Capitolo 4

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Il ritornello di Lose My Breath delle Destiny's Child rimbombava nella palestra

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Il ritornello di Lose My Breath delle Destiny's Child rimbombava nella palestra.

Osservai con attenzione, una per una, le cheerleader che avevamo selezionato durante i provini della settimana precedente. Sperando che questa volta riuscissero a replicare la coreografia in modo impeccabile, proprio come lo desideravo io.

«Più energia, ragazze! Sembrate delle comparse in un film scadente sugli zombie» batté le mani con forza per richiamare la loro attenzione, cercando di spronarle.

Dopo una lunga e monotona giornata di scuola, avevo dato appuntamento a tutte in palestra per iniziare a perfezionare alcuni passi delle coreografie. Ogni movimento, ogni transizione doveva essere eseguita con precisione.

«Ehi, Sailor Moon, vuoi essere una cheerleader o la mascotte di cui tutti rideranno?» dissi con un tono fermo, puntando lo sguardo sulla ragazza dalle lunghe code bionde. Si bloccò di colpo, guardandomi con un'espressione confusa e al tempo stesso demoralizzato. Il suo viso candido tradiva tutta la sua insicurezza.

«Una cheerleader. Voglio essere una cheerleader» rispose, con una voce esitante e tremula.

«È allora prova a essere più aggraziata e meno un elefante in un circo» La mia voce era flemmatica, quasi annoiata, mentre passavo a osservare le altre ragazze. Continuavano ad allenarsi, ma erano sgraziate nei movimenti.

Mi fermai a rimproverarne un'altra che sembrava perdersi nel tempo della musica, i suoi movimenti erano incerti e privi di sicurezza.

Non ero una perfezionista solo nell'aspetto: pretendevo la perfezione anche da tutto ciò che facevo. Non accettavo che nulla fosse lasciato al caso.

La mia concentrazione fu interrotta bruscamente dal fastidioso cigolio delle porte della palestra che si aprivano. Mi voltai e intravidi Sorriso d'argento camminare verso di noi con il suo solito passo impacciato, indossando una felpa enorme e scolorita color melone, abbinata a un paio di jeans larghi e consunti. Mi chiesi, per l'ennesima volta, come potesse uscire di casa vestita in quel modo, come se fosse pronta a svuotare cassonetti.

«Continuate con la seconda parte della coreografia» ordinai alle ragazze. Poi mi avvicinai a Willa, notando i fogli che stringeva tra le mani.

«Ti ho fatto i compiti di chimica» disse lei, con la sua solita voce pacata, porgendomi i fogli. Li presi con disinvoltura, senza nemmeno ringraziarla.

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