L'universo E I Tuoi Occhi

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«Un cosmopolitan e un aperol spritz al tavolo 4.» Connie poggia il vassoio sul bancone bagnato, facendolo scivolare di poco, provocando da entrambi i bicchieri un leggero oscillare del liquido contenuto al loro interno.
Lo prendo e con agilità cerco di non finire addosso a qualcuno. Mi sto abituando piano piano ai ritmi del champion's e devo dire che più tempo passo qui e più mi piace.

«Un aperol e un cosmopolitan.» posiziono i bicchieri di forma diversa vicino ai due ragazzi che mi ringraziano in modo educato. Mi rendo conto di avere le mani leggermente appiccicose e umide, così le passo sul grembiule nero che porto in vita. Subito dopo mi appresto a servire gli altri tavoli fino a quando il locale piano piano non incomincia a svuotarsi.

«Oggi è stato più affollato degli altri giorni.» Parla Connie fissando la porta, dove al di fuori passano gruppetti di persone intente a divertirsi.
Mi siedo sullo sgabello, sfinita. Forse è quello che dovrei fare anche io, raccogliendo qua e là pezzi di felicità che trovo giorno dopo giorno, nonostante quella che ho perso nel tempo addietro.

«Connie sei mai stata in discoteca?» chiedo alla mia nuova collega e amica. Lei sprofonda in una risata e capisco di essere ridicola delle volte. Ma cosa mi passa per la testa??

«Certo che ci sono stata. Chi non andrebbe in discoteca?!» dal mio silenzio Connie capisce subito. «Oh. Allora tesoro dobbiamo rimediare subito!! Ti porto dove lavora una mia amica, non è il massimo come locale, ma non è nemmeno orribile come prima esperienza. Oddio, sono contentissima!!» esordisce eccitata la cara Connie. Cerco di calmare il suo entusiasmo, ma ormai è partita e credo sia troppo tardi per rimediare e dirle che forse stasera dovremmo evitare. Ma non voglio ferirla, così accetto.

«E con i vestiti? Non posso presentarmi con questa maglietta.» indico la maglietta con la stampa di un unicorno. L'adoro, ma mi sembra troppo, anche per una come me che non ci tiene per niente ad apparire. Improvvisamente, Connie mi prende da un polso e per poco non rischio di farmi male. «Ma che... » mi fermo appena la sua voce sovrasta la mia. «Tom, il nostro turno è finito. A domani. Notte!!!» Tom è il nostro capo, come ho già detto in precedenza. Il suo viso sembra non scomporsi più di tanto nel vedere la mia collega in questo stato. Tant'è vero che alza le spalle e si rimette a contare i soldi che ha incassato durante la giornata.

Usciamo dal champion's, vengo tirata ancora dalla castana e subito dopo ci ritroviamo davanti un palazzo. «Non ti ho mai detto che abito a tre passi dal champion's?» tiro un respiro di sollievo appena lascia la presa dal mio polso e dopo le dico che non ne sapevo nulla.
Saliamo su per le scale fino ad arrivare al suo appartamento. Due mandate di chiave e siamo dentro.
Un travolgente e irresistibile effluvio di lavanda invade le mie narici facendomi scappare uno starnuto. E poi un altro e un altro ancora.

«Oh, sei allergica? Sai, sono un po' fissata con la pulizia e quindi...» alza le spalle dispiaciuta. «Tranquilla, posso capire. E no, non sono allergica. E solo che ho respirato troppo e quindi il forte profumo ha stimolato il mio senso olfattivo.» la castana corruga la fronte. «Mhmmm, interessante. Non ho mai sentito una spiegazione migliore di questa. Sei forte Jil.» sghignazza tirandomi un colpetto alla spalla.

«Dai, vieni. Ti presto qualcosa.» la seguo e appena apre l'armadio tira fuori vestiti succinti e già mi sento male. So di aver detto che la vecchia me la devo lasciare andare e di cercare di vestirmi un po' meglio. Ma questi sembrano vestiti adatti per una bambina, parlando per dimensioni, ovviamente. Ci mancherebbe se una bambina uscisse così. Ok, la mia mente sta degenerando. «Allora?! Questo come ti pare?» l'eccitazione che propaga mi mette di buon umore, ma ancora il mio sguardo non si è ripreso alla vista di questi abitini corti. «Mi pare che sia corto... a te no....? » chiedo con un sorrisetto demente. Mi schiarisco la gola, visto che Connie non sembra pensarla come me. «Ok. È bello, ma...» improvvisamente salta di gioia. Letteralmente salta...
Cerco di fermarla, ma dice che non devo farmi prendere dalle mie stupidissime paranoie e di muovere il mio culo verso il bagno. Sospiro una volta chiusa la porta e mi lascio cadere giù. Prendo il telefono che avevo scordato di togliere dalla tracolla e mando un messaggio a Julian.

Non il Classico Bad BoyDove le storie prendono vita. Scoprilo ora