Can't help falling in love

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Un attimo è un porzione di tempo così minuscola nel quale tante cose possono accadere.
Di solito quando riceviamo una telefonata e non possiamo parlare, diciamo sempre tra un attimo ti richiamo, ma in quello stesso attimo sta avvenendo tutt'altro.
L'attimo può essere percepito come negativo o positivo. Ad esempio la famosissima frase che ha origine latine Carpe diem, cogli l'attimo.
Questa espressione chiaramente vuole insegnarci di prendere al balzo decisioni o opportunità che possono stravolgere in meglio la nostra vita. Ma se così fosse, perché l'attimo che intercorre tra me e Evan è diventato così angusto?

«Ti sono venuto dentro.» questa è la frase che mi rimbomba in testa come un turbina impazzita.
La mia espressione sconvolta, il mio corpo esamine per le prestazioni di prima e per la risposta di lui data appunto in quell'attimo dove le cose potevano andare diversamente.

«Stai bene?» chiede lui, in modo così pacato, come se la cosa non lo disturbasse affatto. La testa prende a vorticare, i pensieri ritornano come un lampo al ciel sereno, il nodo alla gola si presenta senza alcun preavviso e l'aria sembra diventare così pesante.

«Perché l'hai fatto?» domando alzandomi di scatto, prendendo il vestito per coprirmi da lui, come se non mi avesse mai vista nuda prima d'ora.
Sono agitata, forse sto esagerando, ma io non posso avere un bambino con lui. Non posso.

«Dio santo Jil. Che cazzo ti prende? Non ti sto seguendo.» questa volta anche lui si alza, ma non si cura di ricoprire le sue parti intime. La sua voce resta abbastanza salda e tranquilla.

«Hai detto che mi sei venuto dentro, perché? Non dovevi. Non possiamo!» parlo a raffica impanicata.
Lui mi guarda sbalordito, come se a stendo facesse fatica a credere a ciò che i suoi occhi stanno assistendo.

«E perché non possiamo? Sbaglio o eri proprio tu che parlavi di cambiamenti, di non doversi vergognare dei propri sentimenti? Ed ora che io l'ho fatto e questa volta l'ho fatto nel modo più naturale e bello che possa esistere, tu che fai? Rovini tutto. Vaffanculo stronza.» ed è qui che inizia ad alterarsi, la vena del collo gli si gonfia così tanto che ho paura che gli possa prendere qualcosa. Rapido come una saetta si riveste anche lui.

«Dio santo Evan! Possibile che con te non si può parlare civilmente?» mi lancia un occhiataccia perfida che quasi quasi mi fa pentire di avergli parlato.

«Non dopo aver capito che ti fa schifo avere un figlio con me.» non riesco a seguire i suoi cambiamenti vocali, dato che ora sembra sia soffrendo molto.

«E poi esiste la pillola del giorno dopo e te lo stavo per dire se solo tu non avessi fatto la pazza. Ma a quanto pare il tuo è un problema generico.» il suo petto ancora nudo brilla sotto i pochi raggi di sole; tra poco anche loro andranno via.

«Io... ecco, ho avuto paura! Penso sia normale, no?» da quanto sono diventata così codarda. L'ho chiaramente ferito ed è davvero strano vederlo così. Non è da lui.

«Non ha importanza. Tanto tra poco sarà tutto finito.» improvvisamente ho le lacrime che minacciano di uscire, ma non dovrei sentirmi così, lui mi ha ferita in modi ben peggiori se vogliamo dirla tutta. Ma è anche vero che non mi ha obbligata a fare quello che abbiamo fatto fino a poco fa.

«Non volevo e che...» il suo avvicinarsi a grandi falcate mi fa mancare l'aria e zittire all'istante.

«Tu non vuoi tante cose, ma alla fine fai sempre gli stessi sbagli. Ma dopotutto è lecito da parte tua, credo sia un'ottima punizione per me.» lo guardo con occhi confusi.

«Ma cosa dici? È solo che mi sono fatta prendere dall'ansia, non ho capito le tue intenzioni e pensavo l'avessi fatto di proposito.» scoppia a ridere.

Non il Classico Bad BoyDove le storie prendono vita. Scoprilo ora