Apro più volte gli occhi e la cosa che avverto subito è un lancinante mal di testa e altri dolori sparsi un po' ovunque. Ho leggermente la vista appannata, ma riesco a vedere chiaramente dove mi trovo. Sono in una stanza da letto che non riconosco e faccio fatica a ricordare come io ci possa essere finito, ma nel momento in cui sto per toccarmi il capo, perché sento qualcosa al livello della fronte che mi brucia da morire, vengo bloccato da qualcosa. Alzo lo sguardo verso le mie mani e vedo che sono ammanettato. Improvvisamente ricordo tutto.
Cerco di liberarmi tirando con forza, ma niente da fare. Impreco. E dato che non posso grattarmi, cerco di strofinare il capo sul cuscino e un po' quel tremendo prurito - dovuto a causa delle ferite riportate in auto- diminuisce.
Per non parlare poi della ferita alla spalla, ma da quel che vedo sono stato medicato prima che mi ammanettassero. In ogni caso chiunque mi abbia rinchiuso qui ha avuto la splendida idea di accendere l'aria condizionata, perché penso sia l'unica cosa positiva al momento.
«C'è nessuno?» urlo dopo un po'.
«Bastardi!! Voi non avete la minima idea di cosa sono capace.» continuo senza pensare al fatto che forse non sono nella posizione per dire determinate cose e tra l'altro, noto che il sole sta per sorgere ed io dovrei prendere le mie medicine. Dannazione.
Decido di restare calmo, perché mi sento davvero debole e inizio a sentire un dolore alla pancia. Il mostro che ho all'interno si sta facendo sentire.
I miei occhi ogni tanto si chiudono, ma li riapro ad ogni fitta che sento.
«Ho bisogno delle mie medicine.» strepito ancora. Mi chiedo che persona spregevole possa fare una cosa del genere al proprio figlio.
Finalmente qualcuno entra nella stanza. Una donna per la precisione. Una bellissima donna.
«E tu chi sei?» le domando. Indossa un semplice pantalone con un blazer sopra. Non parla. Quello che fa è avvicinarsi sempre di più e con pochissima grazie mi fa una puntura e va via.
«Che cazzo mi hai fatto?» ma è qui che quella feccia varca la soglia della porta. La donna esce e lui rimane.
«Figliolo!»
«Victor.» resta un po' perplesso per averlo chiamato di nome, ma da oggi dovrà sapere che io con lui non ho più niente da spartire.
«Siamo arrivati a questo punto? Cosa ci è successo? Eravamo una fam...»
«Evita di dire stronzante o almeno assicurati di aprire le finestre, in modo tale che le tue cazzate possano volare via.» mi fa cenno con l'indice. «Vedo che il senso dell'umorismo non l'hai perso dopotutto.» si avvicina tirando una chiave dalla tasca della giacca.
«Che stai facendo?»
«Ti libero.»
«E perché mai dovresti farlo?»
«Perché sei mio figlio e ti voglio bene.» credo sia la prima volta che glielo sento dire. Sta di fatto che mi libera per davvero. Questa volta i polsi mi fanno male ancora di più, sono segnati da una linea rossa e cerco di muoverli piano.
«Perché hai fatto tutto questo? I tuoi uomini non mi hanno ucciso per un pelo.» mi alzo barcollando.
«Idiozie! Sei stato tu che hai fatto un po' i capricci e poi quella puntura che ti è stata fatta prima, non è altro che la tua medicina.» che papino premuroso...
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Non il Classico Bad Boy
RomantikJilian è una ragazza particolare e con una vita difficile, a causa anche dei suoi continui attacchi di panico. Vive nella sua bolla fino a quando, un giorno, non scoppierà e alla sua porta busserà Evan Blake. Un ragazzo da cui dovrebbe tenersi lonta...
