Jimin's pov
<<Grazie per avermi avvisato, chissà per quanto tempo ancora aveva intenzione di portare avanti questa farsa>>, affermai sconcertato. Mi trovavo nel suo ufficio da quasi due ore, in attesa che arrivasse Jungkook. Ieri sera chiamai di nuovo in azienda chiedendo di Jackson, avevo bisogno di parlare con lui. Troppe cose non mi tornavano e volevo finirla con queste continue bugie che mi raccontava. Così ci mettemmo d'accordo, l'indomani ci saremmo incontrati per parlare. Eccomi qui, incredulo e deluso da mio marito, dall'uomo che amo più di ogni altra cosa e che mi ha mentito per tutti questi sette fottuti mesi da quando lo conosco.
<<Nessuno sapeva del vostro matrimonio, non l'ha detto neanche a me che sono il fratello. Neanche i suoi genitori lo sapranno, ero ignaro della tua esistenza Jimin>>, spiegò. Certo, come lo era tutto il mondo.
<<Non poteva creare una cerimonia normale, o di sicuro sarei venuto a scoprire tutto. Per questo non ho mai conosciuto nessuno della sua famiglia, a parte la madre ma solo perché è stato costretto, che per giunta gli ha retto il gioco! Non posso credere di essermi ritrovato in una situazione così. È surreale>>, mormorai sconfitto. Jackson si avvicinò, accarezzandomi il braccio. Tolsi la sua mano da me, guardandolo male.
<<Non stare male per un ragazzo come lui, non merita il tuo dolore. Ha fatto quello che ha voluto con te, ti ha fatto innamorare, ti ha sposato, tradito e lasciato>>, elencò. Peccato che me lo sono spostato questo ragazzo e la fede al dito che continuo a guardare ne è la prova.
<<Su una cosa aveva ragione, lo odi, si percepisce. Se non fosse stato per te non avrei scoperto tutto e vivrei ancora nella bolla fatta di bugie che mi ha costruito attorno, ma hai sbagliato. Un fratello non avrebbe mai tradito l'altro>>, lo rimproverai. Almeno su questo non mi aveva mentito, sul loro rapporto. Era chiarissimo che Jackson l'avesse fatto apposta, cogliendo la situazione per togliergli tutto, sempre se considera ancora me il suo tutto. Lui di sicuro era il mio.
<<Non farti ingannare da ciò che provi per lui>>, rispose.
<<Lo amo, i sentimenti non svaniscono in due ore>>, affermai.
<<Anch'io ti amo>>, entrò Jungkook. Alzai la testa di scatto incontrando il suo sguardo stanco e colpevole. Lasciò completamente stare Jackson, il quale cercò di provocarlo con una risatina, a cui lui non badò. Venne subito verso di me, inginocchiandosi e stringendo le mie mani nelle sue. Non potetti non sorridere vedendolo, infondo mi era mancato. Mi distrugge ogni volta, ma è l'unico che può ricompormi.
<<Lasciaci da soli>>, affermai continuando a guardarlo. Jackson fece una smorfia e se ne andò, sbattendo la porta.
<<Perché io>>, mormorai. Lasciai le sue mani allontanandomi dal richiamo del suo corpo.
<<Perché tu cosa?>>, domandò.
<<Perché hai sposato me, perché dovevo essere io intrappolato in questa bugia? Eh?>>, chiesi spiegazioni. Jungkook scosse la testa, portandosi una mano sulla fronte.
<<Ti ho sposato perché ti amo, e sai che sono sincero su questo Jimin>>, affermò
<<Non so niente di te Jungkook>>, mormorai guardandomi attorno. Nel suo ufficio erano appesi molti quadri, alcuni con le sue lauree, abilitazioni, premi che aveva vinto. Ne presi uno in mano, quello posto sulla scrivania, sfiorandolo in basso, dov'era inciso il suo nome.
<<A capo di una multinazionale, figlio di uno dei capi d'impresa più importanti della Corea. Sono sposato con un miliardario>>, scherzai ironicamente.
<<Inizialmente non ti dissi della mia posizione economica perché non volevo che fossi attratto da me a causa dei soldi. Nessuno si era mai innamorato per com'ero davvero e volevo che per una volta fosse tutto diverso. Poi mi hai raccontato di tuo padre, di quanto avessi sofferto per i suoi investimenti sbagliati, e mi ci sono rivisto. Avevo paura che mi avresti lasciato sapendo che un giorno forse, con scelte sbagliate sarei potuto diventare come lui>>, spiegò.
<<Oh, hai voluto proteggermi dalla verità? Che pensiero gentile>>, risposi acido. Mio padre aveva sbagliato, certamente. Ma non tutti coloro che sono ricchi commettono gli stessi errori. Molti si fanno prendere dalla foga, compiono scelte sbagliate e investono in capitali che poi si traducono a distanza di anni in fallimenti. Ma, ripeto, non tutti sono così.
<<Credevi di poter controllare la mia vita? Hai gestito tutto benissimo complimenti. Hai messo in scena una farsa degna di oscar. Tutti ti hanno coperto, supportato, persino la tua famiglia. Ecco cosa fanno i soldi, ecco il potere che hai fra le mani>>, lo accusai.
<<Avresti dovuto dirmelo, senza storie, senza scuse. Questa è la verità. Sono 7 mesi che mi menti in continuazione. È stata anche colpa mia però, avrei dovuto capirlo>>, feci una pausa. Jungkook si avvicinò ma lo fermai con la mano.
<<I tuoi amici ricchissimi, la tua famiglia che non ho mai incontrato, il tuo lavoro inesistente, l'auto, la villa di lusso. Ero troppo accecato dall'amore che provavo per te per rendermi completamente conto della persona che eri>>, sentenziai. Jungkook pianse in silenzio, guardandomi afflitto. Le mie parole lo avevano colpito nel profondo, ed era questo che desideravo. Ero stanco di essere la vittima nella nostra relazione, doveva provare e capire almeno un quarto di tutto quello che avevo provato e vissuto io.
<<Mi dispiace...non so cosa dire Jimin, perdonami>>, affermò pentito. Tutta la rabbia che provavo svanì nel momento in cui lo vidi piangere a dirotto, cadere sulle sue ginocchia a terra, asciugandosi gli occhi con la manica della camicia.
<<Non piangere>>, affermai raggiungendolo. Era la mia debolezza, non potevo vederlo così, distruggerlo così. Era anche vero che quando io piangevo lui non c'era, e questa non era la prima volta che litigavamo furiosamente.
<<Avevo paura di questo, che mi lasciassi, che ti perdessi>>, affermò distogliendo lo sguardo. Mi diede le spalle, singhiozzando. Non sapevo cosa fare. Non potevo perdonarlo, o avrei sotterrato ancora di più la mia dignità. Dovevo avere un po' di rispetto per me stesso da lasciarlo andare. Sembrava pentito, si, ma non può commettere errori gravi, chiedere scusa, piangere e chiedere il mio perdono.
<<È stato un matrimonio voluto?>>, domandai poco dopo.
<<Certo Jimin>>, rispose.
<<Non hai sposato me per fare un dispetto a qualcuno? Come ai tuoi genitori? O perché entrando da sposato avresti avuto più visibilità in azienda?>>, continuai. Questa volta si girò, asciugandosi di nuovo gli occhi e guardandomi intensamente. Rabbrividii.
<<Ti ho sposato per amore, nessuno mi ha costretto, e in caso non li avrei ascoltati. Ho scelto di metterti l'anello al dito perché sono sicuro che tu sia quello giusto per me, ne sono sicurissimo Jimin. Tutto questo che vedi è anche tuo. L'azienda, il patrimonio, la villa, come mio marito hai diritto a tutto questo ed io sono felice di condividerlo con te>> propose. Sapevo benissimo che fosse un'opportunità irrepetibile e che infondo mi era andata più che bene. Ma non era questo il modo, non doveva andare così.
<<Se mi avessi spiegato tutto dall'inizio, ti avrei sposato lo stesso. Perché l'amore che provo per te va oltre ogni cosa Jungkook>>, mormorai abbracciandolo. Mi strinse forte a sé, per non lasciarmi andare.
<<Ho bisogno di pensare, devi darmi del tempo per capire cosa fare. Ti amo Jungkook ricordalo>> aggiunsi. Mi staccai da lui, lasciandogli un bacio sulla guancia e correndo fuori da quell'ufficio.
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~Unpredictable~ Jikook
FanfictionJimin e Jungkook sono due poli opposti che si richiamano continuamente. Il primo pauroso, gentile, sincero, riservato. Il secondo passionale, schietto, bugiardo, deciso in tutto quello che fa. Sarà una pizzeria a farli incontrare, e dal primo sguard...
