capitolo 42

46.1K 1K 517
                                    

La pioggia picchiettava ritmicamente sul tetto della biblioteca

Oops! Questa immagine non segue le nostre linee guida sui contenuti. Per continuare la pubblicazione, provare a rimuoverlo o caricare un altro.

La pioggia picchiettava ritmicamente sul tetto della biblioteca.
Non ero mai stata una grande fan dell'inverno, con il suo freddo pungente e le giornate grigie, ma adoravo il suono rassicurante della pioggia. Le gocce battevano sul vetro delle finestre come un'antica melodia, un'invocazione alla riflessione e alla calma. Era come se il mondo esterno si fosse trasformato in un tranquillo rifugio, un posto dove potevo immergermi nei miei pensieri mentre le gocce danzavano al di sopra di me. Quel suono era il mio compagno silenzioso in quella tranquilla biblioteca, un conforto che mi faceva sentire meno sola mentre mi perdevo nei miei pensieri.
Ero seduta con nonchalance di fronte al tavolo nella tranquilla biblioteca universitaria, una mano appoggiata sotto il mento mentre sospiravo annoiata. L'aria era impregnata dell'odore dei libri vecchi, ma a dire il vero, non mi importava molto. La mia attenzione era altrove. Con uno sguardo distratto, osservavo le persone intorno a me. C'erano studenti assorti nella lettura, alcuni concentrati sulle loro note, mentre altri sfogliavano libri con espressione di concentrazione. Mi chiedevo vagamente come potessero trascorrere così tanto tempo in un luogo così noioso.
Ascoltavo il fruscio dei fogli e i sussurri sommessi dei presenti, ma per me era solo un sottofondo fastidioso.
Le mie unghie picchiettavano con impazienza sul tavolo mentre attendevo il mio tutor. Alla fine avevo deciso di farmi aiutare da qualcuno solo perché la mia media in matematica era sotto la media. Ma sinceramente, avrei preferito essere altrove, magari in un centro commerciale, facendo shopping o sorseggiando un frappé alla ciliegia.
Aspettai, aspettai e aspettai ancora ma lo sfigato non arrivava mai.
«Ma tu guarda con chi devo perdere tempo io» borbottai stizzita tra me e me, rimettendomi in piedi e prendendo i libri che avevo sistemato sul tavolo.
Spazientita, dirigessi verso l'uscita della biblioteca.
Non rispondeva più al telefono ed erano venti minuti di ritardo dall'ora stabilito per vederci.
Avrei potuto sprecare questo tempo per fare ben altro, anziché rimanere in una cavolo di biblioteca ad aspettare un nerd ritardatario.
Distrattamente il mio sguardo si posò su una figura di spalle alta e possente. Quelle spalle le avrei riconosciuto ovunque. I miei passi iniziarono a rallentare senza motivo apparente.
Era seduto su una seria, assorto nella lettura di un libro che teneva in mano.
La sua figura era di spalle, avvolta dalla solita giacca di pelle scura che aggiungeva un tocco di ribellione al suo stile. Sotto di essa, una semplice t-shirt bianca metteva in risalto il contrasto con i jeans neri che vestiva. I suoi piedi erano calzati con degli anfibi neri.
I suoi capelli corvini erano spettinati con disinvoltura, il ciuffo leggermente bagnato dalla pioggia che cadeva sulla fronte. Come sempre, il mio sguardo si posò su di lui con attenzione, ammirando la forma perfetta del suo nasino all'insù, un tratto distintivo che gli conferiva un aria da bambino imbronciato. La pioggia sembrava aver accentuato il suo fascino, rendendolo ancora più affascinante e misterioso.
Ecco un altro motivo per cui mi piaceva la pioggia.
Erano due giorni che ci ignoravamo, malgrado passassimo le serate insieme in qualche locale, dato che Mark e Roxanna erano palesemente una coppia, anche se ancora non l'avevano ammesso apertamente. Ogni tanto, sorprendevamo l'altro a guardarci e poi rapidamente spostavamo lo sguardo, un gioco che entrambi facevamo quando ci osservavamo.
Tra noi due c'era un continuo scambio di sguardi furtivi, silenzi imbarazzanti, e quel senso di tensione nell'aria che nessuno dei due sembrava voler rompere. Era evidente che c'era qualcosa che volevamo comunicarci, ma nessuno aveva ancora trovato il coraggio di farlo. Era come se avessimo paura delle parole, come se pronunciarle rendesse la situazione reale, ufficiale, e forse nessuno di noi era pronto per quello.
Forse proprio per questo motivo, mi tiravo sempre indietro. Temevo che tra lui e Davina potesse riaccendersi quella fiamma. Ed io non sapevo se il mio cuore sarebbe stato in grado di sopportarlo. Ogni volta che li vedevo insieme a scuola o che sentivo il suo nome menzionato, un brivido di ansia scivolava lungo la mia schiena. Era come se una parte di me fosse pronta ad affrontare qualunque verità emergesse, mentre un'altra parte temeva il possibile dolore che ne sarebbe derivato.
Notai delle ragazze che stavano dietro di lui, senza fare alcuno sforzo per celare il loro interesse per quest'ultimo. I loro occhi erano sbarrati, incapaci di distoglierli da lui, e non riuscivano a trattenere i sospiri mentre osservavano Blake con occhi a cuori. Le loro voci, anche se sussurrate, erano vivaci e piene di eccitazione, come se discutessero delle gesta di una celebrità. Mentre osservavo quelle ragazze, un piccolo brivido di gelosia mi percorse. Era come se un nodo si fosse stretto nel mio stomaco, mentre un misto di frustrazione mi assaliva. Era insopportabile vedere altre ragazze sbavare per lui, anche se in fondo le comprendevo. D'altronde, nemmeno io ero immune al suo fascino.
Spinta dalla gelosia e dal fatto che non ragionavano mai con la logica, andai da lui e gli presi dalle mani il libro che stava leggendo.
Non so perché l'avevo fatto, magari perché mi dava fastidio che quelle ragazze avessero il privilegio di guardarlo indisturbatamente, mentre io non potevo farlo.
«Che fai?» il suo sguardo si spostò su di me, e da prima era confuso e leggermente infastidito dal mio gesto ma poi la sua espressione si addolcì un po' quando vide che ero io.
«Cosa leggi?»
«Nulla che ti riguarda»
«Lei è insopportabile, ma so che non posso fare a meno di desiderarla ogni volta che la guardo.» lessi la frase che aveva sottolineato con una penna rossa. Sfogliai altre pagine e lessi un altro paragrafo che aveva sottolineato con la stessa penna «Era bella, incredibilmente bella. Il suo sguardo aveva qualcosa di più di una semplice bellezza, aveva un incanto che non potevo defini-» si era alzato in piedi e mi strappò il libro dalle mani.
«Le mie speranze di aver trovato un luogo incontaminato da te, sono state deluse» borbottò, anche se nel suo tono non c'era fastidio.
«Le frasi che sottolinei nei libri sono dedicate a qualche ragazza di cui dovrei essere gelosa?» mormorai, subito pentita della mia uscita. Era una frase maldestra, soprattutto dopo che un mese prima gli avevo confessato i miei sentimenti. Ora, avrebbe potuto fraintendermi e pensare che fossi davvero gelosa, anche se in fondo lo ero. Tuttavia, non volevo che lo sapesse.
Lui mi guardò rapidamente prima di rispondere: «Non ti riguarda.» disse con un tono evasivo.
Chiuse il libro che stava leggendo, e riuscii a leggere il titolo: "Orgoglio e Pregiudizio".
«La conosco?» chiesi insistendo, cercando di sembrare divertita, ma la tensione nel mio cuore era palpabile. L'idea che un'altra ragazza occupava i suoi pensieri mi faceva stare male, che fosse Davina o qualsiasi altra ragazza.
Lui si voltò completamente verso di me, i suoi occhi intensi e pieni di mistero. «Sì, la conosci» confessò, e il mio cuore si spezzò. Non riuscii a nasconderlo, ma cercai di mantenere la calma.
Era chiaramente per Davina quelle annotazioni.
«Immagino che questo libro ti faccia pensare molto a lei» mormorai, facendo riferimento alle numerose annotazioni con la penna rossa che avevo notato sfogliando alcune pagine.
«Diciamo che mi rivedo in Darcy,» ammise con un sorriso enigmatico, mentre le sue gemme nere brillavano di luce. Era una confessione che mi spezzò ancora di più il cuore, ma cercai di nascondere la mia delusione e di fingere che non mi importava.
Perché ti piace autoinfliggermi questo dolore?
Domandai a me stessa in silenzio, mentre il mio cuore pulsava con una strana combinazione di dolore e desiderio.
Sarei potuta semplicemente uscire dalla biblioteca e proseguire con la mia giornata, ma invece, decisi di rimanere, quasi come se volessi provocarlo al punto di fargli ammettere che provava ancora qualcosa per lei.
Sin dall'inizio, la sua presenza aveva un potere inebriante su di me. Era come se qualsiasi logica che avevo svanisse in sua presenza, rendendomi vulnerabile e priva di controllo. Non potevo fare a meno di desiderare la sua attenzione, nonostante sapessi che aveva una ragazza. Desideravo ardentemente il suo sguardo, carico d'amore, anche se ero pienamente consapevole di non meritare tale affetto. Sapevo, soprattutto, di non essere all'altezza del suo cuore.
Gli avevo confessato i miei sentimenti in passato, e la sua risposta aveva spezzato il mio cuore. Eppure, eccomi qui, davanti a lui, a fingere di essere forte e indifferente al suo irresistibile fascino. Quando in realtà, soffrivo in silenzio, invidiando la ragazza che occupava la sua testa e il cuore.
Pensai che forse era il destino, dopo tutto, la ruota girava, non è vero? Dove io avevo infranto cuori senza un briciolo di compassione, ora era il mio a essere ridotto in frantumi, nell'abisso dell'amore.
«Capisco» mormorai solamente, pronta a levare le tende.
«Brianna» lui pronunciò il mio nome ed io mi voltai verso di lui, sentendo come il mio cuore accelerasse al suono della sua voce. «Tu... come mai sei in biblioteca?» mi domandò con un'espressione interrogativa sul volto. Provai a scacciare via il malumore, o almeno provai a nasconderlo. «Dovevo studiare con il mio tutor, ma non si è presentato,» spiegai, anche se mi chiedevo perché stessi ancora lì con lui, discutendo della mia vita.
«Un tutor?» corrugò la fronte, mostrando sorpresa.
«Sì, in matematica sono sotto la media,» ammisi, sentendo il peso della mia incapacità di soddisfare le aspettative dei miei genitori. Era una sensazione sgradevole che mi tormentava costantemente. I miei genitori volevano che io fossi perfetta in tutto, specialmente nei voti. Ero l'unica figlia, e avevo l'impressione che non riuscivano a tollerare che io non fossi all'altezza delle loro aspettative.
Era una realtà che mi faceva star male, tanto da spingermi a ricorrere a bugie e inganni per nascondere le mie imperfezioni e apparire perfetta ai loro occhi. Era un peso che portavo con me, e ogni volta che pensavo a quanto fossi lontana dall'essere quella figlia perfetta, mi sentivo ancora più sopraffatta dalla situazione.
«E lui ti ha dato buca?» chiese.
«A quanto pare» mormorai, sentendomi un po' imbarazzata per la situazione.
Lui abbassò lo sguardo sul libro che teneva tra le mani, fissando la copertina. Il suo sguardo era fisso sulla copertina, come se fosse perso nei suoi pensieri. L'espressione sul suo viso sembrava riflessiva, come se stesse ponderando qualcosa.
Poi, finalmente, alzò gli occhi e mi guardò intensamente. «Se vuoi, posso aiutarti io. Mi cavo un po' con tutte le materie» disse con gentilezza, offrendosi di aiutarmi.
La sua offerta mi colse di sorpresa, facendomi battere il cuore un po' più forte.
«Non sei obbligato a farlo»
L'idea di trascorrere del tempo da sola con lui mi entusiasmava e al tempo stesso mi riempiva di tristezza perché sapevo che non potevamo mai essere davvero solo "noi due".
Era come guardare attraverso una vetrina sfavillante, desiderando di entrare e toccare qualcosa di prezioso, ma sapendo che non era mai destinato a essere mio.
«Lo faccio con piacere, voglio aiutarti» aggiunse con un sorriso sincero, e il mio cuore si sentì come se stesse per esplodere dalla gioia malgrado gli dicessi di non entusiasmarsi troppo.
«Se per te non è un problema...»
«non lo è affatto» non mi lasciò finire la frase, che ci tenne a chiarire.
«Ci vediamo stasera a casa mia?» proposi, e notai dello scetticismo nei suoi occhi. «i miei genitori non ci saranno, tranquillo» lo informai con un tono leggermente divertito, ricordandomi l'incontro che aveva avuto con mia madre. Immaginai che i miei genitori non gli stessero tanto a genio, e non aveva nemmeno ancora incontrato mio padre.
«A stasera allora» mi fece l'occhiolino e il mio cuore sussultò.
«A stasera»

Different Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora