Una ragazzina di 16 anni, di nome Giulia, si trovava da sola a casa durante l'inverno del 2020. Figlia unica, fin da piccola in casa aveva avuto un solo compagno di giochi: il suo fedele cane Paride. Lui non la lasciava mai. Perfino quando andava a dormire, si accovacciava sul tappetino ai piedi del letto e lì rimaneva tutta la notte. Così, quando Giulia si svegliava per via di un incubo, lo trovava sempre lì a rassicurarla. Le bastava sporgere la mano al di fuori del letto e lui gliela leccava, facendola stare tranquilla. I suoi genitori, in ogni caso, c'erano sempre. Per tutta l'infanzia avevano rinunciato alla loro vita sociale per stare con lei e non lasciarla mai da sola. Ora che aveva 16 anni, però, avevano deciso di ricominciare ad uscire. E così una sera avevano accettato l'invito a cena di alcuni amici. Non lo facevano da tempo, ma ora Giulia sembrava abbastanza grande da poter passare qualche ora a casa da sola, anche di sera. Ella in realtà aveva una certa paura. Di notte faceva ancora gli incubi, di tanto in tanto, e sapersi da sola fino a tardi non la rassicurava. Quando aveva 8 anni fece un sogno ricorrente per mesi e mesi, una volta rimase sveglia tutta la notte a causa di questo incubo. Nel sogno Giulia si trovava dentro la sua cantina con i suoi che bevono del vino, improvvisamente le loro facce diventano sempre più strane, le loro bocche e i loro nasi sono sempre più piccoli fino a quando il 90% del viso è coperto dai loro occhi, iniziò a correre più veloce possibile ma una creatura la afferra per il collo, la tira su e a quel punto la fissa poco prima di iniziare ad urlare come un demone. In tutto questo il povero Paride è sparito. I suoi le spiegarono che sarebbero rientrati entro 00:00 e quindi lei non sarebbe rimasta da sola a lungo. Le consigliarono di guardarsi un bel film, magari una commedia, e poi andare tranquillamente a letto. Tanto loro avevano le chiavi. Giulia seguì il consiglio dei genitori. Guardò un film e alle 23:00 si preparò per andare a letto. Si infilò il pigiama, si lavò i denti e spense le luci di casa. Era molto stanca perché quel giorno aveva avuto vari impegni a scuola e, nonostante le rimanesse addosso un filo d'inquietudine, non smetteva di sbadigliare. Si infilò sotto le coperte e molto presto fu trascinata tra le braccia di Morfeo. Fu però svegliata pochi minuti dopo. Non capì che cosa fosse stato. Forse era stato il rumore di un'auto dalla strada. Forse qualcosa che aveva solo sognato. Spaventata, mise la mano fuori dal letto e se la sentì leccare da Paride. Tutto andava bene finché lui era lì con lei. Attese qualche secondo ma non sentì nulla. Quindi riprovò a dormire. Prima che si fosse riaddormentata sentì un altro rumore, questa volta piuttosto chiaro, anche se lontano. Sembrava che qualcuno stesse grattando, o raschiando qualcosa. Guardò l'ora sulla radiosveglia: le 23:30. Mancava ancora mezz'ora prima che i suoi tornassero, e magari era solo la sua fantasia a lavorare. Mise di nuovo la mano fuori dal letto e se la sentì leccare da Paride. Si tranquillizzò. Dopo pochi minuti, però, sentì ancora un rumore. Stavolta era diverso, sembrava il guaire di un animale. Forse erano semplicemente i gatti in amore, come era successo altre volte. Anzi, doveva essere sicuramente così. Magari, litigando, avevano fatto cadere un bidone in strada, come era già successo altre volte. Magari erano loro, prima, a raschiare la porta. E molto probabilmente erano sempre loro, ora, a cantare alla luna. Non c'era niente di cui preoccuparsi. Ad un certo punto ricevette un messaggio dai suoi genitori sul cellulre in cui la informarono che erano sulla strada del ritorno, vi era allegata una foto in cui comparivano e le sembrò per un secondo che il loro visi avessere un aspetto diverso. Come più grande. Notatolo non era completamente tranquilla e decise di mettere di nuovo la mano fuori dal letto e se la sentì ancora una volta leccare da Paride. Sgranò gli occhi e mise a vuoco, li si accorse di essersi sbagliata e che era solo dovuto alla stanchezza. Era ormai tranquilla e rideva tra sé pensando a quanto stupida era stata a farsi venire quelle paure. Poi, quando ormai le si stavano chiudendo le palpebre, sentì un altro rumore, l'ultimo. Era un cane che abbaiava. Ma non un cane qualsiasi. Quell'abbaiata lei lo conosceva bene. Era quello di Paride. A raschiare e ululare era sempre stato lui, fuori di casa, fin dall'inizio. L'aveva lasciato chiuso fuori. Non fece neppure in tempo a gridare.
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I Racconti del Delirio
Tajemnica / ThrillerUna raccolta di tutte le storie che ho scritto nel corso degli ultimi anni da quando ho sviluppato la passione per la scrittura. Le storie si differenziano per personaggi, ambientazioni ed eventi, oltre che per la loro lunghezza. Ogni racconto e fru...
