Capitolo 60

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Jungkook's pov

Mi guardai allo specchio per l'ultima volta, pronto per uscire. Indossai uno dei soliti completi attillati, nero con camicia bianca e cravatta.

<<Jungkook sei pronto? Tua madre ci aspetta giù>,> mi richiamò Jimin entrando. Lo guardai attraverso lo specchio, rimanendo incantato. Indossava un completo blu che spiccava in contrasto con i suoi capelli biondi ben pettinati. Le sue labbra rosate separate da un sorriso, i suoi occhi vivi, le sue mani paffutelle a sistemarmi la cravatta. Era tutto bellissimo.
<<Si, andiamo>>, mormorai pettinandomi i capelli. Uscimmo insieme dalla stanza, fermandolo poi nel corridoio.

<<È stato brutto svegliarsi senza di te, senza i tuoi baci...dov'eri?>>, affermai baciandogli il collo scoperto. Mi lasciò più spazio, piegandolo di più e avvicinandomi a lui.
<<Ho preparato la colazione a tua madre e mi sono fatto una doccia. Non potevo lasciarla da sola>>, rispose.
<<Lo hai fatto davvero? Ci avrei pensato io>>, dissi sorpreso.
<<Non ti preoccupare, non mi è costato niente>>, sorrise. Era così bello vederlo prendersi cura di noi. Scendemmo insieme, salutando mia madre che ci aspettava all'ingresso. Di Yugyeom non c'era traccia, probabilmente era uscito ancora prima di ieri. Meglio così.

Uscimmo di casa, trovando l'autista aspettarci.

<<Mamma posso guidare io e andare con la mia macchina>>, mi lamentai. Non volevo far sentire a disagio Jimin che non era abituato a queste situazioni e di sicuro provava imbarazzo, a giudicare anche dal rossore delle sue guance.
<<Oh caro perché? Siamo sempre andati con l'autista>>, rispose lei. Jimin mi afferrò la mano, stringendola e appoggiando la testa sulla mia spalla.
<<Se lo dici per me, non c'è problema. Ho accettato il fatto che tu sia ricco, va tutto bene>>, sussurrò. Gli diedi un bacio sulla testa e salimmo in auto. Il viaggio fu tranquillo, Jimin e mia madre scherzavano insieme, mentre io pensavo alla giornata che mi aspettava, stancante. Mi isolai per un po', mettendomi le cuffiette e ascoltando un po' di musica. Quella mattina c'era traffico in strada, e non mi andava di parlare. Jimin, che era accanto a me, notò il tutto, lasciandomi stare.

Arrivammo poco dopo di fronte al grattacielo imponente con sopra un'insegna con le nostre inziali. Mia madre rimase qualche momento in silenzio, osservando il tutto, stupita da quante cose fossero cambiate. Entrammo insieme, controllando i badge e salendo in ascensore. Arrivammo al piano di sopra e all'altezza del mio ufficio incontrammo Jackson, che ci guardò sorpreso.

<<Sunan? Non sapevo venissi.....come stai?>>, le chiese avvicinandosi. Cercai di mettermi fra di loro, ma Jimin mi tirò indietro.
<<Ho fatto una sorpresa. Sto bene e tu? Non sapevo lavorassi qui>>, lo incalzò. In realtà non lo sapeva nessuno, mio padre aveva pensato bene di tacere sul futuro del figlio prediletto. Sicuramente per il fatto che non meritasse assolutamente quel posto in azienda, quello che io mi ero sudato con anni di studio.
<<Si...ci lavoro da un po'. Vi serve qualcosa?>>, domandò.
<<Dov'è mio padre? Dobbiamo parlargli>>, affermai. Mi guardò in modo superficiale, indicandomi l'ufficio. Così lo superammo, bussando alla porta. Mia madre entrò per prima, seguita da me. Lo trovammo al telefono, forse un con un'azionista a giudicare dal tono di voce alto. Era solito discutere con tutti. Appena ci vide riattaccò di scatto, sorpreso.

<<Sunan? Cosa ci fai tu qui?>>, domandò avvicinandosi.

<<Sono venuta a fare una visita, è anche la mia azienda ricordi? Vedo che sono cambiate molte cose, a partire da mio figlio. Sono davvero contenta che tu abbia compreso il suo potenziale. Jungkook ha molte capacità e ama il suo lavoro>>, continuò. Ero a un passo dal piangere. Era così strano vederli insieme, a parlare quasi in maniera civile, o almeno, per ora. Mia madre aveva una così bella opinione su di me da non meritare il suo amore. Non dopo averla delusa con il mio matrimonio rovinato.

<<È abbastanza bravo sì. Si impegna e l'azienda procede bene in mano sua>>, disse solamente.
<<Davvero? Quindi sei orgoglioso di me?>>, chiesi speranzoso.
<<Ora non esageriamo, hai anche commesso tanti errori, a cui ho dovuto rimediare io. Alcuni azionisti non sono d'accordo con le tue idee>>, si lamentò.
<<Perché non vogliono rischiare. Non si può rimanere ancorati alle idee di una volta, le persone amano le novità, qualcosa che sia diverso, speciale>>, spiegai. Mi madre si voltò.
<<E tu sei disposto a rischiare tesoro? O vuoi vivere solo nella tranquillità di una vita che non ti rende felice?>>, sentenziò. Capii benissimo dove voleva arrivare.

<<Teniamo Jimin fuori da questa conversazione. A proposito, dov'è finito?>>, domandai. Mi guardai intorno, ma non era in ufficio. Non mi ero accorto che non fosse entrato. Conoscendolo avrà pensato che fossero questioni di famiglia, e rimase fuori. Lo avrei tanto voluto qui invece.
<<Jimin è tuo marito? Perché non mi hai detto di esserti sposato? L'ho saputo da Jackson, e non mi è piaciuto per niente>>, mi sgridò.
<<Non ti è piaciuto il fatto che mi sia sposato o che non te l'abbia detto?>>, replicai. Mia madre mi fece segno di calmarmi, ma non potevo. Non sopportavo più l'arroganza con la quale si rivolgeva ogni volta, come se fossimo rimasti a quando ero piccolo, quando mi rimproverava per qualsiasi cosa.

<<Che tu non me l'abbia detto ovviamente. Jimin è un caro ragazzo, l'ho conosciuto, è venuto qualche volta a lavorare qui, e ne sono rimasto stupito. È un ragazzo brillante e mentre tu rimanevi a casa a fare cose inutili come al solito, lui si è occupato di alcune faccende, e come tuo marito, ne aveva la facoltà>>, spiegò. Non replicai solo perché ero felice e orgoglioso di mio marito. Sapevo fosse un ragazzo in gamba e il fatto che mi avesse aiutato così tanto anche con tutti i problemi che avevamo non può che farmelo desiderare di più. Ero anche contento, mio padre non aveva approvato nessuno dei ragazzi avuti in passato.

<<Mi piacerebbe se qualche volta facessi dei complimenti così anche a me>>, sussurrai.
<<Forse è meglio se raggiungi Jimin, devo chiedere delle cose a tuo padre>>, propose lei. Annuii e raggiunsi la porta.
<<Jungkook aspetta>>, mi richiamò lui. Mi voltai, pronto ad ascoltarlo.
<<So che ti sei laureato con il massimo dei voti, e ho seguito con attenzione tutti i tuoi studi. So benissimo quanto vali altrimenti non ti avrei nominato mio erede. Jackson non è al tuo livello, e non lo sarà mai. Hai creatività, inventiva, spirito d'iniziativa. Io alla tua età non ero così serio, responsabile, e questo ti fa onore. Sono sicuro che tutto questo impero che ho creato è in buone mani, e tu e tuo marito, riuscirete portarlo avanti brillantemente>>, affermò tutto d'un fiato. Non erano le parole che mi aspettavo, ma era già un buon inizio.

<<Grazie papà>>, sorrisi. Mi diede una pacca sulla spalla e mi lasciò uscire.

Respirai a fondo, superando l'ufficio e pensando a tutto ciò che era successo in un paio di minuti. Cercai Jimin con lo sguardo, ma non era sul piano. Forse era andato via.

Vagai per tutto il corridoio, finché non udì la sua voce, insieme a quella di Jackson.

<<Non torni più qui?>>, gli chiese lui.
<<Ho il mio lavoro, ma se Jungkook vorrà passerò qualche volta>>, rispose. Lo raggiunsi, abbracciandolo da dietro.
<<Smettila di civettare con lui>>, risposi guardando Jackson.
<<Oh tranquillo, sono due ore che mi parla solo di te>>, rispose lui. Jimin si sistemò meglio fra le mie braccia, voltandosi.

<<Com'è andata? Ti vedo un po' scosso>>, affermò.
<<È stata una chiacchierata importante, ti racconterò bene dopo>>, dissi accarezzandogli le labbra.
<<Mi accompagni al lavoro? Ti va?>>, domandò sorridendomi.
<<Si, andiamo>>

Jackson ci salutò  e mano nella mano lasciammo l'azienda. 

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~Unpredictable~ JikookDove le storie prendono vita. Scoprilo ora