CAPITOLO 23

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ALLIE'S POV

"per quest'ora voglio che vi dedichiate alla produzione di una tesina su un tema specifico" dice il professor Hammilton e guardo Liam accanto a me non capendo a cosa si riferisca.
"quale tema?" alzo la mano nel silenzio più totale. "la diversità, signorina Dowson"
Ironico come debba fare un compito su questo dopo una notte passata con Harry. Io e lui siamo totalmente l'uno l'opposto dell'altro, un po' come sale e pepe o chiaro e scuro. Lui è la tempesta io la calma.
Pensieri della notte scorsa si fanno strada nella mia mente e non appena il professore da le ultime indicazioni, il mio foglio si colora di nero in un tempo brevissimo e per una ragione o per un'altra, le prime parole che prendono vita sulla carta sono riferite a quell'uomo innato che si sta facendo largo nella mia vita senza che abbia il tempo per fermarlo. Scrivo di quanto la diversità possa essere vista sotto vari punti di vista. Insomma, è un po' come l'amore e il sangue, sono diversi ma dello stesso colore e allora forse è per questo che un anima dannata come la sua potrebbe combaciare con la mia.
Oppure come l'acqua dolce e quella salata, apparentemente uguali ma una delle due secca di più, ti intorpidisce la gola. La diversità è anche questo, come puoi sapere se una cosa è diversa se non la si conosce?
Due cuori opposti non possono trovare il modo di battere insieme?
E mentre scrivo, le sue labbra sono l'unica cosa che percorrono la mia mente.
"concluderete la prossima lezione" la voce del professore mi distoglie dal compito e alzo velocemente lo sguardo lasciando la penna per poi voltarmi verso Liam, mi sorride e sembra sollevato di aver finito l'ora.
"non capirò mai il senso di questi lavori" si lamenta Liam mentre usciamo dalla classe.
"non è stato male, dai"
"cosa hai scritto?" apre la porta per uscire sul cortile. "oh, solo alcune stupidaggini" faccio spallucce e mi da ragione.
"cosa hai fatto nel fine settimana?" mi chiede mentre percorriamo il viale che porta alla caffetteria.
Non so se dirgli o meno della notte passata con Harry ma è un peso troppo grande e ho bisogno di liberarmene e lui è l'unico amico che ho. "sono andata ad una festa"
"con chi?" si acciglia. "la mia compagna di stanza e alcuni amici" non ho idea di come la prenderà, mi ha già messa in guardia una volta e non voglio fargli pensare che i suoi consigli non siano importanti.
"c'era anche lui?" il tono serio e mi guarda rabbuiato mentre si siede ad un tavolo. Annuisco abbassando lo sguardo e prendendo posto di fronte a lui.
"Allie.." sospira. "lo so lo so, ma non lo sapevo e non era mia intenzione.."
"che cosa?" mi blocca spalancando di più gli occhi e mi rendo conto che se avessi tenuto la bocca chiusa, probabilmente l'argomento sarebbe morto e sepolto dopo il racconto della mia prima vera sbronza.
"stavano per fare a botte e dovevo impedirlo in un qualche modo" dico d'un fiato.
"aspetta, non capisco. Chi stava per fare a botte?" mi guarda confuso. "Harry e Zayn"
Lo sento tirare un sospiro prima di riconcentrarmi su di lui. "io, era l'unica cosa che mi restava da fare" dico quasi esasperata appoggiando i gomiti al tavolo e portandomi le mani ai capelli. I rimasugli di quella notte mi stanno facendo esplodere la testa.
"cosa hai fatto?"
"ho passato la notte con Harry" mi vergogno talmente tanto del mio comportamento da incosciente da non aver nemmeno la forza di guardarlo negli occhi. "cosa?" scatta.
"mi ha chiesto di restare" sento il cuore fare una capriola nel petto e mi rendo conto che in fin dei conti, non lo ha mai voluto. Mi ha fatto restare per potermi deriderei coi suoi amici, per prendersi gioco di me ancora una volta. Ma ho ancora un briciolo di speranza nel fatto che terrà la bocca chiusa solo per vergognarsene troppo, e sicuro come la morte, è mille volte meglio che essere derisa da tutti.
"ti ho già detto come la penso al riguardo"
"lo so, e sono stata una stupida"
La mano di Liam si allunga fra la piccola distanza che ci separa e va a prendere la mia stringendola gentilmente. Lo guardo, e mi sta rivolgendo un sorriso attento.
"mi dispiace"
"non devi scusarti con me" sfrega sulla mia pelle. "si, invece. Tu me lo avevi detto ed io non ti ho ascoltato" lo stomaco mi si contorce fastidiosamente a causa dei sensi di colpa. "va tutto bene, io voglio solo che tu non corra dei rischi" la voce chiara e dolce mi solleva un po' da questo abisso e sono fortunata ad averlo.
"grazie, Liam" lo guardo e sorrido timidamente. Ho davvero paura possa farsi un idea sbagliata su di me.
"non ringraziarmi" le labbra piene si piegano verso l'alto e mi perdo nell'intensità dei suoi occhi prima che un cameriere si offra di prendere le ordinazioni.
Prendiamo entrambi un caffè ed un muffin, lui al cioccolato io classico.
Passiamo l'ora restante a parlare del tempo e delle lezioni della prossima settimana. Liam è sorprendentemente affascinato dalla poesia inglese e mi lusinga il fatto che abbia condiviso con me i suoi interessi. Mi ha raccontato di più sulla sua famiglia, oltre al fatto di avere parentele in America mi ha detto di aver vissuto li per alcuni anni durante la sua infanzia.
In effetti, non so perché abbia voluto tornare. Io amo questa città ma senz'altro in America avrebbe avuto più occasioni di trovare lavoro, uno serio.
Gli ho detto di quanto amo la scrittura e del mio sogno di pubblicare libri, ne è sembrato entusiasta e mi ha detto di avere alcune conoscenze in quest'ambito. Ho subito presupposto parlasse dei suoi genitori o persone adulte, non certo dei suoi amici ma ho lasciato correre perché ha un modo meraviglioso di parlare.
Quel ragazzo è sempre terribilmente calmo.
"vorrei davvero farti conoscere i miei un giorno" sorride mentre cerco le chiavi per aprire la porta della stanza.
Mi fermo alle sue parole e gli rivolgo uno sguardo confuso, i suoi genitori? A me?. Nessuno mi aveva mai presentata ai propri genitori, o più che altro con i genitori dei miei ex ci conoscevamo di vista.
"oh, certo" balbetto agitata girando la chiave. "gli piaceresti un sacco" mi guarda mentre entro ma so già dei suoi piani nel pomeriggio quindi non lo invito a fare lo stesso.
"sei sicuro? Cioè, potrebbe essere strano" mi acciglio.
"oh, neanche troppo a dir la verità. Tu e mia madre potreste avere molte cose in comune" ridacchia appoggiandosi allo stipite della porta. "io e tua madre?" quasi rido e gli lancio un occhiatina.
"si, anche lei ama la scrittura"
"ora capisco da chi hai preso"
"andreste molto d'accordo" mantiene il suo punto e sono felice, in un certo senso,che pensi di essere abbastanza in confidenza con me da presentarmi ai suoi.
"ma non crederanno che.." lo guardo preoccupata. "no, non preoccuparti. E poi in effetti sarà una cena più in grande" commenta Liam.
"cosa intendi?"
"voglio dire, è più una piccola festa di vicinato. Sai, i miei genitori sono fissati con queste tradizioni" ruota gli occhi verso l'alto e mi faccio scappare una risata.
Vorrei davvero andare, io non ho più una vera famiglia da praticamente tutta la vita.
"ma io non sono del quartiere"
"tutti invitano amici o parenti, ed io vorrei che tu venissi con me" mi sorride caldamente e non posso evitare di perdermi nel suo sguardo. "affare fatto" dico.
"verrai?"
"ovvio che verrò"
Lascia la porta e mi si avvicina, non ho il tempo di dire o fare altro che mi avvolge fra le sue braccia e mi tira a se. Frugo la testa nel suo petto e sento il suo profumo accarezzarmi la pelle. Porta le mani alle mie spalle e mi sposta leggermente permettendomi di guardarlo. "sono felice tu abbia accettato" sorride.
"ed io che tu mi abbia invitato" lo guardo e silenziosamente me lo figuro in giacca e cravatta. Aspetta, dovrò vestirmi elegante?
"come devo vestirmi?" credo di risultare patetica ma davvero non ne ho idea.
"voglio dire, elegante? Normale?" mi affretto a continuare prima che possa rispondere. "tu cosa indosserai?" continuo freneticamente prima che la sua mano mi zittisca.
"quante domande" ride.
"Liam, sono seria" lo riprendo abbassando lo sguardo. "indosserò una specie di smoking, comunque"dice.
"è piuttosto sofisticata come cosa, i miei genitori hanno conoscenze importanti" commenta in fine.
"non so se sia il caso.." sussurro. Io non sono il genere di persona adatta ad una cena di questo tipo. Io vado bene per la pizza, non per indossare abiti eleganti. Non riesco neanche a mangiare gli spaghetti arrotolandoli perfettamente, come posso starmene seduta a parlare del più o del meno con degli perfetti sconosciuti?
"andrà bene, in realtà non sono così male" mi rassicura. Sono io che non sono così bene.
"io non so come ci si comporta in situazioni di questo genere"
"non devi fare niente, ci saranno anche alcuni ragazzi. E ogni vestito andrà bene" porta due dita sotto il mio mento e lo alza indirizzando il mio sguardo verso di se. Sento le guance scaldarsi.
"sei sicuro?" lo guardo.
"sicurissimo"
Prima che se ne vada, mi da gli ultimi dettagli e sono felice che la festa sia il prossimo fine settimana perché sarei stata colta alla sprovvista se avessi dovuto comprare un vestito all'ultimo minuto.
Liam esce dopo all'incirca dieci minuti e decido di buttarmi sotto la doccia prima che rientri Katie.
Non l'ho neanche avvertita che non sarei tornata per la notte, ma dal momento che non c'è non credo le sia pesato molto.
Vado in bagno ed entro in doccia nell'arco di due minuti, è stata una giornata pesante. Solo il fatto di aver passato la mattinata con Harry è abbastanza per classificarla tale.
Devo parlare con lui. Io devo farlo, lui dovrà semplicemente ascoltare e accettare le mie decisioni.
Non credo gli dispiacerebbe troppo sentirsi dire che non voglio più vederlo quindi non lo recluto neanche un grosso problema.
La cosa seria, invece È il fatto che frequentiamo lo stesso corso, che la mia compagna di stanza è sua amica e che in un modo o nell'altro, mi ritrovo a dormire nel suo letto.
Odio me stessa per avermi permesso di farlo, avrei dovuto ragionarci di più ieri sera. Ma davvero l'unica cosa a cui stavo seriamente pensando era che non volevo una lite fra lui e Zayn a causa mia.
Che poi, Harry lo avrebbe picchiato solo per il semplice gusto di farlo. Zayn invece è talmente carino.. devo dargli una spiegazione plausibile al riguardo. Spero di riuscire a parlare con lui al più presto, è stato così gentile e l'ho piantato in asso per Harry, che di gentile non ha assolutamente niente.
Quando ho finito di insaponarmi il corpo, sciacquo via la schiuma in eccesso e mi avvolgo in un accappatoio. Premo sul tasto di blocco del cellulare mentre mi avvicino al lavandino e sono le cinque. La giornata fortunatamente è passata velocemente.
Sono ancora un po' scossa dall'invito di Liam, ma ne sono lusingata e non voglio rovinare tutto.
Almeno sarà un opportunità alternativa per uscire e conoscere delle persone, persone vere e con modi di fare okay.
Non come Harry.
Forse mi sento un po' in colpa nei suoi confronti per pensare cose di questo tipo perché in fin dei conti, quando siamo solo io e lui è anche discretamente gentile.
Ma credo di aver capito che tipo di persona è, e sono abbastanza certa che non è il genere di ragazzo adatto a me. A dir la verità, uno come lui, non lo vedo adatto per nessuno.
Devo assolutamente trovare il modo di parlargli, ma non ho neanche il suo numero. Neppure quello di Zayn, ma il suo è un problema secondario. Devo solo scusarmi.
Mi si annoda la lingua solo a pensare al viso di Harry e rodo di rabbia dopo aver ricordato le molteplici volte che mi ha urlato contro, credo che non avrei il coraggio di dirgli chiaro e tondo come stanno le cose. Probabilmente perché il suo sguardo schietto mi lascerebbe sbigottita e le parole non uscirebbero dalla mia bocca neanche a volerlo, fatto sta che devo.
Passano alcune ore prima di avere l'opportunità di sentire la maniglia d'ingresso abbassarsi. Non mi muovo neanche dalla posizione abbastanza insolita che sto assumendo sul mio letto, dal momento che so già che da un momento all'altro Katie irromperà nella stanza. Quindi, volto la pagina di "cime tempestose" che sto leggendo e mi concentro sulla storia intrigata.
Sono un po' interdetta nel non sentire l'accenno di rumore dall'altra parte della porta quindi chiamo Katie a fil di voce.
Qualcosa cade, e mi sto irritando più per il fatto che possa essere roba mia. Mi alzo dal letto e non faccio in tempo a fare mezzo passo che la porta si spalanca di colpo.
Mi sento un nodo in gola non appena mi rendo conto di ciò che la mia vista ha appena messo a fuoco.
"che ci fai qui?" scatto e i suoi occhi, ora più scuri del solito, corrono verso di me. "devo parlarti" la voce lenta e rude.
"non ho niente da dirti"
Tutta la mia convinzione nel dirgli come stanno le cose è sparita e mi sento sprofondare. "allora parlo io" arranca un passo e fa sbattere la porta dietro di se. Sobbalzo leggermente e indietreggio risedendomi sul letto.
Mi guarda cupo e una fitta allo stomaco mi fa gemere silenziosamente.
Lo nota, e fa un mezzo sorrisetto prima di separare leggermente le labbra. "non possiamo continuare così" le parole escono velocemente dalla mia bocca e lo vedo ritrarsi a causa del mio intervento inaspettato, non voglio ascoltarlo.
"sono stanca, Harry" emetto un sospiro alzando lo sguardo verso il suo, pare confuso e forse,deluso?
Richiude le labbra in una smorfia e aggrotta il mento continuando ad osservarmi.
"devi lasciarmi in pace"
"se è questo che vuoi"
Sono piuttosto basita, forse mi aspettavo davvero dicesse qualcosa che di certo mi avrebbe portato all'esaurimento. Ed è una strana sensazione, perché di solito non me la da vinta così facilmente. È insolito che non mi stia già urlando contro.
"si"
Si stringe nelle spalle e porta le mani in tasca distogliendo lo sguardo e portandolo a fissare la finestra. Solo ora noto di come sia rigata dalla pioggia.
La paranoia mi assale di nuovo e non so come comportarmi. "vattene" lo richiamo e vedo come il suo sguardo crolla verso la punta dei suoi piedi.
"Harry, ho detto.."
"ho sentito quello che cazzo hai detto" sputa e ora lo riconoscono. Gli occhi sfavillanti pulsano velocemente nei miei e sento la pelle tremare a causa delle parole dure. "allora fallo"
"no" inietta il sangue nel miei occhi e mi fa sentire male. Letteralmente, come se potessi perdere i sensi da un momento all'altro. "smettila, non so perché sei venuto e non voglio saperlo. Ora vattene e lasciami in pace. Io e te non abbiamo niente a che fare. Io non ho niente a che fare con te, ricordi? Sei stato tu a dirmelo" gli lancio un occhiatina irritata e si avvicina.
"avevo torto"
"no, Harry non avevi torto. Devi uscire dalla mia vita" lo guardo mentre protende una mano verso la mia.
Le sue dita sono calde, come il fuoco ma non è per questo che mi ritraggo velocemente dalla sua presa . Non appena mi ha toccata, ho sentito quasi una fitta alla mano. Come fossimo stati percorsi da una scintilla di corrente elettrica.
È la prima volta che brucia troppo.
Contrae la mascella e ritrae il gesto tanto in permissibile. Ed è come se fossi stata appena gettata in un mare ghiacciato, mille lame a tagliarmi lentamente il corpo. Sento il suo respiro diventare più pesante e mi si siede accanto mentre faccio di tutto per non doverlo toccare anche se dio, le fiamme mi stanno bruciando nello stomaco senza controllo.
Gli occhi ardenti mi inchiodano e non mi lasciano altra alternativa che guardarlo. Troppo bello e disumano per essere vero.
Abbozza una mezza smorfia nel guardarmi e sembra stia combattendo anche lui contro questa cosa.
Che qualsiasi cosa sia, non mi fa bene.
"ti prego.." la mia voce esce fuori smorzata e non so se lo sto supplicando di andarsene o restare, di uscire o di fare qualsiasi cosa che mi consenta di sentire il fuoco vivo sulla mia pelle. "Allie" respira, un respiro tenue e quasi spaventoso.
Mi irrigidisco guardandolo. Porta due dita a tirarsi il labbro e vedo come cresca l'umidità su di esso. Lo sposta da un lato prima di lasciarlo e farci passare la lingua a bagnarlo di nuovo.
"cosa?" sussurro.
Questa situazione sta diventando scomoda eppure sto tremando, morendo, corrodendo dal più intenso desiderio di risentire la sua bocca premere sul mio collo freddo.
Stringo i pugni non appena porta una mano sulla mia coscia, sento lo scoppiettio più assoluto nel petto e un ondata irrefrenabile di battiti mi esplode assordantemente nella gabbia toracica. Controllati, Allie.
Mi guarda, lo guardo. Gli occhi aguzzini scorrono nei miei. È come se fossi stata appena trafitta dalla moltitudine più assoluta di fiamme, mi sento bruciare la gola, lo stomaco, le gambe, il petto. Tutto. Tutto sta andando a fuoco e aggrotto le sopracciglia mentre lo guardo cercando di sovrastare questa sensazione innata di dolore e desiderio che sento dentro di me.
"devi stare alla larga da me" chiude gli occhi, quasi abbattuto.
"ma in te c'è qualcosa per cui non riesco a starti lontano. Immagino tu ormai l'abbia capito"
Mi guarda corrodendomi gli occhi sotto il verde folgorante. Il mio cuore sta correndo troppo veloce e non sento più nulla. osservo frustata il suo viso e come le sue labbra piene siano annodate insieme.
respiro, forte facendo si che la vibrazione che sento si affievolisca ma non ci riesco, sento un macigno sul cuore ed è troppo pesante da spostare. corro in direzione dei suoi occhi e mi fa male, troppo male e troppo piacere nelle stesso tempo. non mi era mai capitato di desiderare un ragazzo nel modo in cui desidero Harry.
Non mi muovo quando allunga una mano verso il mio viso, il tocco caldo e sento le guance avvampare.
Socchiudo gli occhi e le labbra fremono.
"sei la mia più grande contrapposizione, Allie" un sussurro che fa scattare l'incendio.

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