23. E' solo un gioco

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[Papà] [Sabato pomeriggio 2/03/2019]

"Allora?" Fisso mio figlio Giulietto, che tiene il capo basso. "Cos'è 'sta storia?". Il bambino sta in mezzo come a tanti fuochi. Io in piedi, tra il divano del salone e la cucina. Mia moglie davanti l'inizio del corridoio che, partendo dal salone, dà sulle camere. E i gemelli che sporgono la testa da oltre il divano. Quanto a Riccardo, s'è dileguato, non volendo assistere all'ennesima sgridata in questa casa.

"E uffa però...", brontola il bimbo. "Tanto mamma ti ha già detto tutto".

Vero. Rientrati a casa, io e Riccardo, siamo stati accolti da un gran vociare. Mia moglie e il mio bambino che discutevano animatamente, mentre i gemelli facevano da rumorosi spettatori. Vedendomi rientrare, Giulietto è andato via strillando una serie di timide accuse su quanto fossimo ingiusti, io, sua madre, suo fratello Riccardo, e su come lo maltrattassimo perché piccolo. A quel punto, mia moglie mi ha svelato lo psicodramma in atto: Giulietto è rimasto male, per il fatto che sono uscito con Riccardo, pur essendo anche lui, come i suoi fratelli, in punizione. Ha allora preteso di avere in cambio qualcosa, e cosa, ovviamente, se non la Nintendo? Ma conosce bene le regole, e quindi la richiesta è dovuta passare attraverso una trattativa con i gemelli, i quali, dal canto loro, non ne volevano sapere di essere tirati in ballo, dato che si sono già presi una sculacciata senza poi concludere nulla. Da qui, una contesa verbale con i fratelli e la reiterata, fastidiosa richiesta a sua madre di decidere in autonomia e di concedergli la console di videogiochi, contravvenendo alla mia decisione.

Io, però, voglio sentire le ragioni di Giulietto dalla sua stessa bocca, fosse solo per metterlo dinanzi ai suoi errori di valutazione e provare a condurre lui stesso a ridimensionare la cosa.

"Sì, ma voglio sentirmele dire da te, certe accuse", lo incalzo.

"Ma è vero!", esclama il bambino, stringendo i pugni, stizzito. Nonostante l'espressione dura, il tono è più lamentoso che irato.

"Cosa sarebbe vero?"

"Che tu preferisci Riccardo a tutti!"

Mi volto, rivolgendomi ai gemelli che osservano silenziosamente la scena. "Allora? Cosa ne pensa la giuria?", chiedo loro con tono scherzoso. "Sono colpevole di avere preferenze tra i miei figli?"

"Ah, no, non ci provate proprio!", esclama Luca, tornando a sedere e sparendo alla vista. "Non mi coinvolgerete in questa storia!" Marco imita il fratello, sparendo dietro la spalliera del divano, senza dire nulla.

"Abbiamo un pubblico difficile", sentenzio, ancora con tono scherzoso, nella speranza di rabbonire mio figlio.

"Uffa! Non prendermi in giro!"

"Non ti sto prendendo in giro. Sto solo cercando di sdrammatizzare, Giulietto. Stai facendo una tragedia per niente."

"Dai, Giulietto, ora basta. Rispetta le regole, e vedrai che questa faccenda prima o poi finirà", aggiunge mia moglie. Il piccolo protesta in modo tipicamente infantile, imbronciato e pestando i piedi, ma senza dire nulla. Faccio per allontanarmi, incamminandomi verso il corridoio, ma Giulietto mi gira intorno e mi blocca la strada.

"Giulio, ora basta frignare. Spostati, che devo andare a cambiarmi". Non ho nemmeno potuto togliermi le scarpe.

"No!", protesta mio figlio. "Non mi sposto finché non mi dai qualcosa in cambio!"

"Se non la smetti di fare i capricci, ti do una bella sculacciata, così poi vediamo se ti lamenti ancora", gli dico severo, sperando la minaccia basti a farlo desistere. Non ho veramente alcuna intenzione di recitare di nuovo la parte del padre severo e sculacciatore, non dopo la piacevole uscita con Riccardo, che mi ha caricato di buon umore.

Le nuove regole di papà (vol. 1)Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora