Jungkook's pov
<<Jungkook sei una frana come al solito, non si mettono così le posate!>>, mi sgridò mia madre per la terza volta. Eravamo in famiglia, ma lei non demordeva. La tavola doveva essere apparecchiata secondo le perfette regole del galateo, così ci aveva educato. Io ero più pratico, una tovaglietta piccola con sopra un piatto, forchetta e un bicchiere. Semplice e indispensabile. Jimin invece le diede ascolto, prendendo spunto anche per il ristorante. Che amore di marito che mi ero trovato, l'unico al mondo che va d'accordo con la suocera.
<<Fra quanto si pranza? Sono affamato>>, mi lamentai. Sgranocchiai qualche grissino, ma non bastava a colmare la voragine che si era fatta spazio nel mio stomaco. Aveva fatto una colazione piccola, avrò mangiato a mala pena due fette biscottate, ed ora mi ritrovavo affamato. Ero stato distratto troppo da Jimin, dal suo calore, per continuare a mangiare.
<<Siediti, ora vi servo>>, affermò lei. Jimin prese i piatti al posto suo, facendole segno di accomodarsi. Si occupò anche dell'acqua, e di controllare le pentole per il secondo. Una volta avuto il piatto davanti, non ci fu modo di fermarmi. Lo sellongtang era il mio piatto preferito, e nulla è equiparabile alla cucina della mamma.
<<Non puoi capire quanto mi sia mancata la tua cucina, anche quella di Minsoo>>, mi complimentai. <<Immagino Kookie, non farai altro che mangiare cibi già pronti! Tu Jimin sai cucinare?>>, si rivolse a lui.
<<Si, qualcosina la so fare>>, rispose. Era un piatto che non aveva mai provato, ma a giudicare dalla sua espressione penso gli sia piaciuto.
<<Ti piace come cucina tuo marito?>>, mi chiese. Jimin saltò sull'attenti, probabilmente scosso dal sentire quella parola pronunciata dopo tanto tempo. Quando lo dicevamo noi era diverso, aveva una valenza diversa. Sentirlo dire da lei, mi fece un certo effetto.
<<A dire il vero è un po' che non la provo, non viviamo più insieme>>, spiegai.
<<In realtà ora sì. Cercherò di cucinare più spesso>>, ribatté. Mi guardò torvo, ferito forse dalla mezza verità che stavo rivelando a mia madre.
<<Scusate, non volevo farvi sentire a disagio. Possiamo cambiare discorso se preferite>>, propose.
<<Non c'è problema. Ci siamo presi un periodo di riflessione, come fanno tutte le coppie, ed ora stiamo provando ad andare d'accordo>>, spiegò Jimin. Bello come fosse diventata una conversazione fra lui e mia madre. Bello anche come stesse dando spiegazioni inutili, facendole passare per verità. Però forse è meglio così, non vorrei che mia madre scoprisse che ci siamo lasciati del tutto. A lei piace molto Jimin.
<<Capisco>>, rispose. Regnò il silenzio. Jimin finii di mangiare e sparecchiò, mentre mia madre mi guardava dubbiosa. Cercava di decifrare la mia espressione, guardandomi intensamente come quando ero piccolo. Era impossibile farle sfuggire qualcosa. L'ultima volta che c'eravamo sentiti a telefono le avevo accennato il fatto che non vivesse più qui, ma non che ci fossimo lasciati. Le dissi che c'era stata una piccola incomprensione e avevamo deciso di come accordo di far calmare un attimo le acque. Volevo dirle la verità, ma in fondo ho sempre sperato un suo ritorno nella mia vita.
<<Che lavoro fai Jimin?>>, chiese poco dopo quando tornò con in mano i piatti pieni.
<<Lavoro in una pizzeria-ristorante, sono un cameriere>>, disse fiero.
<<Un cameriere?>>, chiese ancora. Jimin si zittì, e si voltò verso di me, sentendosi fuori luogo.
<<Lavora lì da molto tempo, è davvero un bel locale, dovresti andarci>>, affermai in sua difesa. Jimin mi accarezzò la gamba da sotto il tavolo, stringendo poi la sua mano nella mia.
<<Sono molto contento del mio lavoro, me ne occupo con entusiasmo. In più ho i miei clienti di fiducia, dei colleghi fantastici, siamo quasi una grande famiglia>>, continuò.
<<Caro non capisco perché tu mi stia dando queste spiegazioni, il cameriere è un lavoro di tutto rispetto, e sono sicura che tu sia bravissimo nell'eseguirlo. Sono solo sorpresa che mio figlio non me l'abbia detto. Ci sono tante cose che non so di te Jimin. Ma non ti preoccupare, sono ricca ma non superficiale, ogni lavoro, purché sia rispettoso e dignitoso merita il suo riconoscimento>>, concluse lei. Jimin sospirò felice, ringraziandola ed io rimasi contento delle sue parole. Per fortuna non la pensava come mio padre, simbolo di come fosse una donna intelligente. Ha cresciuto me e i miei fratelli nella ricchezza, facendoci però anche apprezzare il valore delle piccole cose, educandoci ad avere rispetto per chi non aveva la fortuna di nascere in famiglie così, dando a tutti il nostro sostegno.
<<Grazie, davvero>>, affermò Jimin.
<<Di nulla, ora mangiate che si fredda>>, disse. Nessuno dei tre parlò, finché non suonò la porta. Jimin alzò gli occhi al cielo, ed io andai ad aprire. Yugyeom fece il suo ingresso in casa, urlando come al solito il suo arrivo, e facendo irrigidire mio marito ancora di più. Appena entrò in cucina mia madre lo squadrò dalla testa ai piedi, con uno sguardo pieno di disapprovazione.
<<Buongiorno, io sono Yugyeom>>, si presentò.
<<Sunan, la madre di Jungkook>>, rispose lei stringendogli la mano.
<<La mia futura suocera, piacere mio>>, scherzò. Jimin si strozzò con la saliva, ed io fulminai con lo sguardo Yugyeom.
<<Come scusa?>>, chiese lei, infastidita.
<<Scherzava mamma, lascia stare>>, mi intromisi.
<<Lui chi è? Un amico?>>, domandò.
<<Il suo ex ragazzo>>, rispose Jimin allontanandosi. Lasciò la stanza, portandomi ad avere l'istinto di seguirlo. Non potevo però lasciare mia madre da sola.
<<Non è stato il mio ragazzo. È un amico, che vive qui, e che appena troverà un alloggio cambierà casa>> spiegai. Volevo sprofondare dalla vergogna e raggiungere Jimin. Nessuno dei presenti nella stanza però aveva intenzione di demordere.
<<E Jimin accetta tutto questo? Deve proprio amarti tanto tesoro>>, mi guardò. In quel momento mi resi conto che aveva capito tutto, quando i nostri occhi si incontrarono.
<<Lasciaci da soli>>, dissi. Per fortuna Yugyeom non disse nulla e se andò.
<<Non mi rimproverare, so già che tutto questo è un casino>>, risposi mettendomi le mani nei capelli. Addio pranzo, addio tranquillità, addio tutto. In due ore tutte le mie paure erano venute a galla. Erano le 14.30 quando mi ritrovai in una conversazione faccia a faccia con mia madre, che mi guardava dispiaciuta. Le avevo spiegato più o meno com'erano andate le cose, e lei non faceva che ripetermi quanto fossi stato stupido a lasciare andare Jimin. Non potevo darle torto.
<<Povero caro, starà soffrendo tantissimo. Ma lo hai visto bene? Jungkook un altro così non ti ricapiterà mai. Se è qui nonostante quello che vi è successo, significa che il suo amore supera ogni dolore che gli hai fatto provare>>, affermò accarezzandomi la schiena.
<<Non credo mi ami così tanto, gli ho fatto troppo male>> replicai afflitto.
<<Puoi rimediare, sono sicura che riuscirai a conquistarlo. O devo far finta di non aver visto le vostre dita intrecciate sotto il tavolo? Le sue carezze sulla tua gamba? Il tuo sguardo Jungkook, non gli hai tolto gli occhi di dosso neanche un secondo>>, spiegò soddisfatta.
<<Vedo che ci hai osservati bene>>, scherzai.
<<Tesoro sei mio figlio, pensi che non ti conosca? In più hai finalmente al tuo fianco un ragazzo sincero, che ti ama, lascia perdere l'altro di cui non ricordo neanche il nome>>, rise. La abbracciai, appoggiando la testa sulla sua spalla e lasciandomi cullare dalle sue carezze.
<<Non ti piace proprio eh>>
<<Insomma, non ci si presenta in quel modo, facendo il buffone. In più penso sia evidente che parteggio per Jimin. Dalla prima volta in cui l'ho incontrato, ho capito che sarebbe stato l'uomo della tua vita>>, rispose.
<<L'ho capito anch'io>>, sorrisi.
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~Unpredictable~ Jikook
Fiksi PenggemarJimin e Jungkook sono due poli opposti che si richiamano continuamente. Il primo pauroso, gentile, sincero, riservato. Il secondo passionale, schietto, bugiardo, deciso in tutto quello che fa. Sarà una pizzeria a farli incontrare, e dal primo sguard...
