Daniel si guarda allo specchio abbastanza soddisfatto: pantaloni e scarpe nere, una polo in filo bianca di taglio elegante, la solita collana d'argento al collo e qualche anello. Perfino i ricci collaboravano quella sera. Non c'era bisogno di sistemarli. Si spruzza un po' di profumo, dopodiché si dirige parcheggio. Dopo aver sollevato la saracinesca del suo garage per tirar fuori la Vespa, invia una chiamata. Un accento inglese risuona prontamente dall'altoparlante. "Ehi, buddy! Dove sei?" chiede Lando. "Sto per uscire. Ci vediamo lì?". "Affermativo, a fra poco".
Daniel aveva deciso di andare al locale relativamente presto. Pur sapendo che non ci sarebbe stata la solita calca preferiva evitare quanto più possibile sguardi indiscreti. Alla fine, aveva deciso di confrontare Michele. Voleva farlo per le ragioni che aveva elencato a Lando, ma voleva farlo anche in fretta. Non voleva dargli più peso del previsto. La questione aveva occupato già abbondantemente la sua mente. Aveva quindi comunicato le sue intenzioni all'amico inglese, chiedendogli supporto. Non temeva il bartender, sia chiaro. Piuttosto, voleva evitare che la discussione toccasse toni troppo accesi. A questo serviva la supervisione di Lando. L'impulsività era un ricordo di gioventù, ma avere un amico che lo aiutasse a mantenere la calma, qualora ce ne fosse stato bisogno, non era una cattiva idea.
D'altro canto, per il suo indubbio coinvolgimento, Lando era tutt'altro che felice di presenziare in quella circostanza. Aveva dunque contattato Max in modo che fosse presente anche lui, qualora nella conversazione tra Daniel e Michele quest'ultimo avesse deciso di rivelare i loro errori.
Nel frattempo Mina e Giulia, prendendosela comoda, avevano deciso di ordinare dei panini a domicilio. Non potevano affrontare la serata senza aver messo qualcosa di sostanzioso sotto i denti. "Sono noiosa se dico che mi manca il mio Tommy?" chiede Giulia mentre intinge nella salsa una generosa manciata di patatine. Mina mastica velocemente sorridendo per poter rispondere all'amica. "Non sei noiosa per quello che dici, Giuly. Ma per quante volte al giorno me lo ripeti", risponde Mina facendo scoppiare a ridere entrambe. Giulia mette poi su un broncio divertito, più per la sua condizione che per le parole dell'amica. "Comunque, non faremo tardi?" chiede poi dando un'occhiata al display del telefono. Mina alza le spalle. "Siamo in lista. Possiamo presentarci anche a mezzanotte, ci faranno entrare lo stesso". "Giusto", annuisce la giornalista. "E questa voglia di ritardare l'uscita non centra niente con due certi esponenti del sesso maschile di nostra conoscenza, giusto?". Mina solleva e sorseggia la sua coca-cola con sguardo vago, provocando l'ennesima risata dell'amica.
Dopo aver parcheggiato, avvicinandosi all'ingesso del locale, Daniel nota due figure familiari. Max e Lando lo stavano aspettando. Li saluta con un cenno della mano prima di avvicinarsi ai buttafuori che, riconoscendolo, lo fanno prontamente oltrepassare il rosso nastro in velluto senza fare domande. "Pronto per la serata, mate?" lo saluta Max con una pacca sulla spalla. Daniel, poggiando le mani sui fianchi e sollevando le sopracciglia in una dubbia espressione, tira un lungo sospiro in risposta. "Fossi in te mi concederei una tregua dalla dieta. Hai bisogno di alcol". "Oh, credimi. È l'ultima cosa di cui ho bisogno". Detto ciò, i tre si introducono nel noto locale. Come sperato dal pilota c'era ancora poca gente, così decide di non perdere tempo. "D'accordo, chiudiamo questa questione", dice rivolto più a sé stesso che agli altri due piloti. Con fare deciso si dirige al bancone, cercando con lo sguardo la persona di suo interesse. All'inizio pare che ad occupare il posto dietro ad esso ci fosse soltanto una collega di Michele, di cui in effetti Daniel si ricordava. A braccia conserte temporeggia, battendo il piede sullo scintillante pavimento a ritmo della musica leggera che avvolgeva la sala. Con occhio vigile si guarda attorno, cercando di avere una parvenza di naturalezza quando qualcuno si avvicina per salutarlo affabilmente. L'attesa non dura a lungo, perché dopo poco più di cinque minuti Daniel vede Michele arrivare dalla collega con una cassa di champagne fra le braccia.
"Lisa, eccole qui. Questa dovrebbe essere l'ultima cassa", dice Michele poggiando a terra le bottiglie. "Perfetto, era l'ultima cosa che mancava. Resta solo da controllare il ghiaccio e capire dove è finito José", dice spazientita scandagliando la sala con lo sguardo. "Dagli tregua, dai", scherza Michele. "Scommetto che è di nuovo ad amoreggiare con Nathalie". Il divertito silenzio di Michele non fa che confermare le teorie di Lisa che, esasperata, prova ad allontanarsi per andare a richiamare il collega portoghese. "Aspetta, Lisa", la richiama l'italiano. "Ho bisogno che resti al bancone. Ho una questione importante da sbrigare...". La ragazza si era girata interdetta verso il collega, per restare spiazzata nel vedere l'espressione di serietà comparsa sul suo volto. Nel far scorrere lo sguardo su ciò che aveva catturato l'attenzione di Michele riconosce i tre piloti di Formula1 a pochi passi da loro. Ricciardo, con le mani in tasca, aveva un'espressione altrettanto seria. Alle sue spalle, un paio di metri più indietro, c'erano Verstappen e Norris. "Che cazzo hai combinato, Mike?" gli chiede afferrandogli un braccio. "Non è niente, sta' tranquilla. Torno subito". Detto ciò, dopo aver fatto un cenno col capo ai tre piloti per indicargli di seguirlo, i quattro lasciano la sala principale sotto lo sguardo preoccupato della bartender.
L'italiano li conduce verso un'uscita laterale che dava poi accesso al magazzino, esterno alla sala principale. Un paio di luci al neon illuminavano il piccolo spiazzale. Una volta fuori Michele aspetta che escano anche i tre piloti prima di accostare la porta in acciaio, in modo da avere la giusta privacy. Lando e Max si posizionano lateralmente, poggiando la schiena contro la parete esterna del club, mentre Daniel fronteggia l'italiano tenendosi a qualche metro di distanza. Michele incrocia le braccia. Seppure la sua espressione risultava imperturbabile, il suo atteggiamento emanava chiaramente una sensazione di disagio. Si schiarisce la gola, abbassa lo sguardo in cerca di una distrazione mentre aspetta che sia il pilota ad aprire la conversazione. Daniel, con le mani in tasca e lo sguardo di pietra lo fissa intensamente. Lando, a braccia conserte, si massaggia la mascella in piena apprensione.
"Facciamola finita", sbuffa Michele esasperato dopo diversi minuti di silenzio. "Dimmi quello che devi dirmi e chiudiamo questa faccenda. Ho da lavorare se non lo avete notato", dice indicando la porta accanto a lui. "Daniel perché non gli chiedi quello che mi hai detto per telefono? Penso sia meglio per tutti se non ci tratteniamo più del dovuto", si intromette Lando. Michele, per la prima volta da quando sono usciti, posa lo sguardo sui colleghi dell'australiano. "Non credo ci sia bisogno di specificarlo. L'altra sera era così euforico di raccontare quello che – apparentemente – sa sul mio conto..." parla Daniel. Michele sbuffa ancora. Ma non è semplicemente infastidito: è teso. Sa che si trova in una pessima posizione. "Infatti. E non ho altro da aggiungere". "Oh, sul serio?". Daniel fa qualche passo in avanti. "E invece mi piacerebbe sentire cos'altro hai da dire in proposito". Michele si morde le labbra mentre lascia vagare lo sguardo altrove. "Senti, non so altro. Giuro", dice infine riportando gli occhi sul pilota. "So solo che nel 2018 hai avuto qualche problema a causa di una ragazza, ma non so nient'altro". Daniel incrocia le braccia e serra la mascella: non era soddisfatto delle parole del bartender. Sposta lo sguardo sui due amici cercando di capire cosa ne pensassero, ma incontra solo due sguardi preoccupati. "E dove avresti acquisito queste informazioni?". Lando trattiene il respiro. Michele scuote le spalle. "Amico, hai visto che lavoro faccio. Non hai idea di quello che sento ogni sera...". Daniel inspira infastidito. "Lo sai che mi ci vorrebbero meno di trenta secondi a farti licenziare, vero?". Michele si morde l'interno della guancia mentre si costringe a puntare gli occhi sulle sue scarpe. Un cenno del capo sufficiente come risposta. Passano diversi secondi, per qualcuno interminabili, prima che Daniel decida di sciogliere la seduta. "Ho finito qui. Andiamo via", dice avviandosi verso l'entrata, seguito a ruota da Max. Lando invece si trattiene fugacemente. "Perché non gli hai detto di me e Max?" gli chiede sottovoce. "Potevi scaricare la colpa su di noi", aggiunge. Michele fissa il pilota per alcuni secondi prima di rispondere. "Non voglio mettermi contro altri piloti di Formula1", rivela. "Spero che con questo siamo pari". Lando ricambia lo sguardo dell'italiano e, dopo essersi scambiati un cenno d'intesa, si congedano definitivamente.
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Angolo dello scrittore
Che dite, Michele si merita il perdono?
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Cliché // Daniel Ricciardo
FanfictionQuesta storia nasce dal desiderio di leggerezza. A volte ciò di cui si ha bisogno è la spensieratezza. La capacità di lasciarsi andare e sperare che prima o poi tutto andrà per il verso giusto. "Cliché" si propone di regalare ciò, senza cadere nella...
