Ryker
"Sono stato così a lungo vicino le mie ombre,
che anch'io , adesso, sono uno di loro."
Ryker Gray
Il tintinnio nitido e distintivo di gocce d'acqua che cadevano con ritmo irregolare e tranquillo, lo schiocco delle lancette dell'orologio appeso al muro, la quiete che avvolgeva ogni cosa. Tutto ciò mi infondeva tranquillità.
Erano elementi diversi, che insieme formavano una sintonia tale da donare la pace a chi vi era vicino.
E, poi, c'ero io.
Le mie dita che stringevano i bordi del lavandino, i capelli umidi che umettavano la fronte, il respiro cadenzato, gli occhi bluastri sullo specchio macchiato che riproduceva la mia immagine.
Infine, il freddo di una lametta che minacciava la mia pelle color avorio, ferma su un punto impreciso sotto la mascella.
La tenevo pressata con la mano stabile, eppure, ero indeciso sul da farsi.
Avevo iniziato agguantando il rasoio e spalmandomi un po' di schiuma da barba sul viso, determinato ad accorciare la barba che mi era cresciuta in quel mese in ospedale.
Tuttavia, quando mi specchiai e mi vidi, caddi in tentazione e osservai le mie iridi, le ciglia che le contornavano, la mia bocca carnosa e le piccole rughe sulla fronte.
Per qualche frangente rimasi fisso sui miei occhi, e potevo giurare di aver scorto anche qualcos'altro. Qualcosa che non era né l'anima e né il cuore.
Il vuoto.
Il vuoto che mi riempiva e si annidava in ogni parte di me.
Il vuoto che mi stava infettando e attirando alla distruzione.
Ogni giorno che passava, ogni Sole e ogni Luna che tramontava, le voci aumentavano.
Mi ripetevano che non aveva senso vivere per un mostro, che per me era l'ideale stare all'inferno.
Anche se, a dire il vero, quella cantilena era già cominciata quando ero bambino.
Prima di allora ero già stato immobile davanti allo specchio, con le narici che si dilatavano e stringevano ogniqualvolta che respiravo, mentre impugnavo il rasoio, indeciso se ascoltarle o no.
Avevo cominciato a dieci anni a desiderare la morte, avevo continuato a tredici fumando la prima sigaretta e ci ero andato vicino a quindici anni, quella sera d'Agosto.
La sera.
Ma i mostri come me erano destinati a vivere il proprio inferno personale sulla Terra, nella loro mente.
Ringhiai al mio riflesso e gettai la lametta nel lavandino. Rassegnato, strinsi i denti e buttai fuori uno sbuffo.
Perché era così difficile fare un semplice taglio?
Muovere quella maledetta mano e mettere a tacere le ombre che mi sussurravano all'orecchio.
Non ce l'avevo mai fatta.
Mi volevano vivo per proseguire con la loro tortura. Adam mi voleva vivo.
Incazzato, feci qualche passo indietro e scostai il ciuffo dalla fronte.
Quella stessa mano stava tremando per le tante ore passate senza sigarette. Mi era finito l'ultimo pacco che avevo e non avevo avuto il tempo di andarlo a comprare.
Odiavo quando perdevo il controllo, ragion per cui quel tremore mi fece alterare ancora di più.
Tuttavia, dopo che era successo quell'episodio con Adam, non avevo voglia neanche del sesso, non volevo vedere nessuno.
STAI LEGGENDO
The Love In Your Eyes
Romantik𝐃𝐚𝐫𝐤 𝐫𝐨𝐦𝐚𝐧𝐜𝐞 ✰ "A volte per chi amiamo dobbiamo buttarci a capofitto nel vuoto senza sapere cosa ci aspetta. Sconfiggendo le nostre paure e le nostre insicurezze. Tutto solo per amore." Trasferitasi a Manchester per condurre una vita nuo...
