Ormai è da un po' che cammino senza meta.
Poco più in là, vedo una panchina sotto un albero, così decido di sedermi.
Con il lembo del maglione asciugo l'ennesima lacrima che inevitabilmente riga il mio viso.
Mi rendo conto che è quasi l'alba ormai. Non mi preoccupo neanche di controllare il telefono, l'ho spento dopo le dieci chiamate di mia madre. Avrà saputo.
In questo momento non so cosa provo. Mi sento vuota, priva di qualsiasi cosa. Nemmeno il freddo mi smuove.
Non so come ho potuto non ricordare qualcosa di così grande. Qualcosa che mi ha segnata per sempre.
Ancora le parole mi risuonano in mente.
Piccoli flash, compaiono per magia, a tratti li vedo.
Il sorriso beffardo di Evan, quello non è a tratti. È rimasto ben impresso nella mia mente. Si è insinuato così in profondità che l'odio che covavo, è aumentato di colpo. I suoi occhi, quello sguardo che mi porta ad avere paura, ormai non lo scorderò più. Non scorderò più niente ormai.
Come quando vinci una battaglia, ti senti forte e vorresti gridarlo a tutto il mondo. Lo vorresti sbattere in faccia al tuo nemico. Fargli capire che non si scherza perché sei imbattibile. È questo il messaggio che ho recepito da parte di Evan. Lui ha vinto anche questa volta e lo farà sempre. Fino al momento in cui imparerò a non avere paura. Paura di niente e di nessuno.
Ma la cosa a cui sto cercando di non pensare, piano piano, si sta allargando dentro la mia testa. Ho dedicato parole, lo cercavo, lo vedevo e lo sentivo quando avevo più bisogno, credendo che lui fosse davvero con me. Come se lui fosse sostanza e non un'anima vagante. Ma in fondo sapevo. L'avevo messo solo da parte, non volevo accettare la realtà e così l'ho respinta. L'ho accartocciata come fosse carta e l'ho buttata. Di solito lo facevo con gli appunti di canto. Come ho fatto quella volta. Avevo iniziato a scrivere un pezzo tutto mio, che raccontasse di lui, ma ad un certo punto ho buttato tutto, perché in quel pezzo mancava mio padre. Proprio come nella realtà. Nella mia realtà mio padre non c'è più. Mi ha lasciata qui da sola ed io ora non so più come respingere tutto questo. Non so come farò ad affrontare da oggi in poi la sua assenza.
Alzo il viso in alto e mi chiedo se sta bene in qualsiasi posto si trovi.
Ho scoperto che mi ha mentito tante volte.
Ho scoperto che non era ciò che diceva di essere, ma so che qualsiasi cosa lui abbia fatto, l'ha fatta per noi.
Sono orgogliosa di lui, lo sarò sempre, ma ora la rabbia sta prendendo il sopravvento e questo mi spaventa. Mi spaventa perché non sono mai stata arrabbiata con lui... lui che era il mio eroe.
Sono passati otto mesi da quando lui ha preso posto tra gli angeli. Ora i ricordi si fanno spazio, mentre le lacrime ormai hanno preso dimora fissa e gli occhi mi bruciano.
Ripercorro il viale dei brutti ricordi. Papà era da qualche giorno scosso e nessuno di noi sapeva ciò che stesse per accadere, perché nessuno si aspettava che tutti i nostri sogni da lì a qualche ora sarebbero diventati granelli di sabbia e sarebbero volati lontani. L'unico a saperlo era lui, ma non ha detto niente per non metterci in pericolo. Il giorno prima della sua morte, lui disse che doveva andare via. Port Orchard lo aspettava, ma non era di certo la verità. Perché lui quel giorno non ha più lasciato Seattle.
Rivivo per la terza volta quel giorno. La seconda volta è stata quando ho deciso di non accettare la realtà. La mattina eravamo tutti seduti a tavola, papà si era seduto a tavola con noi, ma non era come al solito. Qualcosa lo turbava. Mamma ci raggiunse con un piatto pieno di waffle e, i miei fratelli litigavano tra loro per chi voleva sopra lo sciroppo d'acero.
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Non il Classico Bad Boy
RomansaJilian è una ragazza particolare e con una vita difficile, a causa anche dei suoi continui attacchi di panico. Vive nella sua bolla fino a quando, un giorno, non scoppierà e alla sua porta busserà Evan Blake. Un ragazzo da cui dovrebbe tenersi lonta...
