"puoi stare qui". Il signor Park mi mostra una stanza da letto vuota della sua casa, lo ringrazio. "la cena sarà pronta tra un'oretta" mi avvisa prima di andarsene nella zona soggiorno. Annuisco timidamente. Mentre lo guardo allontanarsi sento i sensi di colpa premermi sulla coscienza, ma dopo avermi proposto di passare la notte da lui nel mentre che decido sul da farsi e per tutto il viaggio di andata a casa sua mi ha detto che gli fa più che piacere, che non devo chiedere scusa, che se provo a dirgli per un'altra volta quanto mi dispiaccia disturbarlo mi farà fare trenta giri in corsa del quartiere. Per tutto questo tempo sembrava cosí duro, con quella bacchetta da correzione postura, il tono sempre severo, le alzate di mani quando perdeva la pazienza, in realtà invece è un pezzo di pane, un pezzo di pane immerso nel miele. Mi sdraio sul letto esausta dopo aver chiuso la porta e mi metto a fissare il soffitto. Penso alla storia che mi ha raccontato: ora capisco perchè in tutti gli ultimi anni si è costruito quel muro, in un certo senso sono contenta di essere riuscita a sfondarci almeno una porticina, così da capirlo meglio e stringere il nostro rapporto. Mai giudicare un libro dalla copertina. È proprio vero che solo una volta conosciuta davvero la persona, capisci quanto sia buona o..crudele. Sospiro. Un sospiro lungo, accompagnato da un paio di lacrime nomadi sul mio viso. Fortunatamente riesco a trattenermi nonostante il buio che mi circonda e che mi incita a sfogarmi con tutta la mia anima. Mi rigiro sul morbido materasso pensierosa, ma finisco con l'addormentarmi.
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Vengo svegliata un po' dopo da una leggera stritolata "forza, a mangiare. Metto la mano sul fuoco convinto che tu non abbia messo niente sotto i denti per tutto il giorno, quindi dormirai solo una volta aver finito il piatto". Metto a fuoco mentre cerco di comprendere dove mi trovi, chi io sia e in quale universo sia catapultata. nonostante dalla voce si è capito benissimo chi fosse, ora ho la certezza di avere davanti il maestro. Annuisco con fare stordito e mi alzo con il suo aiuto. Raggiungo la cucina e mi siedo dove capita: il tavolo è rotondo quindi posso mettermi dove voglio senza mancare di rispetto. Decido la sedia con di fronte la vista sulla finestra della stanza. Mi guardo attorno: solo ora ho modo di osservare per bene le fattezze della sua abitazione. Pensavo sarebbe stata una casa malconcia, con il minimo indispensabile per vivere dignitosamente. Invece, con mio sincero stupore, è molto elegante. È arredata in un modo tale da non farla neanche sembrare della piccolezza che è, i quadri sono disposti nel modo giusto e le varie finestre illuminano sicuramente l'ambiente di giorno: non è per niente opprimente. gli elettrodomestici dello stesso color pistacchio si armonizzano bene con il bianco panna sui muri e il contrasto generale è molto gradevole alla vista. I gusti del signor Park sono decisamente raffinati, per essere un uomo che vive da solo e che è sembrato indossasse gli stessi vestiti per dieci anni. "Ecco qui". Mi porge con viso fiero un vassoio di legno, sul quale si trova un piatto di spaghetti al sugo di pomodoro e un bicchiere di latte aromatizzato alla fragola. Per lui pollo e birra. "Non doveva impegnarsi così tanto" sorrido guardando con l'acquolina in bocca quello che ho davanti "sembra buonissimo, grazie" alzo gli occhi su di lui. "Ah non era niente, lo facevo sempre quando..." affievolisce il tono fino a bloccarsi del tutto. Capisco quello intende dire, probabilmente era solito a prepararlo per la figlia, si capisce dall'abbinamento di latte e pastasciutta. Appoggio una mano sulla sua e gli regalo il sorriso più bello che possa mostrargli in quelle condizioni, cosa che gli ha fatto molto piacere a quanto vedo. "Buon appetito!" E con la forchetta attacco il piatto, gustandone un po' curiosa. È squisito. Un mugolio mi esce inevitabilmente dalle labbra "è fantastico!" dico con la bocca piena, coperta dalla mano, dopo un boccone stratosferico. Risponde con una risata genuina e beve un sorso di birra. Continuiamo a mangiare in silenzio, quando mi dice "se non hai da cambiarti dovrebbe esserci una scatola con tutti i vestiti che ti sei dimenticata in spogliatoio" lo guardo confusa "perchè, ho mai dimenticato qualcosa?" chiedo curiosa. "più di quanto credi" ride "dovrei averla messa nel ripostiglio. Avevo intenzione di darti lo scatolone pieno una volta incartato, così sarebbe stato impossibile che te li dimenticassi un'altra volta" nella mente mi passa chiaramente ogni volta che prima delle lezioni mi restituiva una qualche maglia lasciata in spogliatoio, e ora realizzo che me le dimenticavo nell'identico punto addirittura il giorno stesso in cui me le restituiva "C'è una maglia che ricordo aver provato a darti dato almeno tre volte" aggiunge con aria divertita prima di addentare una coscia di pollo dall'aspetto divino, mentre l'imbarazzo mi si mostra in viso. possibile che fossi stata così sbadata? "quale?" mi limito a chiedere curiosa. "Quella violetto con la stampa dei bts e scritte ovunque..ammetto che per fortuna ora ti vesti molto meglio" ecco dov'era finita! "la mettevi sempre, poi ad un certo punto hai iniziato a scordartela sulla panchina dello spogliatoio, incredibile". scoppio a ridere "basta basta! ho capito" alzo una mano con aria di arresa e prendo l'ultimo boccone con l'altra. Grazie signor Park, grazie di tutto.