Padre e figlia

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Mi chiamo Costanzo. Mi è stato insegnato, da quando ero in fasce, che la famiglia viene per prima, sempre. Ho sempre sperato che mia figlia non avesse un amico immaginario, perché odiavo e tutt'ora odio le storie che raccontano di bambini con amici immaginari che alla fine si rivelano sempre essere fantasmi. Pregavo semplicemente che lei non avesse l'immaginazione necessaria, ma dopo qualche settimana dal nostro trasloco, nella nuova casa, lei mi disse "papà, stanotte ho giocato con il pagliaccio". Il pagliaccio mi incupii, ero certo che non avesse nessun giocattolo da clown. Eppure nella mia mente si fece subito largo la mia più grande paura. Infatti fin da bambino ne ero terrorizzato è qualsiasi cosa potesse ricordare un pagliaccio in casa mia era proibita. Si è venuto nella mia stanza dopo che sei andato a dormire ed abbiamo giocato. Ricordo che pensai perché proprio un clown. Comunque non diedi molto peso alla faccenda e le domandai se era carino. Lei mi rispose molto mi ha regalato del cioccolato. Pensai che il trasloco le avesse innescato qualcosa così non mi sorpresi più di tanto. Aveva inventato un amico immaginario non era così strano per la sua età. Anche se ricordo di aver visto il suo sguardo spegnersi subito dopo. Di tanto in tanto mi raccontava delle sue visite notturne, che viveva nell'armadio e che le portava sempre dei regali. La storia durò per anni finché crescendo lei smise di parlarne. Un giorno incuriosito le chiesi del suo amico e mi spiegò che non giocavano più insieme. Le domandai il motivo e lei mi disse che non poteva dirmi nulla perché era un segreto. Sai che puoi sempre dire tutto a papà, qualsiasi segreto. Viene ancora a giocare con me ma non mi dà più il cioccolato. Da allora sembrava che il pagliaccio fosse diventato meno amichevole. Così un giorno mi disse che cominciava a non piacerle più. Le chiesi come mai e lei mi rispose non lo so. Allora le dissi che non doveva per forza giocare con lui. Lei aggiunse ma lui è nella mia stanza. Bene allora digli di non venirci più. Lei annui. Qualche giorno dopo mi disse che il pagliaccio si era offeso. Io le spiegai che a volte alle persone non piace sentirselo dire. Così mi domando devo giocare ancora con lui? Non sapevo più cosa inventarmi, non aveva mai avuto un amico immaginario durante la mia infanzia. Allora le risposi digli che papà non vuole che giochi più con te, ok? Va bene, ma penso che non gli piaccia papà. Poche settimane dopo ricordo che si trasferì una famiglia con quattro bambini nell'appartamento di fianco al nostro. Da allora mia figlia non parlò più del pagliaccio. Ero davvero contento che tutto in qualche modo si fosse risolto. L'immagine di mia figli con un clown che le faceva visita di notte mi inquietava e non poco. Ho persino fatto degli incubi qualche volta sull'argomento. Lo vedevo lì nella stanza in un angolo che si avvicinava lentamente al letto di mia figli mentre dormiva si metteva infilava sotto le coperte e iniziava a toccarla. Quando mia figlia iniziò ad andare al college io e mia moglie decidemmo di trasformare la sua camera in un ufficio. Pensammo di dipingere la stanza per darle un tocco meno infantile, perciò spostai diversi mobili, compreso l'armadio. Quando lo feci, scoprì un buco nel muro, nascosto proprio dal mobile. Era una fessura abbastanza grande da farci passare una persona. Così decisi di afferrare una torcia ed entrare. All'interno del foro vi era un piccolo stanzino ricolmo di vestiti ed una porta che conduceva all'appartamento di fianco. Tra quagli abiti notai un vecchio costume da clown. Immediatamente realizzai tutto e mi vennero le vertigini. Mia figlia smise di parlare con il clown dopo che il mio vicino di casa si trasferì per poter lasciare l'appartamento alla nuova famiglia. Quella figura era tutt'altro che frutto della sua immaginazione ed aveva un volto ben definito che ogni notte si vestiva da clown e si intrufolava nella sua camera. Tutti i grandi sono stati bambini una volta, ma pochi di essi se ne ricordano.


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