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Quando i due ragazzi rientrarono in camera, Kaito, sdraiato sul letto, si prese qualche secondo per ammirare i lineamenti dei uoi due compagni, coperti solo con un asciugamano in vita ed il sangue nelle vene sembrò scorrergli più velocemente.
Si soffermò prima su Yori, il corpo secco ma slanciato, i muscoli appena accennati dati dagli sforzi quotidiani, gli occhiali che celavano, in parte, quei suoi splendidi rubini per la prima volta senz'ombra, la cicatrice sul suo collo, che non aveva più bisogno di essere coperta ed in fine quello che fece sciogliere definitivamente il cuore di Kaito, quel sorriso, così naturale nonostante fosse appena accennato per cui aveva faticato così tanto prima di poterlo scorgere, ora era lì presente, senza sforzi, senza situazioni particolari, Yori era felice e Kaito ci aveva sempre creduto, si era fatto una promessa e alla fine era riuscito a mantenerla, aveva promesso al suo omega che l'avrebbe reso felice anche senza l'aiuto dell'alcool e finalmente, eccone la prova definitiva.
La sua attenzione si spostò poi su Hibiki la pelle bianchissima evidenziava le ossa sporgenti della gabbia toracica, le braccia erano così sottili che sarebbe bastata una minima pressione e si sarebbero spezzate, ma le mani, quelle mani erano la cosa più elegante che Kaito avesse mai osservato, le dita sottili e lunghe le vene in rilievo, le unghie che, seppur corte per via del suo ruolo di chitarrista, rendevano nel complesso ancora più sinusa quella figura, poi il suo sguardo risalì sui polsi e le cicatrici che lo sovrastavano non passavano certo inosservate così come quelle lungo tutto il suo corpo e fu in quel momento che Kaito si fece un altra promessa... Nessuno, nessuno che gli apparteneva sarebbe mai dovuto arrivare a tanto, nessuno, sotto la sua protezione si sarebbe più fatto male.

Suo... Già

Quella parola, quella singola parola continuava a rimbombargli nella mente come un mantra... Quegli omega erano suoi, Hibiki e Yori erano suoi... I loro odori mischiati lo confermavano, il segno ancora ben visibile dei suoi canini sulla ghiandola di entrambi ne era la certezza e lui, apparteneva a loro...
Ma fu in quel momento, in quel piccolo istante di realizzazione che le pupille dell'alpha iniziarono a dilatarsi mentre i feromoni venivano rilasciati nell' aria
Il primo ad accorgersene fu Yori, che captato il segnale pose una mano di fronte a Hibiki come scudo mentre un leggero ringhio lasciò la sua gola

Y: "Kaito se stai per fare qualche cazzata giuro che..."

Ma la frase non fu mai terminata

Il rosso alzatosi di scatto dal letto si pose davanti all'albino, superando in un gesto rapido il minore, mentre troneggiava su Hibiki finché non gli fu a pochi centimetri di distanza
Un ulteriore ringhio ammonitorio, gli artigli che iniziarono ad allungarsi, così come i canini dell' omega, che stava per porsi in posizione d'attacco se non fosse stato per un altra mano, che questa volta, era stata posta sul petto di Yori per placarlo.

Hibiki a testa alta, guardava Kaito nelle iridi dorate, senza arretrare, senza esitare, mentre anche il profumo di gigli iniziò ad espandersi per la stanza nel tentativo di calmare ulteriormente Yori ed un mezzo sorriso gli si allargò lungo il volto

H: " non ho paura Alpha, non ho paura Kaito, non di te, non più, non hai bisogno di spingerti a tanto, sono qui, avanti parla, o questa volta sei tu che non sai come gestire la situazione?"

Le pupille sfarfallarono, mentre una guerra interna si stava combattendo nell'anima di Kaito, in un tentativo di mantenere sotto controllo l'alpha

K: "non... Non voglio farvi del male ma cazzo... L' alpha... L'Alpha vuole una cosa e io... Non so nemmeno come chiedertelo Hibi... Perché... Perché mi sembra di correre e non voglio spaventarti, ma Yori è di nuovo arrabbiato e io sto facendo casini, non... So quanto riuscirò a controllarlo"

Una mano venne posta al lato della nuca di Hibiki mentre con la schiena lo spingeva contro il muro avvicinandosi sempre di più

H: "Yori... Yori, calmati, riesco a percepirlo, così come dovresti riuscire a fare anche tu, non sono in pericolo, è Kaito il tuo alpha, smettila di ringhiare e aiutalo a tranquillizzarsi o qui non ne usciamo fuori, sto bene, stiamo bene, vieni stringimi la mano e senti con il tuo stesso corpo che non ho paura, per una volta... Per una volta voglio fare anch'io la cosa giusta"

Solo allora l'omega riuscì a calmarsi, solo all' ora anche le pupille del minore tornarono regolari
Mentre Kaito ripreso definitivamente il controllo si allontanò quel che bastava per non allarmare nuovamente il compagno, mentre chinava il capo, deluso dal suo stesso comportamento

K:"io... Haaaaa fanculo, vi giuro che odio la mia condizione, mi dispiace... Non volevo spaventarti Yori... Sono... Sono pessimo, io..."

Yori sospirò, mentre avvicinandosi gli posò velocemente la testa sul petto

Y: " ok... Ok va bene, non... Non sei pessimo è solo che... Sai... Ricordi del passato, ma va bene... Ora va bene... Mi ero solo... Spaventato... Sai quanto tengo ad Hibiki... Avevo paura tanto quanto te Kaito"

L'Alpha e l'omega si guardarono negli occhi, come a confermare la veridicità di quelle parole mentre Hibiki, schiarendosi la voce, riportò l'attenzione di e entrambi su di sé

H: "sì, ok, tutto bellissimo, ma posso sapere cosa... Della mia presenza, ha scatenato l'alpha? Perché questa volta non ho fatto davvero NULLA, se non camminare"

Kaito, come mai prima di allora, si sentì in imbarazzo, per la prima volta Kaito Todoroki, iniziava a sentire le guance tingersi di un rosso talmente vivo da fare invidia ad un semaforo

K: "hem... E-cco, il punto è che, i-io ti ho marchiato ma bhe... Tu... Tu non hai marchiato me e quindi... L'Alpha... L'Alpha voleva sentire anche la tua presenza ed io ho perso il controllo ma giuro volevo solo sentirmi tuo... Cioè nel senso, volevo solo appartenenti, ma so che a malapena ci conosciamo ma l'alpha, ascolta, cazzo i miei genitori sono Touya Todoroki e Keigo Takami non è colpa mia se sono nato masochista"

Ed in un istante tutta la tensione creatasi venne smorzata dalle risate dei due omega che riempirono la stanza e due canini penetrarono quella ghiandola sul collo che non voleva altro che sentirsi tutt'uno con quel campo di gigli durante una tempesta.

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