Altri guai?

247 13 1
                                        

L'indomani si presentarono tutti a casa, tutti tranne Char.
"Sono passato da lei, aveva un po' di febbre" disse Max.
Facemmo colazione e senza perdere altro tempo analizzammo i vari profili che avevamo registrato sul pc e c'erano delle persone che ci sorpresero davvero tanto soprattutto le risposte che diedero alle mie domande.
Facemmo una paura dopo aver trovato dieci persone, mio fratello nel frattempo scese le scale di corsa come stesse succedendo chissà cosa.
"Dove vai?" chiesi.
"Esco" rispose prendendo la felpa sull'appendiabiti.
"Non metterti nei guai" dissi guardandolo.
"Ci provo, ciao a tutti" rispose per poi andar via.
"Tuo fratello assomiglia tanto a noi" disse Noah.
"Quando eravamo come lui ne combinammo tante" aggiunse Charles ridendo.
"Perché ora no?" chiese Mad.
I ragazzi si guardarono tra di loro mentre Mila prese della cioccolata nella credenza.
"Comunque parlando di cose serie, che ne dite di organizzare una festa per Charlotte soprattutto ora che lo sa anche la sua famiglia" disse Max.
"Sanno della gravidanza?" chiesi guardandolo.
Max annuì.
"Ma sei sicuro?" chiese Barbara.
"Certo, me l'ha detto quando sono passato a trovarla, perché?" chiese.
"A noi non ha detto nulla" rispose Mila mentre noi altre ci guardammo.
"Forse l'ha detto a Max perché stava lì altrimenti avrebbe aspettato che ci stessimo tutti per comunicarcelo" disse Dylan.
"Non ha mandato nemmeno un messaggio nel gruppo" disse Mad aprendo la chat.
"Io la chiamo, voi ragazzi restate in silenzio" disse Barbara mentre il telefono squillò.
Facemmo la videochiamata e Char ci mise un po' prima di rispondere.
"Ehii! Come ti senti? Max ci ha detto che hai la febbre" disse Barbara
"Si, sono anche un po' stanca fisicamente" rispose con un'espressione pallida.
"Max ci ha detto anche che hai comunicato alla tua famiglia la gravidanza" disse Mad.
"Si, si trovava già qui perciò è stato il primo a cui l'ho detto, avrei voluto aspettare che mi riprendessi prima di comunicarlo anche a voi" rispose per poi starnutire.
"Salute! Come l'hanno presa?" chiesi.
"Bene, non mi sarei aspettata una reazione del genere" rispose sorridendo.
Sembrava strana, forse era così per le sue condizioni oppure stava mentendo.
"Riprenditi presto Char" disse Mila.
"Per qualsiasi cosa chiamaci" aggiunse Mad.
La salutammo e la lasciamo riposare mentre noi riprendemmo il nostro lavoro.

Mia mamma e Gregg tornarono a casa e uscirono nuovamente dopo aver ordinato dei panini per noi.
"Sono tornato" disse George lasciando la porta aperta, posò le chiavi sulla mensola e aiutò il ragazzo delle consegne a portare le buste dentro.
Facemmo una breve pausa e anche George prese posto a tavola, Mila lo fissò come se qualcosa non andasse.
La guardai con un'espressione confusa e anche Cole e Charles notarono il suo sguardo.
George finì il suo panino, le patatine, prese la sua bottiglina d'acqua, salutò tutti e uscì nuovamente.
"Lili..." sussurrò Mila guardando mio fratello dalla finestra.
"Cosa?" chiesi mangiando le mie patatine.
"Mia sorella, ha anche lei un succhiotto sul collo" rispose Mila indicando la zona.
La guardai con gli occhi sgranati.
"Uoo! E bravi ragazzi" disse Cas mentre gli altri ragazzi sorrisero.
"Che teneri" sussurrò Mad per poi mordersi il labbro inferiore.
"Stanno pure bene insieme" disse Barbara sorridendo.
Mila tornò a tavola e mi fissò senza dire una parola, dopo un paio di secondi scoppiammo a ridere.
Era una cosa bella ma strana allo stesso tempo.
Dato che eravamo a buon punto prendemmo la situazione con calma, Cole mi guardò mentre gli altri chiacchieravano e pian piano ci allontanammo.
Salimmo in camera e in un secondo mi trovai con le spalle verso la porta, mi prese dolcemente il viso e lo accarezzo con entrambi i pollici, spostò i miei capelli all'indietro per poi far scendere le sue mani fino ai fianchi.
Le nostre labbra si sfiorarono e nel frattempo l'atmosfera iniziò a riscaldarsi.
"Ti amo" sussurrai mentre Cole si avvicinò.
"Anch'io, tantissimo" rispose, mi strinse a sé e iniziò a baciarmi il collo.
Chiusi gli occhi e mi lasciai andare, sentii la mano di Cole sfiorarmi la schiena, chiuse la porta a chiave per poi baciarmi.
Si era creata una bella atmosfera se non fosse per un forte rumore che sentimmo, scendemmo di corsa al piano di sotto mentre i ragazzi stavano guardando qualcosa alla finestra di vedere dalla finestra e altri erano fuori.
"Che succede?" chiesi.
"Non so da qui non si vede niente, c'è stato un rumore proveniente da fuori" rispose Barbara continuando a guardare dalla finestra.
Uscii e mi guardai intorno, uscì anche Derek da casa sua chiedendosi la stessa cosa nostra.
Non trovammo una risposta così decidemmo di rimetterci a lavoro e dopo aver finalmente finito, ci buttammo tutti a peso morto sul divano.
"Posso dire una cosa?" chiese Noah.
"Solo se è intelligente" rispose Mila.
"Lo è" disse per poi prendersi una pausa "io, vi voglio bene, davvero, tutti" aggiunse lasciandoci senza parole.
Lo abbracciammo e tra delle smorfie e delle carezze, quel forte rumore si fece di nuovo presente nei dintorni.
Sentimmo qualcuno forzare la maniglia, ci nascondemmo di corsa e dopo aver afferrato qualcosa aspettammo che la porta si aprisse.
"Ehi! Tranquilli" disse George alzando le mani.
"C'è bisogno di rompere la maniglia?" chiesi posando il vaso che avevo preso.
"Senti, hai sentito questi rumori? Ho avuto paura e siamo tutti tornati a casa di corsa" disse George.
"Tutti chi?" chiese Mila.
"Io e i miei amici" rispose guardandola.
"Che succede fuori?" chiese Charles.
"Ho sentito dire che nel parcheggio sono arrivate nuove persone e a quelli che già c'erano non sta bene così hanno iniziato una rissa, hanno trasformato quel posto in un vero e proprio campo da guerra. Quando andrete via vi consiglio di fare la strada a partire da destra, allungherete ma almeno non passerete per quella zona, è davvero pericoloso, nemmeno le guardie sono riusciti a calmarli, alcuni sono sballati, altri un po' lucidi e hanno dei coltellini, lanciano bottiglie" rispose George sedendosi.
"Quel posto deve essere liberato, è uno spazio enorme, potrebbero costruirci qualsiasi cosa, una biblioteca, una sala da bowling" disse Cas.
"Non te lo lascerebbero mai fare, non ti lascerebbero mai costruire nel "loro territorio" come lo chiamano loro. Inizieranno a far dispetti, imbrattare tutto, rompere vetri e rubare all'interno" rispose Noah.
"Guardate" disse George mostrandoci devi video sul cellulare che gli aveva mandato un amico.
Quella gente aveva dei seri problemi, andavano curati, aiutati.
Con le ragazze ci furono dei veloci scambi di sguardi per poi ascoltare Cas, i ragazzi parlarono di quelle persone come se non ci fosse niente da fare per loro e la cosa un po' ci dispiaceva perché tutti meritavamo una seconda opportunità, ma soprattutto di essere felici e quel parcheggio abbandonato era semplicemente ciò che avevano, una specie di casa.
"Ci conviene andar via prima che la situazione peggiori" disse Charles.
Dammo un'occhiata velocemente al nostro lavoro per ricapitolare il tutto, i ragazzi presero le loro cose, salutarono e andarono via tutti.
"Chi è in vantaggio?" chiese John sedendosi sul divano.
"Gli avversari" rispose George per poi sbuffare.
John si collegò anche lui e iniziò a giocare con mio fratello, io sistemai il computer, feci l'aggiornamento e nell'attesa pulii i bicchieri e il bancone pieno di briciole.
Salii al piano di sopra poiché volevo posare il computer e mentre ero sulle scale scesi poiché qualcuno bussò alla porta.
"Signorina Lili Reinhart?" chiese un uomo mostrando il distintivo della polizia.
"Si, sono io" risposi.
"Deve venire con noi" disse.
"Di che si stratta?" chiese John avvicinandosi.
"Noi seguiamo gli ordini" rispose l'altro agente.
Mi voltai per poi dare il pc che avevo ancora in mano a George, lo salutai per poi avvicinarmi a John.
"Mi raccomando, tieni d'occhio George e spiega alla mamma che va tutto bene" sussurrai al suo orecchio, avevo una brutta sensazione.
L'agente mi prese il braccio e da sola mi diressi verso l'autovettura, feci un sorriso forzato guardando John e George dal finestrino e dopo che i due agenti entrarono in macchina andammo via.

Ero talmente distratta che non mi accorsi nemmeno di dove mi trovassi, cercai di far mente locale per arrivare al motivo di quella situazione.
L'agente aprì una porta e mi disse si aspettare all'interno della stanza, sembrava una di quelle stanze dove si facevano gli interrogatori, illuminata da una lampadina che emanava una luce che cadeva solo sul tavolo, le mura erano bianche ma senza illuminazione sembravano nere, all'interno faceva freddo e metteva ansia.
Aspettai per tantissimo tempo, dopodiché una donna entrò con dei fogli.
"Accomodati pure" disse indicandomi la sedia "ti chiederai perché sei qui, arriviamoci con calma dato che staremo qui per molto" disse sedendosi e guardandomi con aria di sfida.

Scrivimi quando arrivi a casa!La tua prossima ossessione. Scoprilo ora