24. Dall'inizio

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In questo capitolo vi sono presenti scene esplicite, pertanto vi avviserò io un po' prima e anche quando finirà, per chi volesse saltarle. Buona lettura!🫠❤️
🔴🔴🔴/5

"Da quali stelle
siamo caduti per
incontrarci qui?"
Friedrich Nietzsche

Un mese dopo...

Seneca diceva che parte del tempo ce lo strappavano di mano, parte ce lo sottraevano con delicatezza, e parte scivolava via senza che ce ne accorgessimo.

Non aveva del tutto torto.

Quando lessi questa frase in una delle sue opere più famose, lo compresi a metà.

Riuscii a capire ciò che voleva intendere ma non avevo un esempio da mettere a confronto, sorvolai queste parole per leggere quelle successive.

Era stato un anno fa, mentre ero sdraiata con i piedi appoggiati alla testata del mio letto in Irlanda.

E muovevo i piedi seguendo un ritmo immaginario.

Ora, invece, stetti minuti interi a osservare con estrema tranquillità quel pezzo di pagina macchiata, analizzando le sillabe che formavano quelle parole.

Le ponderai così scrupolosamente che a un certo punto vidi le lettere muoversi e gli occhi iniziarono a bruciare.

Mi sfregai quest'ultimi con le mani per far cessare il fastidio e continuare a leggere.

La malattia di mia madre mi strappò di mano il tempo con lei.

Me lo rubò e io non ero riuscita a riprenderlo, sebbene lo avessi rincorso con tutte le mie forze.

Adesso, sfinita, ero seduta sul ciglio di una strada a piagnucolare come avrebbe fatto una bambina e chiedendo di poterlo riavere, ma la malattia aveva portato via il tempo per sempre, insieme alla mamma.

Il tempo che mi fu sottratto con delicatezza era certamente quello con la nonna Mary, la migliore narratrice di favole.

Lei ci aveva lasciato in una notte di primavera, durante un impetuoso temporale.

Era andata a dormire e non aveva riaperto più gli occhi.

Se ne accorse il mattino seguente il nonno, che con grande sconforto ci diede la notizia qualche ora dopo.

All'epoca avevo dodici anni, fu terribile.

Non andai neanche al funerale, non volevo vedere la sua bara.

Giacché ad alcune cose non si era mai pronti.

Volevo ricordare la nonna per la persona che era, per quello che mi aveva tramandato e per ciò che mi aveva fatto diventare.

Lei era come l'arcobaleno dopo la pioggia.

Colorata, piena di sfumature piacevoli.

Metteva serenità in chi incontrava, persino in me che ero una bambina solare.

Nei periodi brutti della mamma c'era lei a preparare da mangiare e a farmi spuntare il sorriso.

Quando morì mi sentii totalmente disorientata.

Non solo non l'avrei più rivista, lei non avrebbe potuto sapere più nulla su di me, dei miei più grandi successi e dei miei fallimenti.

Per lei sarei rimasta ferma a dodici anni e per mia madre a diciotto anni.

Le due donne che mi avevano cresciuta non avrebbero avuto l'opportunità di stare con me, non più.

Iniziai ad avere gli occhi lucidi, un pizzicore al naso sancì l'arrivo imminente delle lacrime.

The Love In Your EyesLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora