Nella sala siamo rimasti io e il dipinto di Cece. I suoi occhi tristi sembrano guardarmi da ogni angolazione e la cosa mi porta un grandissimo nodo alla bocca dello stomaco.
Non so bene che donna fosse, ma per quel poco che so, ho la certezza che amava i suoi figli e la sua famiglia.
È stata anche lei una vittima, mi spiace che abbia sprecato i suoi anni ad amare un uomo che probabilmente non l'ha mai amata; stessa cosa per la figlia Evelyn. L'unico suo orgoglio è Evan. Un figlio che sarebbe andato incontro a tutto e tutti pur di salvare sua madre da un brutto male.
Quindi, io e Evan, abbiamo lottato per la stessa causa? Per l'amore di chi ci amava più di ogni altra cosa mondo. Lui per sua madre ed io per mio padre.
Solo che la sua causa si è macchiata di sangue troppe volte, sporcandone il suo valore e deturpandone il significato.
«Se lei fosse stata ancora qui, sarebbe stata la più bella di tutte.» ed ecco che le cose vanno di male in peggio. Che sciocca che sono, sarei dovuta andar via e occuparmi di Evelyn e invece sono rimasta qui a contemplare davanti al dipinto della donna che ha dato al mondo l'uomo sbagliato che io amo. Cerco di camuffare la voce, ma non so quanto potrei essere credibile con lui.
«Vi somigliate tanto.» non lo guardo, ho paura che potrebbe scoprirmi.
«Tutti dicono che somiglio al mio vecchio. Sei la prima che lo dice.» faccio un risolino, portandomi la mano davanti alla bocca, ma è qui che i miei occhi si posano sul marchio che ho sul polso. Ma come ho fatto a scordarmi di nasconderlo. Se lo vede sono nei guai.
Di scatto abbasso il braccio, cercando di non metterlo troppo in mostra e:«Sono sicura che somigli di più a lei.»
«Con chi ho il piacere di parlare?» domanda e sento il suo sguardo pesarmi addosso.
«Amelia Dowson.» continuo a guardare il ritratto e cerco un modo per spezzare la conversazione...
«Dovrei conoscerla?»
«Ho lavorato per lei anni fa.»
«Se solo potessi vedere il suo viso, ricorderei. Con i nomi non sono molto bravo.» il mio muscolo vitale sembra contorcersi, quasi come se mi stesse per venire un infarto.
«Ma certo! Che maleducata. E che questo dipinto mi ha rapito e...»
«Evan hai fatto? La sposa attende.» non pensavo mai di dirlo, ma grazie Evelyn!
«Arrivo.» la sua voce cambia, assumendo un tono austero.
«Signorina Dowson è stato un piacere.» vedo che porge la sua mano e alla fine l'intromissione della sorella non è servita. Mi giro lentamente, allungando il braccio sinistro e con lieve sorriso lo saluto.
Lo vedo che sbatte più volte gli occhi, come se vedere la mia figura gli avesse provocato qualcosa.
«Ti ho già vista.» soffia quasi impercettibile, stringendo di più la mia mano nella sua.
«Mi fa piacere che si ricordi di me. Prima ho avuto l'onore di parlare con suo padre. Grande uomo.»
«Evan!» mi giro anche io questa volta in direzione della strega con le sue semi acconciature anni sessanta. Se ne sta davanti la porta che da sul giardino principale, le braccia conserte e il piede che fa sbattere contro il marmo lucido.
«I doveri da marito iniziano a farsi sentire. È stato un piacere, Amelia.» dice quasi titubante, guardandomi da capo a piede. Se resto ancora qui a fissarlo è sicuro che capisce, così mi volto verso la sorella e con un perfetto e delizioso sorriso le dico se può indicarmi il bagno.
«Sempre dritto, poi a destra e poi di nuovo dritto e poi...»
«Non è che me lo faresti vedere? Prima mi sono persa.» la vedo annoiata dentro al vestito rosa antico che indossa pieno di lustrini. Alla fine decide di accompagnarmi e percorriamo di nuovo quel corridoio con lei che ancheggia come se stesse sfilando su una passerella di moda. Alzo gli occhi al cielo.
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Non il Classico Bad Boy
عاطفيةJilian è una ragazza particolare e con una vita difficile, a causa anche dei suoi continui attacchi di panico. Vive nella sua bolla fino a quando, un giorno, non scoppierà e alla sua porta busserà Evan Blake. Un ragazzo da cui dovrebbe tenersi lonta...
