Avevo inventato una scusa per andarmene da quel posto soffocante. Avevo chiesto un passaggio a Caleb, quest'ultimo accettò senza fare storie e poi ritornò alla festa.
Mia madre cercò di convincermi a restare fino al taglio della torta, ma non c'è la facevo proprio a restare lì.
Mi ero sempre chiesta come facevano quelle persone a vivere in quel mondo di bugie.
Un mondo completamente diverso da quello dove ero cresciuta io.
Appena arrivata, me ne andai direttamente in bagno. Il vestito l'avevo lasciato cadere a terra, i tacchi li avevo tolti appena avevo messo piede dentro casa.
Andai verso lo specchio, guardai il mio riflesso.
Il trucco era intatto, nonostante lacrime copiose avessero bagnato il mio viso.
Alzai la mano, con il dorso iniziai a strofinare il rossetto sulle labbra. Scacciai un urlo di disperazione, un urlo che avevo tenuto chiuso con diverse mandate, ma sapevo che prima o poi sarebbe uscito.
Entrai in doccia, alzai la manovella, l'acqua calda mi bagnava le spalle. Avevo alzato il capo, così da bagnarmi per bene il viso, ma non avevo sentito nessun senso di sollievo. Le scene della festa di beneficenza mi passavano avanti gli occhi come scene di un vecchio film. Come una vecchia pellicola ingiallita, lasciata mutata nel tempo e che in quel momento si stava facendo vivida.
Avevo scoperto che quel ragazzo che lasciava i bigliettini era il vero fratello di Erin, eppure non si somigliavano per niente. Sicuramente Julian, sapeva molto altro a riguardo, sono sicura che me ne avrebbe parlato successivamente. Ma c'era solo un modo per sapere, dovevo andare io da lui.
Uscii dalla doccia, indossando un asciugamano striminzito insieme alla paura che mi ero portata dietro da quella casa, mi recai nella mia stanza ed è lì che per poco non carrucolai di lato.
Il cuore esplodeva in petto, lo stomaco si contorceva, sembrava avessi un groviglio al mio interno.
I capelli gli ricadevano davanti gli occhi, gli davano un'aria da duro. La camicia nera leggermente sbottonata lasciava intravedere qualcosa ai miei occhi che mi fece arrossire leggermente. Aveva alzato di poco gli angoli della bocca nel vedermi solo con quell'asciugamano. Si alzò, con movimenti lenti, ma che lasciavano capire quanto lui ci sapesse fare in quelle situazioni.
Non avevo avuto nemmeno il tempo di replicare, di fare nulla che, era già troppo vicino. Mi stava scrutando e solo in quel momento avevo notato delle pagliuzze dorate nei suoi occhi.
«Come hai fatto ad entrare?» gli avevo chiesto a Julian. Lui sorrise, ed era così bello che avrebbe fatto invidia a chiunque. I suoi tratti erano marcati e tremendamente sexy; era difficile resistere a non guardarlo.
«Io posso tutto. Per me nulla è impossibile.» disse con tono pacato. Poi avevo visto il suo sguardo che correva lungo il mio corpo, il suo sorriso era diventato diverso. Come se avesse visto la sua preda succulenta e lui era il predatore temibile.
«Oddio, ti prego girati.» gli dissi nel pieno dell'imbarazzo. Mi strinsi nelle spalle, come se servisse a coprirmi. Mi sentivo come quegli alberi spogli che tanto amavo osservare in autunno. Mi piacevano. E forse, io, in quel momento piacevo a lui.
Julian poco dopo alzò le mani, fischiettava mentre si era voltato dandomi le spalle. Infilai subito il pigiama che sistemavo con cura sempre sotto il cuscino. L'avevo infilato così velocemente che, Flash levati proprio. E in tutto quel tempo, il ragazzo che era insieme a me, stava ispezionando la mia stanza. Si era soffermato a guardare le foto che accuratamente spolveravo ogni mattina e che, sistemavo sempre in modo diverso.
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Non il Classico Bad Boy
RomanceJilian è una ragazza particolare e con una vita difficile, a causa anche dei suoi continui attacchi di panico. Vive nella sua bolla fino a quando, un giorno, non scoppierà e alla sua porta busserà Evan Blake. Un ragazzo da cui dovrebbe tenersi lonta...
