Capitolo 14

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Ciaoooo.
Ritorno solo ora a pubblicare, dopo tantissimo anche se sono solo 4 giorni, perché lasciando perdere le uscite, che penso possiate perdonare.

Due giorni fa ho avuto un mal di testa che non ho toccato il telefono e mi sono addormentata davvero presto, per me.

Quindi, vi chiedo ancora scusa e buona lettura.

Baci Fede!

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Ho appena salutato tutti i miei colleghi, come mia routine resto ancora nel cortile o nel giardino dell'università per circa mezz'ora, giusto il tempo di scambiare qualche parola con i componenti della mia classe.

Poco prima di farli andare via confronto alcuni punti dell'ultima lezione, così da non avere problemi una volta che mi metterò comoda sulla mia sedia, col busto attacco alla scrivania per poi studiare.

"Giulia!"
Sorridente mi incammino verso la mia Kia picanto grigia.

Matthew viene verso di me, sistemando la sua tracolla nera con all'interno i libri, quaderni, computer e tutto il resto.

"Ti va di fare strada insieme?"
Domanda con un po' di fiatone, a causa della corsa fatta per azzerare la nostra distanza.

"Ho la macchina, ma se vuoi possiamo restare ancora un po' "
Propongo, alla fine che sarà mai mezz'ora in più.

"Si e poi mi sono ritrovato nel ufficio del preside"
Brevemente abbiamo raccontato le nostre clamorose figure di merda.

Ridiamo.

"Come Harry Potter"
Ironizzo.

"Cazzo!"
Dice dimenticandosi di tutto non appena guarda l'orologio.

"Tutto ok?"
Domando un tantino in ansia a vederlo così.

"Si, scusami tanto ma devo andare.
È stato bello"
Annuisco, ci abbracciamo ed ognuno va per le proprie strade.

Entro in macchina ed il telefono squilla.

Lo ignoro, sarà un solito tizio della tim o delle altre cose.

Butto lo zaino nel divano, che si trova all'ingresso.

Sposto la testa da destra a sinistra, sentendolo intorpidito.

Vado in cucina, prendo del pane fresco, ed al suo interno metto prosciutto crudo e sottiletta.

Stringo tra le dita il telefono, quasi non mi soffoco a vedere i dieci messaggi di Nicolas.

Mai è capitato di non farmi sentire dopo essere arrivata a casa.

Lo chiamo, ma non risponde.

E poi il campanello suona.

Sbuffo, un attimo.

Mi sono confusa, tra il panino nella mano, il telefono nell'altra mano, Nicolas che mi cerca con dieci messaggi ed ora il campanello.

"Arrivo!"
Urlo, corro verso la porta d'ingresso.

"O mio Dio!"
Sussurro.

Un amore impossibile 3La tua prossima ossessione. Scoprilo ora