[Papà domenica 14/04/2019]
La mattina procede svelta. Riccardo fa una lunga doccia, poi si intrattiene, ancora in accappatoio, in sala con i fratelli, che a quel punto rivelano tutta la preoccupazione che avevano covato, senza darlo a vedere. Mia moglie finisce di stirare, prelevo la biancheria che serve per le valigie dei gemelli e la divido in due pile, depositandole sui letti di ciascuno. Torno in sala, sgrido Riccardo, sta ancora in accappatoio, lo mando in camera a vestirsi e gli ricordo di mettersi a studiare. Anzi, decido di seguirlo, così da iniziare il secondo tempo.
"Non c'è bisogno che mi segui per controllarmi", mi dice, seccato, mentre violo il suo spazio, entrando in camera alle sue spalle, interrompendo l'atto di disfarsi dell'accappatoio e mettere addosso vestiti puliti.
"Non ti controllerò, devi essere libero di fare le tue scelte, giuste o sbagliate che siano, io ti ho detto di studiare e mi aspetto che studi, ma se non lo fai, libero di fare come credi, semplicemente avrai le conseguenze del caso".
"Bel discorso", commenta sprezzante. "Dai, sul serio, cosa vuoi?". Lo vedo sedersi alla scrivania e fissarmi, cerca di trattenere il fastidio. "Ho ancora mal di testa e non voglio un'altra ramanzina".
"E invece l'avrai, ragazzino".
"E smettila!", sbotta, improvvisamente. "Non sono un ragazzino! Smettila di trattarmi come tale!"
"Lo sei!", tuono. "Cosa credi, solo perché bevi alcolici ti senti un adulto fatto e finito?! Peccato che non ti ricordi proprio di come sei tornato a casa! Ti ho messo una supposta nel culetto perché eri talmente andato da non riuscire a deglutire una compressa! E tu vorresti atteggiarti a 'ragazzo grande'?!". Riccardo mi fissa, scocciato, gli occhi lucidi per la vergogna profondissima, non osa replicare. "Hai ancora nausea?"
"Un po'", ammette, chinando il capo.
"A pranzo dovrai mangiare in bianco".
"Che palle".
"Guarda che te la sei cercata tu!", sbotto. Riccardo incrocia le braccia, mette su il broncio. Anche in momenti come questi è il se stesso ancora legato alla pubertà a venire fuori, nonostante il profilo sempre più adulto del suo viso. "Basta, non ho voglia di litigare né di stare qui a discutere", taglio corto. "Mettiti a studiare, ti chiamo quando è pronto". Non aspetto una replica da mio figlio, mi alzo e me ne vado. Ho ancora altro da fare. Mentre mia moglie si dedica al pranzo – tagliatelle alla boscaiola, che Riccardo, purtroppo per lui, non potrà gustare –, raggiungo i gemelli in camera, dando il via ai preparativi.
Se ne va una intera mattinata, senza nemmeno riuscire a concludere. I gemelli fanno chiasso, manifestano il loro entusiasmo in modo rumoroso, giocano, scherzano, si lanciano roba addosso, litigano per le magliette – io non riesco mai a ricordare cosa appartenga a chi e loro ne approfittano, vantando la proprietà esclusiva di ogni capo d'abbigliamento –, sono costretto a rimproverarli continuamente. Poco a poco i due piccoli trolley si vanno riempiendo. A Roma farà caldo, ma insisto lo stesso affinché portino qualcosa di più pesante, non si sa mai. Luca comincia a riempire la sua valigia di roba inutile – fumetti, la console portatile Nintendo –, discutiamo per un po', poi anche Marco interviene e lo convince, ma non mi fido, sono sicuro che quel Nintendo tornerà dentro il trolley, in qualche modo. Siamo a buon punto, ma Giulietto mi chiama, chiede la mia presenza, poi anche mia moglie, lascio i gemelli continuare, ricordo loro di preparare la biancheria intima, meglio così, si responsabilizzeranno un po', curandosi di mettere un adeguato numero di mutande e calze.
Passo dalla cucina, mia moglie vuole conferma dell'organizzazione di domani, oltre a un resoconto sullo stato di Riccardo. Ripassiamo insieme il piano: domani mattina lei accompagnerà i gemelli alla stazione dei treni, dato che le viene di passaggio per andare in ospedale e che l'orario – appuntamento alle 7 in stazione – è per me proibitivo. Io, infatti, mi dovrò occupare di Giulietto, da lasciare a scuola come di consueto alle 8. Riccardo non sta poi troppo male e dunque andrà a scuola regolarmente, anche se dovrà muoversi da solo. Mi assicurerò che non gli vengano strane idee in testa, che si alzi prima, calcolando il tempo della strada, e che non ne approfitti per restare a dormire o uscire e fare sega con i compagni.
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Le nuove regole di papà (vol. 1)
Fiksi UmumUna anonima città italiana, all'inizio del 2019. Un padre di quattro figli, tra i dieci e i sedici anni, insoddisfatto di sé e della sua politica eccessivamente permissiva, si ritrova costretto a prendere in mano l'educazione dei figli andando contr...
