Capitolo 73

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Harry

Arrivati, parcheggio l'auto nel garage e, una volta recuperato il bagaglio, entriamo dentro casa. Non so perché, ma varcarne la soglia mi fa provare una strana sensazione alla bocca dello stomaco, molto simile alla nausea. D'altronde, mi hanno ricattato e costretto ad andarmene l'ultima volta che sono stato qui. E nonostante questa casa abbia visto il primo bacio con Daisy, la prima volta che abbiamo fatto l'amore, le urla dei litigi e le conseguenti lacrime, le risate e la spensieratezza di quei pochi momenti in cui eravamo soli, e benché sia cresciuto qui, sento il desiderio di andare via, di scappare da questo posto. San Francisco è casa mia e mi mancherà quando andrò via, ma non ho sentito nostalgia di queste quattro mura. Anzi, più resto e più mi sento soffocare, ma forse è solamente colpa di come mi sento nei confronti di Daisy, di tutta questa storia.

«Va tutto bene?» mi chiede Daisy riportandomi alla realtà.

Mi volto nella sua direzione scuotendo appena la testa, poi mi guardo intorno e abbasso in definitiva lo sguardo: sono ancora sulla soglia, immobile, con la valigia di pelle in mano ed occhi vacui.

«Ehm ... sì, sì sto bene.» rispondo sorridendo, chiudendo la porta dietro le spalle.

«Bene! Che ne dici di pranzare con dei panini? Non ho molta voglia di cucinare, onestamente.» dice allegra facendo piccoli passi verso la cucina.

«Per me va bene.» annuisco ricambiando il sorriso e posando il borsone ai lati dell'ingresso - mi scoccia portarla in camera.

Daisy non ribatte, ma mi guarda per un attimo e poi sparisce in cucina. Io resto per qualche minuto nell'atrio per mettere in ordine i pensieri. Sposto gli occhi da una parte all'altra e mi appare tutto quasi estraneo, ma al tempo stesso moltissimi ricordi ritornano alla mente, anche se non richiamati. Mi volto verso l'ingresso del salone e momenti di quelli che sembrano anni lontani si materializzano davanti agli occhi: Daisy che sorride mentre regge tra le mani delle ciotole colme di pop-corn al burro, Perrie che la segue con delle bibite tra le braccia ridacchiando e urlando qualcosa verso gli altri; riesco a sentirne ancora il chiacchiericcio. Faccio un passo verso destra e la mente proietta altre immagini: Louis e Michael che ridono come idioti per qualche scherzo fatto a Niall, seduto per terra con la faccia imbronciata; accanto a lui un tranquillissimo Ashton che chiacchiera fitto con Eleanor, ridacchiando di tanto in tanto. Li vedo tutti quanti, lì seduti sul divano mentre si divertono e vivendo come dei normali adolescenti. Mi sento confuso, mi sento strano. È come avere le allucinazioni; la testa mi scoppia ed ho una gran voglia di urlare per mettere a tacere il dolore che ho dentro. Quei tempi sono finiti, la nostra innocenza è completamente scomparsa; il concetto di normalità completamente ribaltato.

Mi volto verso sinistra, verso la soglia della cucina e mi avvicino lentamente, quasi con timore. Mi fermo a pochi passi dall'entrata, poggiando una spalla contro il muro e puntando gli occhi sulla ragazza di cui sono perdutamente innamorato. La contemplo mentre, canticchiando sottovoce, prepara i panini che mi ha promesso. È di una bellezza semplice e pura, eppure sconcertante. Il suo viso è dolce, i suoi occhi esprimono tenerezza e le sue espressioni sono a volte buffe tanto da strappare una risata a chiunque la guardi; i capelli sono di un arancione meno carico dell'ultima volta, più tendenti al rosso, e le arrivano al seno, non più alla vita; quella canotta verde fa risaltare le morbide e piccole curve del seno aderendo al ventre piatto; i pantaloncini scoprono le gambe magre e candide, appena un po' rosee. La chioma ondeggia sulle spalle e dietro la schiena ad ogni movimento che compie, si morde il labbro inferiore mentre è concentrata a tagliare i pomodori, muove la testa a ritmo di qualche canzone che intona appena; è delicata in tutto quello che fa, è una figura quasi eterea che cammina leggiadra da una parte all'altra della stanza. È così che voglio ricordarla. Dunque, per l'ennesima volta, cerco di imprimere nella mente l'immagine di lei così da rievocarla ogni volta che la sua mancanza diventa insopportabile. Sorrido ripensando a quanto le cose siano cambiate in quasi cinque mesi, a quanto noi siamo diversi da quei due ragazzi che si sono baciati proprio in questa stanza. Siamo maturati, siamo consapevoli di noi stessi e dei nostri sentimenti, siamo ancora più uniti di quanto non fossimo. Gli occhi pizzicano e bruciano, si riempiono appena di lacrime; la gola fa male per il pianto trattenuto. Sono state molte le cose che ho mandato giù in circa due mesi di lontananza, dunque mi chiedo quanto resisterò ancora prima di scoppiare.

Endless || H.S.Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora