Sei sola?

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Tutti almeno una volta nella vita siamo andati a mangiare nella catena di fast food più famosa al mondo, il McDonald's. Andando indietro nel tempo si potrebbe direfosse indirizzata ad un pubblico molto giovane. Avevamo Ronald McDonald e l'aree giochi in tantissimi ristoranti. Un posto accogliente dove grandi e piccini potevano svagarsi e godersi il loro pasto. Con gli anni però le cose sono cambiate, i locali hanno assunto un aspetto grigio, quasi serio eimpostato. Ho vent'anni e lavoro per loro da circa 6 mesi. Non posso fare ameno di essere gentile con tutti anche se a volte non vorrei. Alcune settimane fa, durante una normalissima giornata lavorativa, c'era un ragazzo di circa 22o 23 anni che veniva a pranzo tutti i giorni. Era affascinato dalle mie orecchie, dai miei tatuaggi e dai pochi piercing che avevo sul viso. Ricordoche faceva sempre domande, si sedeva e iniziava a guardarmi dal suo tavolo per due ore senza mai distogliere lo sguardo. Tutti i giorni continuo per circa duesettimane. Ogni giorno chiedeva il mio numero dicendo che aveva dei beipiercing da farmi vedere. Io ho sempre gentilmente rifiutato per via dellarichiesta evidente sconcia. Un giorno ero da sola nel negozio perché ilsupervisore era in banca per delle commissioni. Non c'era molta gente quelgiorno, anzi, a dire il vero, non c'era nessuno. Pertanto ero sola nella stanzasul retro a passare il tempo sul mio telefono. Sentì la campanella della porta,alzai lo sguardo e nessuno era lì. Successivamente ho visto un uomo camminaredavanti al negozio molto velocemente come se fosse di fretta. Il telefono delnegozio squillò, risposi "grazie per aver chiamato McDonald, come posso aiutarla?" e lì sentì quella risposta, "sto parlando con la ragazza dalle belleorecchie giusto". "Sì, chi è?", "sei sola nella stanza sul retro, vero? Stai lavorando da sola, ora". A quel punto ero davvero spaventata e ho capito chefosse meglio inviare un sms al mio superiore per farla tornare più in frettapossibile. Chiamò di nuovo. Questa volta era molto più strano, fece quel tipo di domande che si farebbero con una persona molto più intima, come se avessi un ragazzo. Il mio superiore tornò presto e le raccontai tutto. Nel bel mezzodell'orario di cena chiamò di nuovo, questa volta rispose il mio superiore. Fino ad oggi non mi ha mai detto cosa disse quell'uomo, ma l'espressione sulsuo viso mi fece rabbrividire. Lei gli disse che se avesse chiamato di nuovo ose si fosse presentato avrebbe chiamato la polizia. Pensavo che fosse finita, ma aimè sbagliavo. Una settimana dopo mentre uscivo per raggiungere la mia macchina parcheggiata davanti al negozio aprì l'auto con il telecomando vidi unuomo strisciare dentro l'auto e chiudere la portiera. Lo stalker stava cercando di nascondersi sul sedile posteriore e chissà cosa sarebbe successo se fossi salita sul veicolo. Ho istintivamente chiuso la macchina per bloccarlo lì. Appena mi vide iniziò a tentare di forzare tutti gli sportelli e mi guardò conuno sguardo decisamente furioso. Iniziò a urlarmi contro di farlo uscire ma iotornai immediatamente al locale. Il mio superiore chiuse a chiave la porta principale, nel caso riuscisse a liberarsi, e chiamo immediatamente la polizia. Quando arrivarono dovettero praticamente trascinato fuori dalla mia macchina con forza e fu arrestato con l'accusa di stalking e tentata aggressione. Nella giacca aveva un coltello da macellaio, una corda e uno straccio. Non ho maiavuto tanta paura in via mia. Sono felice di essere stata attenta e di averlovisto entrare in auto prima che potessi entrarvi io. Se avesse aspettato soloqualche secondo in più ad entrare nella macchina, così che vi fossi dentroprima io, non sarei qui probabilmente. Questa esperienza mi causò un periodo dimalattia per diversi mesi.

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