Aiden's P.O.V.
Non potrebbe importarmi meno della porta scardinata, non quando la voce di mia sorella mi giunge alle orecchie. I miei occhi saettano sulla sua figura cresciuta, completamente diversa da come me la ricordassi. Sono confuso, non so bene cosa provare. La sua presenza in questa stanza scombussola completamente i miei piani. «Lexy..cosa ci fai qui?» Sono sorpreso. L'ultima volta che la vidi, mia madre me la strappò dalle braccia con prepotenza, non ebbi nemmeno la forza di reagire in quel momento, fu portata via prima che ne avessi il modo. I suoi occhi blu sorridono. «Neanche un "ciao"? Oppure un "come stai? Da molto che non ci si vede"?» Le sue parole sono una palese frecciatina, nonostante il suo tono scherzoso smorzi la tensione. «Hai ragione, perdonami ma-» Non ho modo di finire la frase che lei prende a parlarmi sopra. «Nessun "ma". So cosa stai pensando. "Ma nostra madre non l'aveva rinchiusa in una clinica psichiatrica?". Sì, quella stronza l'ha decisamente fatto, ma si è dimenticata che sono sua figlia ,e non ha pensato che avrei trovato il modo di uscire. Mi ha tenuta rinchiusa per anni, ammetto che ci ho messo un po' a trovare l'occasione perfetta per svignarmela, ma eccomi qui.» Spalanca le braccia con teatralità. «Lei cosa?!» La voce di Eris proveniente dalla parte opposta della sala risuona in maniera acuta. Cazzo. Non avrebbe dovuto scoprirlo così. Lexy si volta verso di lei con un cipiglio in fronte e poi torna a guardare me. «...non glielo hai detto?» Gli occhi di tutte le donne presenti nella stanza si puntano su di me. Un ghigno divertito distorce il volto della donna dai capelli ricci. «Non ho potuto.» La furia della ragazza dai capelli bianchi si abbatte su di me come un uragano. «Cosa cazzo vuol dire che non hai potuto?!» La sua mano colpisce violentemente il mio volto, glielo lascio fare, so di meritarmelo. Quando sta per tirarmi anche il secondo schiaffo le afferro delicatamente i polsi e punto i miei occhi fissi nei suoi. «Mia madre mi minacciò di ucciderti se avessi provato a dirtelo, avevo appena perso Lexy, non potevo perdere anche te.» Gli occhi della ragazza si fanno lucidi, ma nemmeno una lacrima le solca il viso. «Allora sei proprio un coglione, alla fine mi hai persa comunque; ringrazia le tue bugie ed i tuoi comportamenti per questo.» Il mio cuore si incrina alle sue parole. Ha ragione. Sono un coglione, però sono un coglione che le vuole un bene dell'anima. Nonostante tenti di liberarsi dalla mia presa, stringo più forte e la tiro a me, circondandola in un abbraccio forzato. «Aiden lasciami andare!» La voce è incrinata dalle lacrime che si sforza di non lasciar scivolare giù. Le faccio appoggiare il capo al mio petto, avvicinandomi al suo orecchio. «Elisabeth, mi dispiace. So che avrei dovuto dirtelo, ma so anche che se l'avessi fatto, avresti raso al suolo il fottuto pianeta e credimi, te l'avrei lasciato fare se fosse servito a qualcosa, ma ci avevo già provato io e non era contato a niente. Non volevo che ti sentissi impotente come me, è stato più facile lasciarti credere che lei se ne fosse andata di sua spontanea volontà, anziché dirti che mia madre l'aveva rinchiusa in una struttura psichiatrica. So che avrei dovuto dirti la verità, e credimi, mi dispiace tantissimo di non averlo fatto, volevo tirarla fuori e poi dirtelo, non volevo che ti sentissi in colpa.» Si scosta leggermente dal mio corpo, gli occhi lucidi fissi nei miei. «Non capisco perché avrei dovuto sentirmi in colpa.» Deglutisco lentamente e addolcisco la mia espressione, sono consapevole che quello che le sto per dire la distruggerà emotivamente, ma non voglio nasconderle altro. «Eris...non so bene come dirtelo, soprattutto perché so che ti farà male, quindi perdonami fin dal principio. Ti ricordi il giorno prima che Lexy sparisse? Eri a casa nostra a dormire, stavate facendo un pigiama party, si sentivano le vostre risate per tutto il corridoio, d'altronde mia madre voleva sempre che noi ragazzi lasciassimo le porte delle nostre stanze aperte. La notte lei si svegliò per andare al bagno e, quando passò davanti alla stanza di Lexy, vide che vi stavate baciando. Mia madre è sempre stata una donna all'antica, non la prese bene, per niente. Fece rinchiudere Lexy per schizzofrenia e depressione, ma venni a scoprire solo dopo che pagava i medici affinché tali condizioni fossero scritte sui referti, in realtà l'aveva fatta rinchiudere in struttura solo perché lesbica. Ho tentato per anni di tirarla fuori, sia con le buone che con le cattive, ma puntualmente quella donna trovava il modo di rendere vani tutti i miei sforzi. L'ultima volta è stata l'anno scorso, quando sono tornato al quartier generale tutto ingessato.» Eris mi fissa a bocca aperta. «Intendi l'anno scorso quando sei finito al pronto soccorso con un braccio rotto, il naso spaccato, una ferita da arma da taglio all'addome e quattro costole rotte?» Annuisco alla sua domanda. «Quella notte uccisi due dei medici di Lexy, arrivai fino alla sua stanza, ma prima che ebbi la possibilità di entrare arrivarono gli scagnozzi di mia madre. Quattro contro uno. Mi pestarono a sangue. Mi lasciarono in vita solo perché ero suo figlio.» Eris arretra di due passi. «Quindi lei ha passato tutti quegli anni rinchiusa a causa mia?!» Lexy si muove con passo veloce nella sua direzione. «No Bibi, non darti la colpa.» La ragazza dai capelli bianchi scuote energicamente il capo. «Non riesco a crederci...è tutta colpa mia!» «Smettila di darti la colpa! Non scegliesti tu di innamorarti di me, come non lo scelsi nemmeno io!» Le parole di mia sorella lasciano un velo di tensione nell'aria. Eris la fissa con occhi spalancati mentre Lexy muove un altro passo nella sua direzione. Le afferra il volto con entrambe le mani e poggia la fronte alla sua. «Ma so che se amarti fosse una scelta, sarebbe una scelta che rifarei ogni singolo giorno della mia vita.» Un piccolo sorriso nasce sul mio volto alla confessione d'amore tanto velata quanto innegabile. «Quindi tu...?» La domanda resta in sospeso. «Eri l'unica ragione per cui aprivo gli occhi ogni mattina e mi davo la forza di affrontare la giornata. Ti sognavo. Sognavo il giorno in cui ci saremmo incontrate di nuovo. Questo era l'unico motivo che mi spingeva a provare ogni modo possibile per scappare.» Non c'è esitazione nei gesti di Eris quando poggia le labbra su quelle di Lexy. Delle lacrime di gioia le scorrono sul viso.
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Need to love
RomanceESTRATTO DEL CAPITOLO 12: "Diversi brividi percorrono il mio corpo quando il suo respiro caldo si scontra con la pelle sensibile del mio collo. «Ho ucciso per molto meno di un soprannome.» Il tono è caldo, basso ma minaccioso. Perché tutto questo mi...
