Capitolo 14

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Daisy

Con lo sguardo completamente perso nei profondi meandri del mio armadietto, cercando qualcosa non ben chiara al mio cervello, tento -in realtà- di non arrovellarmi la mente rimuginando su ciò che è avvenuto da questa mattina; provo a lasciar scivolare via dal petto quello strano senso di oppressione che stringe la gola seccandola, che asciuga le labbra e fa battere il cuore in modo anomalo mentre una stretta ferrea lo racchiude facendolo dolore più del normale. Può sembrare una descrizione inusuale o, quanto meno, complessa, ma è così che mi sento. La campanella della pausa pranzo è suonata da un po' ormai ed io è dalla prima ora che non riesco a distogliere il pensiero dalla conversazione avuta con Zayn. Ho ripetuto a me stessa, per tutto il tempo, quanto il ragazzo tenga a me ed è proprio per questo che ha portato avanti il suo discorso con quel fervore e con quella immensa convinzione. D'altronde, non posso dargli completamente torto: la relazione tra Harold e me è pericolosa e potrei uscirne totalmente distrutta se le cose dovessero sfortunatamente andare male, però ho ripromesso a me stessa che avrei fatto qualsiasi cosa per tutelare i sentimenti miei e del ragazzo che amo.

Sospiro pesantemente per l'ennesima volta, alzando lo sguardo verso i piccoli ripiani all'interno dell'oggetto metallico davanti a me e, con un gesto svogliato, scocciato direi, afferro il sacchetto di carta contenente il panino preparato dalla mamma questa mattina. Non faccio altro che temporeggiare, perché rivedere il viso di Zayn insieme ai miei compagni intorno al nostro solito posto e scoprire la sua reazione nel vedermi arrivare mi spaventa molto; ho così tanta paura di leggere ancora delusione nei suoi magnetici occhi scuri da essere tentata di scappare via, venendo meno alla mia natura altezzosa, orgogliosa e menefreghista. Però si tratta di Zayn, dunque la mia fierezza cade violentemente al suolo, come Icaro è precipitato dopo che le sue ali si sciolsero perché troppo vicino al sole.

Scuoto la testa provando a ricomporre la maschera che la maggior parte delle persone conoscono, quella che niente e nessuno può scalfire. Con un gesto nervoso della mano chiudo l'anta di metallo producendo un rumore sordo che riecheggia tra il corridoio, quasi del tutto sfollato a quest'ora.

«Ciao, rossa!» il suono leggermente acuto della voce di Perrie, mi distoglie dai pensieri, facendomi sussultare anche per l'improvvisa apparizione.

«Hey.» rispondo abbozzando un sorriso, guardando la mia amica di sottecchi mentre chiudo l'armadietto con l'apposito lucchetto.

«Come stai?» chiede dolcemente avanzando di un passo verso di me, poggiando subito dopo una spalla contro gli stipetti di latta. I grandi occhi azzurri, contornati da una spessa linea nera e da folte ciglia truccate, mi scrutando il viso in maniera curiosa e preoccupata, aggrottando le sopracciglia per sottolineare la perplessità e le frenetiche domande che, evidentemente, le riempiono la testa.

«Te lo ha detto, vero?» domando, senza rispondere alla sua richiesta, imitandola e schiacciando la schiena contro il metallo freddo degli armadietti; alzo la testa iniziando a fissare il bianco soffitto e sospiro forte, lasciando che le braccia -dopo aver riposto il pranzo nella borsa- ricadano mollemente lungo i fianchi. Mi sento alquanto spossata.

«Sì, me ne ha parlato.» ammette mormorando, facendo un ulteriore passo verso di me. «Certo, non è stato facile capire ciò che lo preoccupa, ma ho i miei metodi.» continua maliziosa, attirando la mia attenzione.

La fisso, adesso, e noto una scintilla d'orgoglio negli occhi per le sue innate arti da manipolatrice e da seduttrice; sul viso compare a poco a poco un sorriso lussurioso ad alluminarle l'incarnato pallido e le iridi del colore del cielo mentre incrocia le braccia al petto con fare disinvolto. La sua espressione vagamente divertita contagia anche me, così ridacchio compiaciuta per la personalità briosa della mia migliore amica. L'attimo di spensieratezza, però, finisce quasi immediatamente poiché l'umore torna ad essere cupo e ansioso come poco prima e anche Perrie si fa subito più seria.

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