ALLIE'S POV
"vieni?" Harry allunga la mano verso di me ed io lo guardo sconcertata permettendo al mio respiro di uscire.
Sto cercando di riflettere ma non ce la faccio, lui è troppo vicino per farlo e la sua presenza altera completamente la mia razionalità mentale.
Faccio un passo verso di lui, sviando il suo gesto e guardandolo concitatamente negli occhi.. sembra perplesso ma qui quella perplessa dovrei essere io, mentre in realtà mi sento talmente fragile da poter cadere da un momento all'altro.
Una delle mie poche sicurezze con Harry, è che sarebbe capace di schiacciarmi in ogni istante.. forse è per questo che ho così paura di potermi concedere a lui.
"non ti uccido mica" la sua voce risuona scherzosa nella mia testa annebbiata e scuoto via gli eccessi voltandomi verso di lui.
Gli brillano gli occhi.
"dove vuoi andare?" mi chiede camminando al mio fianco, inizio a stringere più rigidamente il sacchetto che tengo fra le mani, metodo alternativo alla classica pallina di gomma che fa d'antistress.
Faccio spallucce, mentre il mio sguardo segue ogni contorno di ogni vetrina lungo la strada.
Devo concentrarmi su tutto al di fuori di lui, se solo fosse davvero così semplice.
"mi stai davvero lasciando la scelta di cosa dovrà entrare nel tuo stomaco?" mi guarda, gli si stendono leggermente le labbra.
Harry è stranamente di buon umore oggi, perché non può esserlo sempre?
"a quanto pare si" rispondo.
" a tuo rischio e pericolo allora"
Accenno un sorriso voltandomi dall'altra parte.
"di qua" Harry mi strattona da un gomito ritirandomi verso di se, non mi ero accorta di star attraversando quasi praticamente tutta la strada da sola.
Ero assorta nei pensieri e di come sto sperando tutto questo possa finire bene.
"scusa" l'imbarazzo è evidente nella mia voce e lo nota, ovviamente, rivolgendomi un occhiata.
"dove hai la testa?" si tira i capelli all'indietro, sistemandoli sopra gli occhiali scuri.
Guardo come interseca insieme le labbra, che si stringono in una linea piena.
"non qui" sussurro, troppo folgorata dalla situazione.
Non posso credere di star andando sul serio con Harry, che sia un pranzo o qualsiasi altra cosa, non dovrei e basta. Non con lui, che mi ha praticamente sbattuto in faccia il fatto di avermi baciato senza una ragione.
Senza che possa rendermene conto, raggiungiamo un parcheggio.
Riconosco immediatamente l'auto scura e lancio un occhiatina confusa ad Harry, il quale mi da le spalle continuando a camminare.
"che stai facendo?" mi acciglio seguendo i suoi movimenti.
"ti porto fuori" apre la portiera e ed entra.
Sono davvero imbambolata in mezzo alla strada? Si lo sono.
Guardo confusa Harry attraverso il vetro dell'auto, che sta decisamente mettendo in moto.
Quando alza lo sguardo verso di me, mi affretto a raggiungerlo.
Schizzo dentro in una manciata di secondi e il rombo del motore mi vibra sotto i piedi.
"pensavo saremmo stati in città" mi rivolgo a lui, il quale si gira velocemente verso di me.
"faremo a modo mio, per una volta" sorride corrugando le labbra e le mani scivolano svelte sul voltante mentre fa manovra e si mette in strada.
Devo controllare i battiti.
"non credo sia una buona idea" frammento le mie parole nel silenzio.
Lui non mi guarda, vedo solo il modo in cui i muscoli del suo viso si tendono.
"cerca di rilassarti, va bene?" la voce morbida.
"non è così facile" chiudo le braccia sul petto, irritata dal suo comportamento irresponsabile.
"sarebbe facile se tu non ti impegnassi tutto il tempo a renderlo fottutamente difficile" sbotta.
Il respiro gli è irregolare e lo stringere delle mani sul volante, è segno percepibile di un mutamento d'umore imminente.
Decido di restare zitta, non voglio pensi che non sia capace di mantenere la mia posizione ma ora come ora litigare con lui è l'ultima cosa che voglio.
Svoltiamo in una curva a destra dopo dieci minuti e metto a fuoco il cartello di ciò che sembra un enorme trattoria in fondo alla strada.
Un enorme insegna bianca con la scritta d'un rosso splendente fa capolino ai miei occhi, che percorrono esterrefatti tutta la struttura in mattoni.
Mentre Harry gira nel parcheggio, mi prendo la libertà di abbassare il finestrino e sporgermi all'esterno per veder meglio.
È bellissima, l'edera folta si arrampica su quasi tutta la parete e un piccolo portico è attaccato lateralmente all'edificio. Ha un non so che di pittoresco ed è un rovinato bello ed estremamente affascinante.
Per un attimo, il cuore mi sprofonda al pensiero che Harry abbia sul serio deciso di portarmi qui.
Mi sporgo ancora un po', mentre lui compie le ultime manovre.
I miei occhi corrono all'enorme prato che posso intravedere si trova sul retro e rimango letteralmente a bocca aperta.
"finirai per cadermi fuori dal finestrino" dei colpetti alla mia maglia mi richiamano e l'accenno di una mezza risata da parte di Harry mi fa accumulare una strana sensazione che minaccia di sgorgarmi dal petto da un momento all'altro.
Mi volto velocemente verso di lui, il quale mi fa cenno di scendere. Solo ora noto due piccole rughe d'espressione al lato di ogni occhio, sono adorabili ed è segno che sta sorridendo.
Apro la portiera e vengo preceduta da Harry che lesto ha già raggiunto il mio lato della macchina.
Attorciglia gentilmente le dita intorno al mio polso aiutandomi a scendere e quasi inciampo nei suoi piedi quando esco.
Affoga una risatina tirandomi al suo petto aiutandomi a riconquistare l'equilibrio.
Faccio alcuni passi verso l'ingresso, camminando su un tappeto bordeaux, l'entrata all'esterno è arricchita da due grandi piante che salgono vorticosamente verso l'alto.
"questo posto è incredibile" boccheggio, sicura che Harry possa sentirmi.
"è uno dei posti che preferisco" sorride, aprendo la porta.
Entro a passi lenti e sussulto quando Harry appoggia una mano sulla mia schiena continuando a camminare per l'ampio corridoio illuminato.
Mi volto verso di lui, e sento le farfalle nello stomaco constatando che mi stesse già guardando.
Inarca un sopracciglio, astuto e china leggermente la testa come per mettermi alla prova.
Non accadrà, non ora.
Le sue dita stringono leggermente il retro della mia maglietta quando un uomo ci si avvicina.
È vestito di tutto punto e l'aria sobria e genuina mi trasmette un senso di tranquillità, la stessa cosa non sembra valere per Harry però dal momento che lo sta squadrando da testa a piedi.
"come posso aiutarvi?" l'uomo ci si rivolge educatamente, passandosi una mano sulla testa quasi completamente calva. Qualche capello brizzolato sparso qua e là.
"un tavolo per due" Harry risponde, calmo ma ugualmente puntiglioso.
Gli lancio un occhiataccia mentre seguiamo l'uomo che ci scorta al tavolo. Ci accompagna ad un tavolo quasi in mezzo alla sala, circondato da almeno altri tre.
Quando mi sorride, ricambio il gesto e scosto leggermente la sedia.
"c'è qualcosa di più appartato?" la voce roca di Harry blocca l'andarsene del cameriere.
Mi giro verso di lui, ma non mi sta guardando.
Il petto inizia a muoversi veloce e i battiti cardiaci aumentano a vista d'occhio.
"certo" l'uomo risponde perplesso, osservando Harry confuso "da questa parte" continua e ci fa segno di seguirlo.
Harry lascia la sua posizione accanto a me e inizia a camminare lungo la sala, lo seguo interdetta.
I muscoli delle sue spalle si contraggono ad ogni passo e deglutisco silenziosamente pregando che le almeno venti persone nella stanza, non notino il mio imminente disagio.
La stanza in cui entriamo e leggermente meno illuminata, ma con un atmosfera molto più tranquilla. Ora capisco perché Harry ha richiesto un posto più appartato.
In torno a noi, solo un altro tavolo, all'incirca a tre o quattro metri quindi mi si blocca il respiro al pensiero di me ed Harry, quasi completamente soli qui dentro.
Harry fa un cenno al cameriere che sgattaiola via velocemente e uno stridio mi fa capire che ha già preso posto a sedere.
Lo seguo e mi siedo di fronte a lui, il tavolo è vicino ad una finestra e la luce che filtra, fa brillare il suo viso.
"perché sei voluto venire qui?" rompo il silenzio, una cosa positiva c'è però, ora potrò finalmente fargli le mie tante e attese domande.
"troppa confusione" sventola le mano in direzione della piccola porta in legno scuro che ci separa dal resto della sala.
"non ami stare in mezzo alla gente?" inizio a roteare il dito sul contorno del bicchiere e lui stende le labbra osservandomi.
"No"
"nemmeno io"
Mi guarda con attenzione, ma non riesco a reggerlo.
Mi concentro sul pulviscolo che filtra dalla finestra e la mia mente circola in torno alla giusta mossa da fare adesso.
"posso farti una domanda?" dico, veloce e facendo si che la sua attenzione ricada su di me.
"ho altre alternative?" ruota gli occhi verso l'alto, un cipiglio scherzoso si schernisce sulle sue labbra.
"cos'è successo realmente l'altra sera?" mi pizzico le nocche, preoccupata e ansiosa dalla sua reazione, ma devo sapere.
Il viso di Harry si indurisce velocemente e un brivido mi attraversa il corpo alla consapevolezza di averlo irritato, di nuovo.
Stringe le mani insieme e l'occhiataccia che mi sta infliggendo fa si che mi penta in un istante di avere una tale bocca lunga.
"dobbiamo davvero parlare di questo?" stringe gli occhi, sta cercando di controllare il suo temperamento.
Scuoto la testa, dandogli ragione ma solo perché ho troppa paura di poterlo far scattare da un momento all'altro.
La cosa che mi fa arrabbiare con Harry, è che è troppo facile reagire con freddezza e ogni volta sembra che non li importi di nulla.
Si limita a rivoltarmi una parola secca e cruda per poi cambiare discorso, è indifferente e la cosa mi convince ancora di più che qualcosa sotto deve esserci.
Cerco di far sgombrare questi pensieri. Decido di archiviarli e che ci penserò più tardi, in parte ci riesco facendo roteare la forchetta sul tavolo.
"a cosa pensi?" la voce di Harry ora è più morbida di poco fa, è totalmente bipolare.
"più cose, in realtà"
"dimmene una" il modo in cui sussurra queste parole sembra quasi una carezza portata via dal vento.
"non credo ti farebbe piacere" mormoro, indecisa.
Harry scuote la testa, e uno sguardo severo sostituisce quello dolce di poco fa.
"niente di quello che fai mi fa troppo piacere, comunque" commenta.
"cosa di ciò che faccio non ti fa piacere?" mi impunto, leggermente sorpresa di averglielo sentito dire.
"beh, vogliamo partire dal fatto che hai una strana ed inutile fottuta ossessione per lo studio?
O che sei una ficcanaso niente male? Oppure vogliamo discutere del fatto che sei afflitta da disturbi ossessivi- compulsivi che non ti permettono di goderti la vita o..."
"okay, okay ho capito" sospiro, sbilanciando il mio corpo indietro sulla sedia.
La risata di Harry esplode nella stanza e non capisco davvero cosa ci trova di tanto divertente .
"ti faccio così ridere?" scatto, infastidita dal suo comportamento.
"un po', in parte, ma più che altro rido per la tua reazione.
Ti dispiace davvero così tanto che io pensi queste cose su di te?" si fa serio.
Ovvio che mi dispiace.
"si, voglio dire, non è bello. In particolare se la persona in questione non ti conosce affatto" puntualizzo inarcando un sopracciglio.
Harry continua a fissarmi negli occhi, e vedo un velo di disapprovazione nel suo sguardo.
"siete pronti per ordinare?" una ragazza si presenta al nostro tavolo.
Noto immediatamente come sta squadrando Harry e la cosa mi infastidisce ancora di più, però mi tranquillizza il fatto che lui non sembra prestarle troppa attenzione.
Sta, sta guardando, me?
"si, siamo pronti" rispondo rivolgendole un sorriso sforzato ma i suoi occhietti ricoperti di trucco sembrano incollati su di Harry.
"qualcosa da bere?" starnazza.
"una coca e dell'acqua" Harry risponde anche per me, si ricorda che non bevo frizzante?
Lo guardo mentre lui attende che la ragazza abbia appuntato l'ordine sulla carta. Lascio che ordini per entrambi anche il resto del pranzo, a dire il vero non ho più molta fame.
La ragazza mora tacchetta via lasciando la stanza per dirigersi in cucina ed Harry ruota vorticosamente la testa verso di me.
"ti ricordavi che non bevo cose frizzanti?" sussurro imbarazzata.
"si" mi risponde a voce chiara scandendo bene quest'unica sillaba, una sillaba che amo sentire fuoriuscente dalle sue labbra.
"non hai ancora risposto alla mia domanda" continua, poi distoglie lo sguardo per seguire i gesti della ragazza che appoggia le bibite.
Aspetto che se ne sia andata prima di tornare al punto.
"quale domanda?"
"a cosa stavi pensando?"
"nulla di importante.." sussurro, chiudendomi la bocca col bicchiere stracolmo d'acqua ghiacciata.
I cubetti di ghiaccio si scontrano con le mie labbra e quasi sussulto per il contatto freddo. Devo seriamente darmi una calmata.
"dimmelo" ordina.
"stavo solo pensando che.. che non credo sia stata una normale coincidenza esserci incontrati così da un momento all'altro" rispondo sbigottita ma con abbastanza coraggio da guardarlo, giusto in tempo per vederlo tirarsi il labbro fra i denti.
"questo vorrebbe dire che.."
"che mi stavi seguendo" concludo.
Harry spalanca leggermente gli occhi alle mie parole, poi però finisce per lasciarsi andare e l'espressione contorta e consapevole che gli appare sul viso, canta vittoria per me e le mie stramaledette ipotesi.
"non ti stavo seguendo, questa cosa è così fottutamente ridicola" risponde con veemenza.
Lo guardo stranita, lui ruota la testa in un'altra direzione e sento la rabbia crescere.
Lui mi ha chiesto di dirglielo.
Il ciocco dei piatti di porcellana appoggiati sul tavolo mi fa alzare lo sguardo verso la ragazza ipnotizzata da Harry e la tentazione di tirarle un bicchiere in testa cresce smisuratamente nella mia mente in delirio per colpa di Harry e delle sue mosse e contromosse da psicopatico.
Guardo la grande bistecca speziata nel mio piatto e mi si contorce lo stomaco, non ho per niente senso dell'appetito.
Harry taglia un pezzo e se lo porta velocemente in bocca, masticando lentamente osservando fuori dalla finestra. Il suo sguardo pare del tutto fuori posto.
"mi dispiace di esser corsa alle conclusioni così in fretta, ma sei stato tu a dirmi di dirtelo" mi giustifico, e la mia voce ridicolamente imbarazza di schiaffeggia in peno viso.
"probabilmente non hai tutti i torti" sminuisce le parole a causa del boccone concentrato nella sua bocca.
"davvero?"
"si, cioè forse ti stavo davvero seguendo" per un istante, i suoi occhi incontrano i miei, poi cambiano direzione.
Mi inghiottisco d'acqua e deglutisco rumorosamente. Harry dischiude le labbra in un mezzo sorriso continuando a guardare il salone.
"perché?" gli chiedo.
Si volta rapido, il suo sguardo brucia nel mio e le labbra rosa sono divaricate in un respiro, mi sento tremare letteralmente le ginocchia. E sono solo seduta ad un tavolo con un non normale ragazzo.
"mi sento molto protettivo nei tuoi confronti" enfatizza le parole a fil di voce, emettendo un distacco ben preciso tra una e l'altra per farmele assorbirle. Il modo in cui lo ha detto, così forzatamente come se quasi potesse far male, mi ha fatto rivoltare i sensi. Ora la mia ragione è andata insieme alla più chiara forma di disprezzo che nutro nei suoi confronti.
Sbatto le ciglia e mi protendo leggermente verso di lui.
Il respiro caldo soffia sulle mie labbra.
"non c'è niente da cui dovresti proteggermi" accenno, poi però mi rendo conto di aver appena detto una sciocchezza.
Le parole che si è scambiato con Katie l'altra sera ruotano nella mia testa..
"qualcuno si farà male" ha detto Katie.
Harry distoglie lo sguardo, quasi afflitto. Mi sento bruciare lo stomaco. "devi dirmi la verità" sussurro, cercando un contatto con la sua mano sul tavolo ma lo evita e a questo punto mi ritraggo formalmente sulla sedia.
"non posso dirti la verità" risponde secco.
"perché no? Cos'è che non va?" dico frustata tirando un ciuffo di capelli dietro l'orecchio.
"c'è che sono probabilmente la persona più stronza sulla faccia della terra"sbotta, socchiudendo per un attimo gli occhi.
"io non credo tu sia così terribile in fin dei conti" sussurro leggermente. Harry mi guarda, i suoi occhi verdi si riflettono nei miei, ed ora sembrano assorti in qualcosa di più grande di tutto l'odio che si sta portando dentro.
"sono molto più che semplicemente terribile"
"c'è molto di peggio al mondo che un ragazzo semplicemente in confusione con se stesso" lo guardo attenta.
"nel mio fottuto e dannatissimo mondo, nulla è peggio e nulla è migliore.
Nulla è niente, ora capisci?" i suoi occhi, ora spaventosamente più scuri si fanno strada nei miei assortiti nella loro oscurità.
"le cose possono cambiare"
"non cambia mai un cazzo, invece" si lamenta, e una fitta ponderosa allo stomaco mi fa quasi emettere un fremito, per quest'uomo letteralmente schiacciato da se stesso.
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SUDDENLY
FanfictionAllison Dowson ha 18 anni e le idee ben chiare, frequentare il college non è mai stata un'alternativa e non vede l'ora di lasciarsi tutto alle spalle e rincominciare. ma i suoi piani verranno presto intralciati quando un ragazzo rude e arrabbiato si...
