontano dalla matrigna e ha visto le lanterne» dissi immaginando la scena, incastrata tra quella serie d'immagini nella mia mente.

«Mmh... e se avesse avuto paura della matrigna? Pensi che se ne sia andata facilmente?» Mi domandò.

Riflettei qualche secondo. Poi la risposta arrivò come un treno in corsa. Con i vagoni pieni di idee.

Certo che lo fece.

«Sì. Se è un suo sogno, sì.»

Le labbra fini della nonna si allargarono in su, felice della mia risposta.

The Love In Your EyesLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora