Da quando siamo usciti ho notato che Julian ha spiccicato si e no due parole. Ho scoperto che ha una macchina che io non potrò permettermi mai e che tra qualche minuto visiterò casa sua. Eppure mi sento un po' a disagio. Non so che tasti toccare e forse avrei dovuto parlargli di quei documenti.
Perché papà non ha raccontato del laboratorio segreto alla mamma?
Non si fidava abbastanza?
Mi sento così vuota da tempo ormai.
Non so più di chi fidarmi.
«Siamo arrivati.» Proferisce e nello stesso momento attiva la freccia per svoltare a destra, dove infondo si trova un enorme villa. Wow‼
Sembra illuminata a giorno. Il viale in ghiaia è adornato ai lati da luci e da fiori bianchi. Julian ferma la sua macchina nera, davanti ad una fontana che risale sicuramente a tantissimi anni fa. Scendo dalla macchina estasiata.
In cima alla fontana ci sono due statue scolpite. Un uomo e una donna. L'uno con la mano sul petto dell'altro. Mi avvicino e riesco a vedere le rifiniture della pietra scolpita. Chi l'ha creata avrà pensato sicuramente alla sua dolce metà. Se così fosse è una vera e propria dichiarazione d'amore.
«Risale intorno al 1700. È stata creata da un antenato della famiglia Brown, cioè la mia. Si dice che sia stata scolpita per amore.» ecco che Julian conferma la mia ipotesi. «Quindi lo scultore ha scolpito se stesso insieme alla sua amata?» chiedo. Queste storie mi affascinano.
«Così dicono. I due si amavano, ma allo stesso tempo si odiavano. Si narra perfino che lei abbia cercato di uccidere lui, ma per amore non ce l'ha fatta. In seguito lui decise di scolpire il loro amore raffigurandolo così. Ma questa è solo una leggenda.» mette le mani in tasca mentre io ritorno a guardare questa meraviglia. Tra noi cala il silenzio e vedo Julian iniziare a camminare con andatura lenta e pensierosa. Decido di seguirlo e nel mentre osservo l'enorme villa che si innalza avanti i miei occhi. È qualcosa di meraviglioso, vedere come le proporzioni perfette si stagliano contro il cielo.
«Tu vivi qui da solo?» domando.
«Certo, con chi dovrei viverci?» la risposta fredda di Julian non mi piace, così senza aggiungere altro, aspetto che lui apra la porta che è interamente piena di dettagli incredibili. Ci sono intagliate delle rose agli angoli, accompagnate al centro dalle iniziali di qualcuno. Vorrei chiedere tante cose a Julian, ma è meglio aspettare.
«Il tuo telefono suona.» Julian fa segno all'oggetto che ho in mano. Mi sono lasciata prendere troppo dalla bellezza di questa casa, tanto che non ho sentito il telefono suonare. Controllo e vedo che è la mamma, non vorrei rispondere, poi mi convinco di non divagare subito con teorie strane.
Mi chiede se sto bene, perché non mi ha trovata al suo risveglio e che ha preparato la cena. Le dico che non torno e che sono con Julian. Ed è lì che Nathan prende parola.
«Ti ho detto che non devi stare con questa gente.» allontano il telefono dall'orecchio perché potrei perdere l'uso dell'udito.
«Oddio!! Forse non avrei dovuto inserire il vivavoce. Smettila Nathan.» fa la mamma ed io alzo gli occhi al cielo.
«Io devo andare ora. Ci vediamo dopo.» e stacco. Non è da me comportarmi così, ma è arrivato il momento di farsi sentire. Forse non credevano possibile che un giorno, anche io come loro, mi sarei fatta degli amici. Loro hanno avuto un'adolescenza diversa dalla mia e di certo non gli do colpa. L'unica colpa la do a me stessa per tutte quelle volte che potevo ma che non ho fatto.
STAI LEGGENDO
Non il Classico Bad Boy
RomansaJilian è una ragazza particolare e con una vita difficile, a causa anche dei suoi continui attacchi di panico. Vive nella sua bolla fino a quando, un giorno, non scoppierà e alla sua porta busserà Evan Blake. Un ragazzo da cui dovrebbe tenersi lonta...
