Prologo

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La mia vita girava intorno alle feste, i soldi e la moda.

Sfoggiavo la mia ricchezza attraverso abiti costosi, borse firmate e feste lussuose a cui spesso partecipavo.

Non ero una ragazza che guardava l'aspetto interiore o la bontà d'animo in una persona, preferivo di gran lunga valutarla dal suo aspetto fisico e la sua classe sociale. Per questo le persone che frequentavo si potevano contare sulle dita di una mano.

Ero una ragazza superficiale, ne ero consapevole, davo importanza alle cose che per gli altri erano futili, irrilevanti, ma non mi interessava, ero molto indifferente a quello che la gente potesse pensare di me. In fondo, mi piaceva ostentare a loro il meglio della mia immagine, tanto quanto sfoderavo il peggio del mio carattere.

«Cosa mi metto stasera?» mi domandò la mia migliore amica, Amanda, e mi mostrò due vestiti, entrambi corti e attillati. «Quello nero, mette in risalto le tue tette» le consigliai e tornai a prepararmi. Applicai il mio rossetto rosso preferito sulle labbra carnose.

Amavo il rosso.
Da sempre pensavo che rappresentasse a pieno la mia esuberante personalità, per questo lo amavo in tutte le sue sfumature e mi piaceva indossarlo.

«Willa mi ha mandato un messaggio, dicendo di trovarsi davanti al locale» mi informò Amanda, sfoderando un dolente sogghigno mentre digitava una risposta alla povera ragazza che ogni tanto ci divertivamo a prendere in giro.

«Ho detto a tutte di trovarci davanti al locale verso le undici» corrugai la fronte, non capendo il perché Willa si fosse già trovata lì.

«Centri qualcosa tu, Smith?» aggiunsi subito dopo, inarcando un sopracciglio all'insù con fare interrogatorio ma allo stesso tempo divertita.

«Magari, per sbaglio, le ho detto che saremmo state lì per le dieci» mormorò con un finto tono angelico, trattenendo a stendo un risolino divertito.

«Sei proprio malefica» alzai gli occhi al cielo ridacchiando lievemente. Amanda era solita a fare scherzetti alla povera Willa. Le piaceva prendere in giro la ragazza che, spesso e volentieri, si offrivano volontarie per eseguire i nostri compiti al posto nostro in cambio della nostra compagnia.

Come ogni anno io e le mie amiche reclutavamo una persona irresoluta e nerd, che da sempre viveva nell'ombra della scuola per compiere i nostri compiti al posto nostro, e noi, contraccambiavamo il favore dando un po' di luce nella loro triste e buia vita con la nostra notorietà. Non avevo bisogno che qualcuno facesse i miei compiti, andavo abbastanza bene nelle materie, quando decidevo di sottoporre il mio cervello a lunghe e interminabili concentrazioni, ma non mi piaceva l'idea di poter sorgere per il mio intelletto anziché per la mia immagine.

«Senti chi parla, ieri non le hai versato del frappé al cioccolato sulla t-shirt o mi sbaglio?» rammentò sogghignando, guardando il suo riflesso allo specchio. «Per l'appunto: era alla vaniglia. E poi, hai visto quella t-shirt color canarino? Era inguardabile» feci una smorfia disgustata al ricordo di quella t-shirt larga, con la stampa di un elefante sopra.

Finii di truccarmi e raggiunsi il mio letto, dove giaceva un abito rosso corto e striminzito. Sciolsi il nodo della mia vestaglia rosa di seta lasciandola cadere ai miei piedi, e rimasi con solo la lingeria in pizzo bianco addosso, che contrastava con la mia pelle olivastra.

indossai il vestito rosso, che accentuava i miei fianchi a violino e metteva in risalto le mie gambe snelle e toniche. Mi avvicinai allo specchio e contemplai soddisfatta la mia immagine, mentre sistemai i boccoli morbidi, e appena fatti, sulle mie spalle.

Perfetta, come sempre.

Mi assicurai che il fondotinta copriva bene le lentiggini e quella vecchia cicatrice sulla fronte che mia madre detestava. Diceva sempre che rovinava l'armonia del mio viso. Una crepa nella perfezione, la chiamava.

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