"Trovate qualcuno con cui deridere il dolore,
non qualcuno che lo intensifica o lo attenua, altrimenti poi torna.
Trovate qualcuno che tramuta il dolore in una risata."
Alysa Ley
Il buio racchiudeva le mura dell'edificio scolastico in cui eravamo, avvolgeva gli armadietti e immetteva sconcerto in chi si trovava dentro.
Solo il chiarore della Luna poteva scacciarlo. Infatti, mi aggrappai a quella luce debole nella notte per non morire di paura, seppur fossi accompagnata mentre attraversavo i corridoi deserti.
C'era una netta differenza tra la scuola nelle ore diurne e in quelle notturne.
Di giorno appariva orribile a starci, l'aria era pregna di stress per le verifiche e di parole che provenivano da tutti gli studenti. Era un ambiente frequentato da centinaia di ragazzi, che giungevano lì con un unico e stesso scopo: apprendere.
Tante persone diverse e sconosciute, quasi obbligate a stare insieme in quel luogo.
Di notte, tuttavia, la situazione si ribaltava.
Non ero mai stata a scuola con il Sole tramontato, non avevo conosciuto la magia che mostravano le pareti scolastiche al sorgere della Luna, fino a quella sera.
Era un posto tranquillo e silenzioso, malinconico di tutti gli studenti.
Forse era proprio il grosso satellite sopra di noi a renderlo tale, altrimenti non me lo spiegavo.
Fui rapita dai miei pensieri da uno strattone poco delicato da parte di Ryker, che mi stava conducendo chissà dove, lì dentro.
Mi teneva con una presa ferrea per il polso, forse timoroso che sarei potuta scappare. Ma non avrei rovinato quel piccolo momento in cui era tutto per me.
Avevo un buon presentimento che quella sera si sarebbe fidato di me e mi avrebbe concesso un'altra minuscola parte di sé.
La notte lo rendeva più docile.
Onestamente, non mi aspettavo che mi avrebbe portata a scuola. Tuttavia, quando adocchiai il cancello in ferro battuto spuntare davanti a noi, decisi di non lamentarmi o protestare, mi andava bene ovunque, purché con lui.
«Hai le gambe corte, ti sto trascinando e non stiamo neanche correndo» Brontolò lui davanti a me, dopo aver girato l'angolo in una zona a me sconosciuta.
Avevo il fiato corto e l'umidità palpabile nell'aria mi aveva fatto sudare e attaccare fili di capelli nella fronte, divenuta lucida per il sudore.
Fortunatamente mi ero fatta la doccia prima dell'arrivo di Ryker, odiavo l'idea di essere sporca.
«Fai passi troppo larghi, sei tu a essere un gigante.» Strascicai le parole con affanno.
Quello era solo un segnale che avrei dovuto cominciare a fare attività fisica e ridurre le ore a stare seduta a leggere.
Da bambina mi sarebbe tanto piaciuto fare danza classica, la faceva mia madre alla mia età e amavo vedere le foto dei suoi saggi.
Mi ero sempre immaginata al suo posto, su un palco in legno che cigolava sotto di me, i riflettori puntati sul mio viso e tutte le persone che aspettavano la mia esibizione.
Purtroppo, però, non mi era mai piaciuta l'idea di mettere uno di quei body stretti e rosa, con la calzamaglia che metteva in risalto le gambe atletiche.
Mi reputavo troppo magra e non mi piaceva, non ero degna di indossarlo quanto le altre bambine, a cui stava d'incanto.
Per di più, a una certa età dovevo anche occuparmi di mia madre, avevo tempo solo per studiare.
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The Love In Your Eyes
Romance𝐃𝐚𝐫𝐤 𝐫𝐨𝐦𝐚𝐧𝐜𝐞 ✰ "A volte per chi amiamo dobbiamo buttarci a capofitto nel vuoto senza sapere cosa ci aspetta. Sconfiggendo le nostre paure e le nostre insicurezze. Tutto solo per amore." Trasferitasi a Manchester per condurre una vita nuo...
