«Ma di cosa parli?», il suo atteggiamento cambia del tutto. Sembra essere diventata schiva e piena di ira. Cerco di trattenere una risata isterica, ma proprio non ce la faccio. Speravo che fossero tutte dicerie uscite dalla bocca di Evan, giusto per farmi del male. Ma qui stiamo parlando della pura e crudele verità.
«Dai mamma. Il tempo di raccontarmi fandonie è finito.» le rivolgo uno sguardo carico di rabbia. In questo momento vorrei spazzare tutto. Rompere qualsiasi cosa che mi passi per mano e scappare lontano.
«Io sono stata sempre dalla parte di tuo padre. Cosa credi?» il suo tono iroso non cambia, ma si sforza di non urlare. Mi punta un dito contro poi.
«Se non fosse stato per me, saremmo morti tutti già da tempo. Perché pensi che io lavori ancora per loro?» resto sbalordita.
«Eppure non ti sei fatta problemi quando mi hai fatta assumere.»
«Non ho potuto fare diversamente. Loro erano convinti che tu sapessi dove si trovava la cura.»
«Anche tu sai della cura? Evan, la sta cercando per sua madre.» dico, ma forse non avrei dovuto dirlo a lei. Non so più di chi fidarmi. Le do le spalle, metto il braccio sotto il seno e l'altro lo alzo di poco portando un dito sopra le labbra. Scosto la tenda e rivolgo un'occhiata al cielo. So che papà mi guarda da lassù e mi chiedo se sia fiero di me. Anzi, mi chiedo perché mi abbia addossato questo fardello che si appesantisce sempre di più e tra poco, credo, finirò negli abissi più profondi senza riuscire più a riemergere.
«Tuo nonno Bruce non era una brava persona e tuo padre sapeva che famiglia era la mia.» mi giro e la fermo. Noto lo sguardo lucido, le labbra tremolanti e passa le mani in continuazione nei capelli. Vizio che ho ereditato da lei. Nel frattempo prendo il quaderno e tutti i documenti che ho a mia disposizione. Tranne quelli che Evan mi ha dato poco fa. Ancora non so di cosa trattino.
«Sei stata tu a strappare queste pagine?» mamma resta a bocca aperta. Mette entrambe le mani ai lati del viso e non riesce a guardarmi. Vigliacca....
«Ti prego Jil. Io sono tua madre. Dovresti fidarti di me.» si avvicina e mi scuote dalle spalle. Sento una lacrima rigarmi il viso e ora le labbra che tremano sono le mie. Cerco solo un po' di tranquillità, non chiedo niente di più. Ma sembra non appartenere proprio alla mia vita.
«Dovrei fidarmi di te che mi ha mentito per tutto questo tempo? Per questo non volevi che frequentassi Julian? Perché lui è contro i vostri sadici piani.» chiedo con disprezzo.
«Ascolta... lo so, ti sembrerà una pazzia. Ma io ho voluto proteggervi. Quelle pagine le strappai dopo una lite con tuo padre, poi quel diario non lo vidi più. Will me lo strappò dalle mani e non so dove lo portò.» ripete la stessa cosa di prima. Volevo proteggervi... pff.
«Se volevi proteggerci perché non ci hai portato lontano da qui? Oppure avresti potuto denunciare coloro che hanno ucciso papà.» a questo punto lei emette una risata isterica.
«A te sembra così facile? Secondo te io volevo mandarti a lavorare per quel farabutto di Evan Blake? Sono stata minacciata e non ho potuto fare altrimenti.»
«Immagino per la cura? E loro come sapevano che io avrei scoperto dove si trova? I soldi di mio padre dove sono finiti? I suoi sacrifici? La nostra vecchia casa?» corrugo la fronte urlando. Mamma a questo punto scoppia a piangere e tremante afferma che sotto minaccia è stata obbligata a dire che io possedevo la risposta e che i Blake hanno preso tutto quello che papà possedeva.
«Non lo so... ci siamo trasferiti due volte. La prima è stata quando smise di aver rapporti d'amicizia con Victor. Abitavamo anche noi a Broadmoore. In seguito ci siamo trasferiti in una zona altrettanto bella»
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Non il Classico Bad Boy
RomanceJilian è una ragazza particolare e con una vita difficile, a causa anche dei suoi continui attacchi di panico. Vive nella sua bolla fino a quando, un giorno, non scoppierà e alla sua porta busserà Evan Blake. Un ragazzo da cui dovrebbe tenersi lonta...
