Shidonī

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Qualcosa in questa storia non quadra. Chi dei due mi sta ingannando? E se fossero entrambi dalla stessa parte? Non capisco più niente. Mi volto un attimo, noto che mi sono allontanata abbastanza dal palazzo di Evan. Inizio a camminare in modo regolare, cercando di cogliere più pezzi possibili. Il dialogo tra Erin e Evan. I bigliettini misteriosi di Julian. La pistola che mi ha puntato alla nuca. E infine per quello che ne so, c'è di mezzo un'organizzazione segreta o qualcosa di simile, per cui lavorano Evan e Erin. E tutti a quanto pare vogliono qualcosa da me.

Arrivo a casa dopo un bel po'.

«Sono a casa.» Ma lo dico con voce bassa che non credo che qualcuno mi abbia sentita. Avanzo verso la mia stanza e mi getto di peso sul letto. È stata una giornata così strana. Prima Nathan, poi l'incontro con Evan. Quello con Julian e infine la lite tra i due. Sospiro esausta.

Mi alzo dal letto, inizio a perquisire la stanza, soffermandomi sulla scrivania. Vado verso essa. Ispeziono tutte le mie cose, tra cui la valigetta. Io non la lascio mai di vista, solo ora mi rendo conto che qualcuno l'avrà spostata di proposito. Cerco di percorrere con la mente quel giorno in cui la rossa mi riportò il quaderno.

Ricordo che prima di andarmene mi fece un mucchio di domande su come poter interpretare meglio una canzone. L'ha fatto di proposito, credo. In quel momento mentre lei mi teneva occupata, qualcuno stava frugando qui dentro e credo che si siano presi di proposito il mio quaderno o magari gli sarà caduto mentre frugavano dentro la valigetta. Mi chiedo il perché di tutto questo.

Inizio ad osservare la valigetta, era di mio padre. Non è molto grande, ma per quello che mi serve va bene. Controllo ogni singola apertura. La svuoto, facendo attenzione al quaderno che custodisco gelosamente e ricontrollo di nuovo. Con la mano tasto il fondo, venendo a contatto con qualcosa di duro. Mi avvicino alla finestra per avere più luce e noto una specie di separatore. Ce l'ho da qualche mese e non me ne sono resa conto. Faccio fatica a sollevare il divisore, ma quando ci riesco, intravedo subito alcuni fogli tra cui una piccola chiave. Prendo tutto in mano e mi sposto verso il letto. Sono quattro fogli in tutto. Di colpo sento la testa girare. Sono gli stessi documenti che ho visto tempo fa nella stanza misteriosa di Evan. Forse la rossa ne stava cercando altri. Ma in tutto questo, perché mio padre possiede questi documenti?

Leggo ogni singola riga. Parlano di alcuni soggetti "speciali", che sono riusciti a sopravvivere ad una malattia grazie a una cura. Caspita, queste cose le vedi solo nei film e qui siamo nella realtà. Ho letteralmente il cuore in gola. Continuo a leggere. In questi fogli c'è scritto che la ricerca di mio padre era stata accettata solo da una casa farmaceutica, ovvero, la  Pharmaplus Brown. Presa dalla curiosità, corro in stanza dai miei fratelli e prendo il tablet e me ne ritorno nella mia stanza. Scrivo su Google il nome della casa farmaceutica e leggo che il capo è stato ritrovato morto in casa sua assieme la moglie mesi fa. Di mio padre non si sa nulla, nessuna notizia, anche se provo a scrivere direttamente il suo nome. Sono sicura che è tutto uno scherzo, altrimenti non si spiega.

Inizio a camminare avanti e indietro per la stanza. Come ho fatto per tutto questo tempo a non accorgermi di questi documenti. Improvvisamente mi ricordo della chiave. La prendo in mano e non capisco cosa possa aprire. Forse una cassaforte. Guardo ancora l'oggetto tra le mani, vedo delle incisioni su essa. La chiave riporta un nome, Shidonī.

Penso e ripenso ma non riesco a collegare tutti i pezzi del puzzle. L'unica cosa che mi resta da fare è quella di chiamare papà e farmi dare delle risposte.
Prendo il telefono dalla tasca dei jeans, faccio scorrere le dite lungo la rubrica e lo chiamo. Mentre attendo che risponda, la stanza della mia camera si apre. Nathan mi guarda con un'espressione accigliata, i capelli tutti spettinati lo fanno sembrare un cattivo ragazzo, ma non è così. Abbasso lo sguardo verso l'oggetto che ha tra le mani che si illumina in continuazione.

«Il tuo telefono.» Asserisco mentre riprendo a chiamare mio padre. Tuttavia mio fratello ha l'aria afflitta, guarda poi il telefono e poi guarda me. Lo vedo che preme un tasto e nello stesso momento io mi arrendo nel chiamare mio padre. Non risponde. È entrata la segreteria. È proprio vero che il lavoro è aumentato.

«Ti chiedo scusa per stamattina.» butta fuori mio fratello, ma è come se gli pesasse dire ciò che ha detto. È come se volesse dire altro, ma qualcosa lo ferma. Fa girare tra le mani il telefono.

«Hai cambiato telefono?» gli chiedo cercando di cambiare discorso. Lui fa un sorriso forzato e con uno scatto agile si rialza dal letto.

«Non ho cambiato telefono. Questo è di...» Ma Caleb lo interrompe schiarendosi la voce.

«Nat, dobbiamo andare. Ah, ecco il mio telefono! La prossima volta chiedi il permesso prima di prenderlo.» e glielo strappa di mano. Nat sorride alzando gli occhi al cielo, poi va a sedersi nuovamente sul mio letto assumendo un'espressione meditabondo.

«E tutti questi fogli cosa sono?» li prende in mano ed è lì che trasecolo. Avanzo con uno scatto verso di lui, notando gli occhi di Cal e Nat addosso, ma senza pensarci un secondo in più, prendo i pochi fogli e li stringo al petto.

«Sono cose personali...» la butto lì, anche se potevo inventarmi una scusa migliore.

«Ah, credo di aver capito. La nostra Jil sta crescendo.» Mi sento così in imbarazzo. Ma cosa avrà capito?

«In che senso?» chiedo a Nat.

«Sei stata dal ginecologo.» arrossisco e sono sicuro di sembrare un peperone. Mi volto di scatto, andando a posare i fogli nella valigetta, poi mi volto nuovamente verso i miei fratelli.

«Ma no! Sei impazzito a dire una cosa del genere?» dico imbarazzata. Tuttavia loro se la ridono ed io vorrei sprofondare sotto terra. Non riesco proprio ad affrontare simili discorsi. Fino a qualche giorno fa non sapevo nemmeno come si baciasse un ragazzo, figuriamoci affrontare tematiche così. Specialmente con i propri fratelli!!

«Lasciala stare.» aggiunge sghignazzando Cal. Poco dopo escono fuori dicendo che devono uscire, così resto da sola a rimuginare.

Prendo la chiave, mi soffermo nuovamente a guardarla. Shidonī.

Io l'ho già sentito questo nome.

Ma dove?

Ciao bimbeeee😍😍😍

Alloraaaaaaaaaa???? Avete qualche teoria ? Secondo voi chi sta ingannando Jil? E sopratutto il papà cosa c'entra con tutto questo? Fatemi sapere tutto. Lasciate un commento e una stellina❤❤❤ A prestooo😍😍

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