Bussai all'ufficio di Alvaro e dopo che ricevetti il consenso entrai.
Spiegai ciò che avevo in mente, mi disse che potevo passare le spese sul conto dell'azienda e di non farmi problemi con la scelta degli arredi.
Tornai in ufficio e pensai a ciò che volevo fare, selezionai gli arredi e mi concentrai bene su lo spazio che c'era, per aiutarmi avevo anche una cartina che aveva fatto Charles.
Prima di proseguire con il pagamento dovetti aggiungere il numero di telefono e il cognome e dopo circa un'ora il telefono del mio ufficio squillò.
"Pronto, chi è?" chiesi.
"Salve, abbiamo ricevuto un ordine con l'aggiunta di questo numero" disse la voce dall'altra parte del telefono.
"Si, li ho ordinati io" risposi.
"Perfetto, le dispiacerebbe se parte degli arredi arriveranno oggi stesso, nel tardo pomeriggio? Sa, il corriere ha altri pacchi da consegnare in quella zona" chiese.
"No anzi, meglio così" risposi.
Dopo aver staccato la chiamata avvisai le ragazze che stavo per andare al locale dato che gli ordini sarebbero arrivati lì.
Cercai Noah per chiedergli di ridarmi le chiavi ma non lo trovai.
"Charles, hai le chiavi del locale?" chiesi dopo averlo visto uscire dal suo ufficio.
Mise le mani in tasca ma non aveva nulla.
"Cole forse" rispose "ci vado io aspettami qui" aggiunse sorridendo.
Tornò in poco tempo con le chiavi che poi mi diede.
"Vengo anch'io? Ti serve una mano?" chiese.
In quel momento uscii Cole, sentii il suo sguardo su di me.
"No grazie, a dopo Charles" risposi per poi andar via.
Una volta arrivata al locale mi diedi da fare, spostai i tavoli per posizionare temporaneamente al centro gli ordini che sarebbero arrivati. Liberai lo spazio dove avevo intenzione di fare lo spogliatoio e pulii il tutto.
Decisi anche di liberare anche la sala riunioni poiché a loro non serviva e pensai che quello era lo spazio adatto per una sala relax.
Mi sedetti un secondo, ero stanca, appoggiai la testa sul tavolo e improvvisamente sentii come se qualcuno cercasse di aprire la porta, pensando che fosse il corriere corsi subito ad aprire.
"Signor Alvaro, che ci fa lei qui?" chiesi stupita.
"Dammi del tu per favore, avevo un appuntamento con un socio e mentre stavo tornando verso la macchina ho visto qualcuno muoversi velocemente qui e pensavo fosse un ladro" rispose.
"Ah no, sono venuta a sistemare un po' di cose perché a breve arriveranno alcuni arredi" dissi tranquillizzandolo.
Proprio in quel momento il corriere bussò alla porta e io sorrisi indicando.
Arrivarono molti pacchi a pensarci bene ne mancavano giusto due o tre.
"Aspetta ti aiuto" disse togliendosi la giacca.
"Ce la faccio" risposi aprendo la scatola.
Ma lui insistette, montammo gli armadietti, un divisore alto con delle porte, era un piccolo spazio vuoto, serviva giusto per cambiarsi.
Insomma, liberammo lo spazio centrale e rimettemmo di nuovo i tavoli al proprio posto.
"Abbiamo fatto un ottimo lavoro" disse Alvaro guardandosi intorno.
Annuii guardando il tutto soddisfatta.
"Siete dei ragazzi davvero carichi, avete una voglia di darvi da fare pazzesca" disse.
Lo ringraziai sorridendo "ha una figlia?" chiesi curiosa ma capii che forse non era una domanda adatta.
La sua espressione cambiò.
"Ho perso mia figlia quando aveva due anni e mezzo, una malattia me l'ha strappata via, io e la mia ex moglie avevamo ottenuto il divorzio, sono andato avanti ma a lei non le stava bene così ha portato via mia figlia. Aveva deciso di non farmela vedere, dovetti portarla avanti ad un giudice per rivedere il volto di mia figlia. Ho avuto poco tempo per vivermela e la mia ex mi addossava la colpa, diceva che l'avevo abbandonata quando io ero disposto anche a non mettere fine al nostro matrimonio per far vivere nostra figlia in un clima sereno" disse trattenendo le lacrime.
"M-mi dispiace io-"
"Tranquilla, non potevi saperlo" rispose per poi schiarirsi la voce.
"Non deve incolparsi di nulla, un po' di tempo fa anch'io avrei desiderato vedere i miei genitori insieme, adesso la penso in un modo diverso nel senso che, se non ci si ama non c'è bisogno di giocare alla famiglia perfetta altrimenti i figli si illudono. Due genitori possono amare i propri figli anche separatamente, basta non trascurarli" dissi per poi sorridere.
"Hai vissuto anche tu una separazione da come parli" disse con lo sguardo perso.
Restammo a parlare un po' di quello ma poi da un discorso arrivammo ad un altro.
"Solo tu e John siete quasi parenti? Cioè siete tutti amici?" chiese curioso.
"Si, siamo un gruppo ci sono anche delle coppie" risposi.
"Che bello, vorrei tornare alla vostra età e vivere queste storie d'amore con spensieratezza" disse.
Solo nel silenzio che in quel momento ci fu sentii il mio telefono squillare.
Notai tre chiamate perse da Mad e un messaggio con su scritto "ti stiamo aspettando in azienda, non dimenticare le chiavi".
Vidi l'orario, mi accorsi che si era davvero fatto tardi e così decidemmo che era ora di andar via.
"Vai in azienda?" chiese.
Annuii girando la chiave nella serratura.
"Ti do un passaggio se vuoi, andiamo nella stessa direzione" disse.
"Grazie prendo l'autobus" risposi.
"Sicura?" chiese.
Annuii e mi avviai alla fermata, aspettai giusto cinque minuti e il bus finalmente arrivò.
Quando scesi vidi Alvaro all'entrata e avevo l'impressione che mi stesse aspettando.
"Ho dimenticato qualcosa?" chiesi confusa.
"No, mi stavo accertando che andasse tutto bene il ritorno" rispose sorridendo.
Mi sembrava di avere una figura paterna, come se lui vedesse in noi i suoi futuri figli, era molto premuroso.
Salimmo al piano di sopra e appena usciti dall' ascensore erano tutti seduti sul divano enorme rotondo che c'era in uno ampio spazio al centro del corridoio. Cole mi guardò, Mila si accorse del suo sguardo e sorrise.
Diedi le chiavi a Charles anche se sapevo benissimo che non erano sue e lui le diede a Cole.
"Stavamo per venire a controllare se stessi bene" disse Cas.
"Erano arrivati dei pacchi, il signor Alvaro si trovava per quelle parti e mi ha aiutato a montarli tutti" risposi sorridendo.
"Grazie da parte nostra" disse Charles.
"Figuratevi, nessun problema e complimenti, il vostro locale è un posto meraviglioso" disse Alvaro per poi salutare tutti e tornare nel suo ufficio.
"Siete tornati insieme?" chiese Noah.
"Ma che te ne frega" sussurrò Barbara spingendolo.
"È solo una domanda " disse Noah ma ormai la bomba era già lanciata e dovevo rispondere prima che Cole potesse fraintendere.
"Siamo tornati allo stesso tempo, forse lui un po' prima. Io ho preso l'autobus e Alvaro ha aspettato fuori l'azienda che io arrivassi a destinazione per assicurarsi che non ci siano stati problemi" risposi.
"E che problemi dovevano esserci?" chiese Cole.
Non lo guardia nemmeno.
"Vado un secondo a posare queste cose nell'ufficio e andiamo" dissi guardando le ragazze.
"Non ignorarmi" disse Cole alle mie spalle poiché io mi ero allontanata.
"Siediti" disse John, era l'unica cosa che sentii prima di chiusi la porta.
Misi nel mio armadietto una cartellina dove avevo appuntato tutti i cambiamenti da fare e le varie idee. Controllai di non aver dimenticato nulla e uscii.
"Possiamo andare" dissi sistemandomi la giacca
"Come ci organizziamo?" chiese Barbara camminando.
"Io devo urgentemente passare a casa queste scarpe mi fanno male quindi facciamo così, una sistematina e poi ci incontriamo" disse Mila.
"Cosa fate?" chiese Max.
"Una serata solo con le mie ragazze" disse Cas sorridendo.
"Senza noi? Che cosa noiosa" sussurrò Noah.
"Non siete mica l'ombelico del mondo, anche tra di noi ci divertiamo, delle volte anche di più" rispose Mad.
"Ok stai mentendo" disse Charles.
Uscimmo dall'azienda, proseguimmo a piedi e per tutto il tragitto si creò una discussione inutile.
"Sinceramente non capisco perché vi arrabbiate così tanto, anche a voi capita di divertirvi stando tra di voi, è normale, vi comprendete, avete gli stessi argomenti e lo stesso vale per noi. Non potete dire che con noi vi divertite a parlare di motori e calcio come noi non possiamo dire di divertirci con voi parlando di gossip e moda che tanto non sapete nemmeno chi sono le persone in questione" disse Barbara.
"Quindi non vi sentite comprese?" chiese Dylan.
"Ci risiamo" risposero contemporaneamente Mila e Barbara, io non mi sentivo tirata in causa. Il mio rapporto con Cole non riuscivo a definirlo, non ci guardammo nemmeno per tutto il tragitto.
Finalmente tornammo a casa, restammo per un po' a parlare tutti insieme finché io salii in camera per prepararmi. Non indossai niente di che poiché si trattava di una serata tra di noi.
Mila era venuta da me in modo da andare insieme ma prima restammo un po' a parlare in camera e tra una chiacchiera e un'altra lei si passò la piastra mentre io mi truccai.
Camminammo a passo normale, senza andare di fretta, come se stessimo facendo una passeggiata, passammo per la strada dove c'era la casa di Charlotte e notammo la luce accesa all'interno.
"Che ne dici di invitarla?" chiese Mila.
Annuii e ci avvicinammo, bussammo alla porta per più guardarci intorno in attesa di una risposta.
"Salve, come posso aiutarvi?" chiese una donna con un volto mai visto in città.
"Salve, c'è Charlotte?" chiesi.
La donna ci guardò con un'espressione confusa, come se non sapesse chi fosse.
"Di chi si tratta?" chiese.
"Charlotte, una nostra amica" disse Mila "mi scusi ma allora lei chi è?" chiese, mentre io guardai il civico pensando di aver sbagliato.
"Ah! La famiglia che era qui intendete, è partita, ci hanno affittato la casa per un po' poiché stiamo ristrutturando delle parti della nostra casa e non possiamo starci dentro, quindi se cercate loro non ci sono" rispose sorridendo.
"Non ci credo. Le avevo presto un'agenda e mi disse di passare a prenderla quando avevo tempo" dissi inventando una scusa al momento, avevo una brutta sensazione.
"Se volete potete salire a cercarla" disse la donna.
Ed era proprio ciò che volevo sentire, quando salimmo in camera di Char notammo che c'erano pochissimi vestiti ma soprattutto l'assenza di felpe.
Era un segno? Aveva intenzione di stare via per tanto tempo?
"Trovata?" chiese la signora salendo le scale.
"No, penso sia meglio chiamarla" risposi, scendemmo al piano di sotto e ci avvicinammo alla porta ma prima di uscire ringraziammo la signora per la disponibilità.
"Posso aiutarti in un altro modo?" chiese.
"Mi scusi, posso sapere per tanto ha affittato la casa?" chiese Mila.
"Nove mesi ma ci hanno detto che potevamo restare di più o di meno in base alle nostre esigenze" rispose la signora.
Io e Mila ci guardammo contemporaneamente.
STAI LEGGENDO
Scrivimi quando arrivi a casa!
FanfictionUna famiglia si trasferisce in città con l'intento di dimenticare il passato e iniziare una nuova vita ma sarà molto difficile ripartire. Iniziano a crearsi nuovi gruppi, nuove amicizie. I ragazzi del paese riusciranno a superare gli ostacoli che l...
