22. Complicanze

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"In ognuno di noi c'è un altro
che non conosciamo."
Carl Gustav Jung

Ognuno di noi sceglieva come distruggere la propria anima.

C'era chi la conservava per sempre in un baule e chi la buttava dalla finestra.

Oppure, via, al vento. Barattava la propria anima con il destino.

Se fosse stato buono, allora avrebbe ottenuto una bella ricompensa.

Tuttavia, se il fato fosse stato negativo, ahimè, era spacciato.

Cosa dire di me, che avevo appena venduto ciò che per una ragazza è più caro?

Avevo fatto un bell'affare o no?

La luce penetrava dalla finestra e cercava di arrivare ai miei occhi, le palpebre chiuse glielo impedivano.

Le aprii lentamente, un odore confortante giunse alle mie narici, tabacco e qualche altra sostanza profumata.

Storsi il naso per quell'odore pungente di prima mattina e misi a fuoco ciò che avevo intorno.

Non era la mia camera, né quella della casa di mio padre e né quella in cui dormivo da qualche giorno.

Dove ero finita?

Iniziai ad agitarmi e a sentire freddo, una fitta intensa alla testa mi colpì in pieno risveglio ed emisi un rantolo di dolore quando mi misi a sedere, con il solo lenzuolo che mi copriva fino al costato.

Non fu l'unico fastidio che percepii quando fui del tutto sollevata.

Nella zona del basso ventre avvertii un bruciore che mi fece tirar fuori un'altra smorfia.

Solo dopo mi accorsi che ero completamente nuda, nel letto di Ryker.

Eppure lui non c'era.

Tastai con gli occhi il lato del suo letto. Disfatto e con il coprimaterasso ancora sgualcito.

Aveva preso la forma del suo corpo snello e dominante.

Mi sporsi per accarezzare quella parte di letto.

Era calda, segno che non si era assentato da molto.

Un lieve sorriso sorse sulle mie labbra al pensiero di lui.

Come se non fosse davvero reale, come se non stessi dietro a una persona vera, ma solamente frutto della mia mente, e non me ne fossi accorta prima di questo momento.

Ero andata a letto con lui.

Sì, proprio così.

Stavo parlando dello stesso ragazzo dai modi ostili di fare e indecifrabili.

Di colui alla quale dovevo stare alla larga, sotto sua richiesta.

Non eravamo nulla, ma questa notte mi fidai di lui e lui di me.

Eravamo diventati un'unica cosa, non solo fisicamente.

Era diventato la mia prima volta, che seppur non l'avessi mai immaginata così, non rimpiangevo che fosse andata in questo modo.

In quel momento ero consenziente, malgrado l'alcol.

Certo, non avrei rifatto questa scelta per nessun motivo al mondo, ma ne ero felice.

Felice fino al momento in cui non realizzai che mi ricordavo poco e niente.

Solo io che salivo le scale, m'incamminavo verso la sua porta e vi bussavo sopra, infine, il suo volto stupito nel vedermi in piedi, di fronte a lui, in piena notte.

The Love In Your EyesLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora