Ryker
"I suoi occhi erano d'un
color castano luminoso,
occhi bellissimi, vivi,
capaci d'esprimere tanto
l'amore che un odio tetro."
Fedor Dostoevskij
Quand'ero bambino odiavo il buio, nascondevo gli occhi dietro i palmi delle mani per sfuggirgli ogni volta.
Tremavo come una foglia e pregavo che quell'agonia finisse in fretta.
Dormivo sempre con una lucetta accesa, regalatami da mio padre, di cui mi madre non sapeva nulla giacché l'avrebbe buttata sicuramente.
Era comune che l'essere umano considerasse il buio come una sensazione sgradevole, in quanto impediva di percepire informazioni sull'ambiente circostante, generando un senso di minaccia.
Era questo il punto: non si temeva l'oscurità, solo quello che poteva essere lì, vicino a sé, e non si poteva vedere.
Poiché non si aveva il controllo di quello che non si poteva percepire con la vista e la mancanza di esso comportava la realizzazione di una possibile minaccia.
Tuttavia, alle volte, si era costretti a convivere con le proprie fobie per sopravvivere.
Prima speravo di vedere una piccola luce per tutta la penombra, invece, negli ultimi tempi, amavo le sfumature dell'oscurità.
Da piccolo avvistavo gli occhi cerulei di mia madre e fili dorati che le contornavano il suo viso nel buio. Adesso, in verità, nell'oscurità vedevo me stesso, perso.
Eppure, ad un certo punto, scorsi una luce nella vasta penombra in cui ero finito. Si fece sempre più intensa e mi fecero male gli occhi, seguiti da un bruciore intenso al fianco e in altre parti del corpo e da un dolore alla gamba sinistra. Anche se, quest'ultima, la sentivo immobile.
Le palpebre erano troppo pesanti per poterle spalancare del tutto, infatti, malgrado gli sforzi, le potevo aprire di poco solo per qualche istante.
Inoltre, avvertivo la presenza di qualcosa che racchiudeva il mio indice destro. Era un saturimetro probabilmente.
Forse ero in ospedale.
L'odore di disinfettante e metallico, insieme al suono dell'elettrocardiogramma, mi fecero pensare ciò.
Ma una voce mi fece distrarre da tutto, facendomi rizzare i peli.
Lei era lì con me. Non potevo vederla, eppure, riuscivo a sentirla e ciò mi bastava per avere paura.
«Tuo padre mi ha convinta a venire qui. Quell'uomo perde ancora tempo a stare dietro di te. Fosse stato per me, saresti rimasto in ospedale solo.» Sbuffò sonoramente Claire, che aveva capito che mi fossi svegliato.
Non potei far altro che rimanere vulnerabile ad ascoltarla, con le mani lungo i fianchi, la testa che pulsava e i pensieri che mi uccidevano piano piano.
«Ho sperato fino all'ultimo che quelle fiamme ponessero fine alla tua esistenza, dando vendetta ad Adam. Tuttavia, proprio come il diavolo, tu sei sopravvissuto al fuoco.» Sputò con voce ricca di disdegno.
Percepivo i suoi occhi azzurri fare la radiografia del mio intero viso, schifando quello che avevano davanti.
Anche se non avevo mai capito la natura di quell'odio.
«Più ti guardo e più mi ricordi lui, non ti sopporto. Non ti sopporto per avermi tolto l'unico figlio che avevo, l'unico che mi dava gioia e mi rendeva fiera di essere madre. Mi hai tolto tutto cinque anni fa.» Mi insultò nuovamente.
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The Love In Your Eyes
Romance𝐃𝐚𝐫𝐤 𝐫𝐨𝐦𝐚𝐧𝐜𝐞 ✰ "A volte per chi amiamo dobbiamo buttarci a capofitto nel vuoto senza sapere cosa ci aspetta. Sconfiggendo le nostre paure e le nostre insicurezze. Tutto solo per amore." Trasferitasi a Manchester per condurre una vita nuo...
