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"Ti ricordi tutto il tempo che passavi ad osservare i miei comportamenti?
Ti ricordi o forse no perché abbiamo esagerato con il whisky e il brandy?"

"Il tuo affetto non mi basta mai
Il chiasso dentro non mi passa mai
Ti ho nella mente e non mi passa mai
L'inverno dentro che non passa mai
Ho una voce dentro e non si abbassa mai
Ti ho nella mente e non mi passa mai
Più volte ancora e non mi passa mai"

"Coi tuoi movimenti vado fuori
Faccio movimenti in città fuori
Bevo, non distinguo più nessuno
Ho spento tutte le mie emozioni
In questa piazza siamo tre, eravamo in venti
Cambiano le cose, cambia il corso degli eventi
Non ti perdi un attimo, è giorni che non ti addormenti
Da bimbi giocavamo a restare sempre svegli"

"Automatico per chi è?" gli chiedo, avvicinandomi mentre lui è sprofondato nel divano. Ha quell'aria rilassata di chi sa di avere tutto sotto controllo, ma appena mi vede, il suo atteggiamento cambia. Mi tira verso di sé con naturalezza, poggiando le sue mani calde sicure sui miei fianchi.

"Eh, Ali," comincia, e nel suo tono c'è una punta di esitazione. "L'avevo scritta quando ci eravamo lasciati. Nonostante tutto, ci tenevo comunque a metterla nell'album."

"Mhmh," rispondo con un mezzo sorriso, cercando di capire cosa davvero significhi per lui. Non è facile tirargli fuori certe cose, e so che spesso preferisce lasciarle intuire tra le righe.

"C'è ne sono tante di strofe dedicate a te, scema. Tante," dice, e questa volta mi guarda dritto negli occhi, con un'espressione seria, ma dolce. Poi scrolla le spalle con quel suo modo che sembra sempre minimizzare tutto. "Ma se non le ascolti davvero..."

Giro gli occhi, cercando di non lasciarmi scappare quanto mi faccia piacere. "Lo so, chiedevo solo... era curiosità."

"Ascoltati Non mi basta mai, allora," dice abbassando la voce in un sussurro, come se fosse un segreto che condivide solo con me.

"Sì," rispondo piano, quasi intimidita dalla dolcezza improvvisa del momento.

"Mhmh," mormora, avvicinandosi ancora un po', fino a posare la fronte contro la mia pancia. Rimane lì, in silenzio, come se volesse fermare il tempo. Poi abbassa lo sguardo.

"Che pancino," dice con un sorriso che mi fa venire voglia di riderci insieme.

"Ti prego," sbuffo, cercando di prendere la cosa sul ridere. "Già so che prenderò peso, mi sento male solo a pensarci."

Tony alza gli occhi verso di me, e per un attimo vedo solo la sua sicurezza, quella che sembra dire che va tutto bene, che è tutto sotto controllo. "Sarai bellissima comunque," dice piano, ma con una convinzione che non lascia spazio a dubbi.

Si abbassa un po' e solleva delicatamente la mia felpa, scoprendo il mio ventre. Lo fa con una lentezza quasi reverenziale, come se temesse di disturbare qualcosa. Poi si china e mi bacia la pancia con una dolcezza infinita, rimanendo lì per qualche istante.

Con la mano mi accarezza piano, i suoi movimenti lenti e calmi.Rimango in silenzio, incapace di dire qualcosa, ma sento il suo calore che mi avvolge completamente.

Lei resta.Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora