Capitolo 5

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GIULIA'S POV.

Non riuscivo a prendere sonno!

Ho provato di tutto, dalle tisane, ai biscotti, ai documentari sugli animali, ho tentato anche il famoso metodo del 'contare le pecore' che a mio parere è una grandissima bugia.

Lo pensavo prima e continuo a farlo.

Se non riesco, perché impuntarmi?

Amen, farò altro.

Forzarmi, non mi porterà lontano, anzi, resterò sveglia più a lungo.
Tanto vale lasciar perdere.

Guardai un paio di foto, un'idea, non so se malsana o geniale, riuscì a mantenermi sveglia.

E se cambiassi colore?

Qualcosa di semplice.

Forse, questo mio pensiero nasce dalla mia voglia di restar sveglia.

Cercai quante più immagini possibili,

Ma, il telefono iniziò a squillare, risposi subito per non svegliare nessuno.

Nicolas!

Il mio cuore sembrò deciso a non voler battere più, lasciarmi morire.
Successivamente riprese il suo battito, talmente forte e veloce che le mie tempie iniziarono a far male.

Dovevo sbrigarmi!

Volevo vederlo, vedere il suo viso.

È stato umiliante ed ovvio, ammettere che mi era mancato.

Io lo amo, lo amo tanto.

Il dubbio è una brutta bestia.

Presi al volo un leggins nero, delle scarpe da tennis bianche ed una felpa altrettanto nera, con una tigre bianca.

Lego i capelli con una coda alta e sicuramente avrò un aspetto orribile, vaffanculo!

Dieci minuti dopo arrivai a quella che era casa mia.

Un'aria tranquilla, serena e profumata, fu la mia prima impressione.

Poco dopo, vidi il suo corpo disteso sul divano.

Oddio!
Biscotti al cioccolati e pistacchio!

"Fame?"
Istintivamente girai il viso verso di lui.

Stava sorridendo, probabilmente devo aver una faccia buffa.

Annui, troppo imbarazzata da poter rispondere.

Mi sentivo, come se, fossimo ai primi giorni di fidanzamento.
Due sconosciuti, timidi ed attenti prima di fare qualche passo sbagliato e rovinare tutto.

Con quel sorriso, le mani in tasca mi indicò i biscotti con un cenno della testa.

Pian piano mi avvicinai al cibo che mi reclamava.

Stava ridendo della mia goffaggine, mi trovava divertente.

"Come stai?"
Gli chiesi, dopo aver fatto fuori un biscotto.

Sfortunatamente non era quello il momento di mangiare.

Il suo sguardo tramutò in qualcosa di pauroso.

Cupo.

Era prevedibile già da prima che non avrebbe reagito bene alla domanda, ma se fa così, allora il messaggio non è arrivato a destinazione.

"Tu mi chiedi come cazzo sto?
Che cazzo ti dice la testa?
Pensi che sia uno psicopatico?
Credi sul serio che potrei alzare un dito contro di te?
Se vuoi chiudere, fallo, ma non trasformarmi in qualcosa che non sono!"
Urlò, la paura si propagò nella mia anima.

Respirava troppo velocemente, una vena pulsava al centro della sua fronte.

Volevo già andarmene a casa.

"Nicolas calmati!
Non ho mai pensato di lasciarti, ma perché reagire così?
Evidentemente mi son spiegata male, io ho paura che tu sia troppo preso da alcuni pensieri, brutti, pensanti, quello che più preferisci, ma non devi star male tu perché, poco dopo te la prendi con me!"
Se non lo capisce con le buone, diventando più rude e diretta spero capisca.

"Quando parli, senti che cavolate dici?"
Nicolas sembra più sconvolto che mai.

"Magari sei stanco.
Ne parliamo domani"
Sono decisa.

"Anche no"
Esprime il sui dissenso, con un bacio sulle labbra.

🎁🎁🎁🎁🎈🎈🎈🎈😍😍😍

Spero vi sia piaciuto!

Buonanotte!

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