29. Sei diversa

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«È impossibile», disse l'Orgoglio.
«È rischioso», disse l'Esperienza.
«È senza speranza», tagliò la Ragione.
«Provaci», sussurrò il Cuore.
William Arthur Ward

Quando giunsi a Manchester, qualche mese fa, ero solo una ragazzina impaurita delle novità.

Senza più un posto sicuro. Senza più una persona di riferimento.

Sentivo che dentro di me ci fosse qualcosa di rotto, che pendeva sul mio cuore e lo ammaccava.

Ed ero consapevole che non si potesse aggiustare.

Mia mamma era la mia Stella polare, e cosa succedeva quando i marinai perdevano la Stella di riferimento?

Andavano alla deriva, perdendosi.

Ero arrivata qui, in una nuova casa e con un padre ostile, senza alcun buon proposito per il futuro.

Credetti che sarebbe stato tutto noioso e piatto.

Ma, poi, incontrai lui.

Nella quiete della notte, vidi i suoi occhi che ricordavano le onde del mare in tempesta, con increspature sul verde.

Facevano rumore.

E io percepii quelle frequenze d'aiuto.

Non era una coincidenza se una parte di me volesse disperatamente salvarlo...

In seguito, capii, che lui sarebbe stato la mia perdizione.

La mia deriva.

Le stesse iridi mi scrutavano dal basso.

Assettati di me e del mio corpo.

Ryker era inginocchiato davanti a me, mentre ero seduta sulla mia scrivania, in cui normalmente vi facevo i compiti.

Ma, con lui, non c'era nulla di normale.

Respiravo pesantemente, con il petto e il diaframma che stavano per scoppiare.

In preda all'eccitazione.

La bocca faceva uscire ed entrare aria, persino un ciuffo ramato mi era caduto davanti.

Veniva mosso dal mio fiato incalzante.

Attorniai il collo di Ryker con le mie gambe, sistemandole sulle sue spalle.

Sporsi il bacino verso di lui aiutandolo e lo spinsi verso di me, incoraggiandolo a scendere ancora più in basso.

I miei pantaloni si erano persi in qualche angolo buio della mia stanza, dopo che il corvino, sotto di me, me li aveva strappati con irruenza.

La mia pelle era così rovente che non avvertivo il freddo dell'aria.

Solo la sua lingua che mi lambiva come se fossi il suo gelato preferito.

Mi afferrò i fianchi e li strinse forte, con il timore che potessi scappare, in qualche maniera.

Tuttavia, io sarei restata lì, poiché il mio cervello si era staccato del tutto.

Adesso, vi era solo la libidine che cresceva in me.

Prese a succhiare la parte interna della mia coscia, iniziai ad avvertire gli stessi pizzichi che avevo sentito sul collo.

Piano piano, si avvicinava al mio centro, che pulsava in attesa di accoglierlo come in precedenza.

Fu proprio quello a farmi andare fuori di testa.

Mi scappò un gemito.

La gola era diventata secca per quanto tempo le labbra fossero state schiuse, permettendomi di prendere fiato.

The Love In Your EyesLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora