Aiden's P.O.V.
Scruto le foto con insistenza, non riuscendo minimamente a capacitarmi della cosa. «Non le è fottutamente bastato avvelenare tutti?!» La mia voce trabocca di rabbia. La donna di cui non conosco ancora il nome mi guarda e inizia a sorridere tra sé e sé. «Mi spieghi cosa c'è da ridere?» Sono ad un passo dal perdere il controllo, l'ira riverbera in ogni mio nervo in violente ondate. Quella ragazza è l'unica ad avere il potere di farmi perdere le staffe in questo modo. «Chi sarebbe stato avvelenato da Kalea?» I miei occhi si assottigliano alla sua domanda. La mia attenzione viene attirata dal sorriso sul volto di mia sorella. «Allora ce l'ha fatta...» Il non sapere di cosa stiano parlando non mi rende certamente più quieto. «Io non ho pronunciato alcun nome, ne ho fatto riferimento al fatto che stessimo parlando di una ragazza. Da una parte sento qualcuno esclamare che "ce l'ha fatta", dall'altra sento dire "la mia bambina è a caccia". Immagino che a questo punto stiamo tutti parlando della stessa persona...come mai? Perchè mai voi dovreste sapere chi è? » Mia sorella rivolge uno sguardo alla signora che si limita a rivolgerle un segno d'assenso. «Diciamo che abbiamo i nostri motivi per conoscerla.» Sollevo un sopracciglio con sospetto. «Non hai risposto alla mia domanda, Aiden.» Prima che io possa proferire parola Eris si dispone fra di noi. «Soleil, lui non sà la verità.» Lexy la scruta con curiosità. «Perché non gli è stata detta la verità?» La domanda di mia sorella mi fa sorridere. «Già, perché ad Aiden non è stata detta la verità?» Gli occhi di Savannah sono divertiti, le sue labbra però non si muovono di un millimetro. «Poiché il suo coinvolgimento emotivo con Kalea non lo avrebbe reso lucido nelle decisioni da prendere.» Soleil mi scruta con un'espressione glaciale in volto. «Mi pare che non dirglielo non abbia sortito chissà quale effetto positivo, anzi.» Scuoto il capo in totale negazione. «Coinvolgimento emotivo? Le mie decisioni non dipendono da nessun altro se non che da me stesso.» Lo sbuffo di Savannah è forte e chiaro. «Quindi lasciare che Amelie avesse il pieno controllo degli Scorpions per dare la caccia a Kalea era nei tuoi piani?» Per la prima volta vedo la ragazza dai capelli rossi rispondermi a tono. Gli occhi delle altre tre donne nella stanza sono puntati su di me con curiosità. «Ho avuto i miei motivi.» confesso rimanendo vago. Soleil muove un passo nella mia direzione con postura risoluta. Mi ricorda qualcuno, ha dei tratti molto familiari. «Facciamo un patto: un segreto per un segreto.» La sua mano si tende nella mia direzione. «Siamo due persone d'affari, penso tu possa comprendere l'importanza che ha stringerci la mano in questo momento. Veniamo dallo stesso mondo, sai quanto me cosa vuol dire.» Non sono riluttante, bensì orgoglioso. Vorrei poter decidere di dirle di no, ma questo vorrebbe dire negarmi la possibilità di scoprire la verità, e non penso esista altro in questo momento che io desideri di più. I miei occhi la scrutano attentamente. Pare non star mentendo, eppure ha qualcosa che mi spinge a non fidarmi completamente di lei. La mia mano si stringe contro il suo palmo. «Prima le signore.» La mia voce è velata dall'ironia, ma Soleil non se ne cura. «Con piacere!» La sua affermazione è seguita da un forte stritolamento della mia mano. Stringo i denti senza farmi vedere, consapevole che se a farlo fosse stato un uomo, a questo punto non si troverebbe più l'arto in questione. I suoi occhi nocciola sono la rappresentazione visiva della sfida. Con eleganza afferra il calice di vino bianco posto sul tavolino alla sua destra e lascia roteare lentamente il liquido al suo interno. «Il mio segreto non è altro che il mio nome.» Il mio sopracciglio si solleva donando al mio volto un'aria dubbiosa. «Penso di aver capito almeno cinque minuti fa che il tuo nome è Soleil, dunque dove sarebbe il segreto in questo?» La donna sorride con il vetro del bicchiere poggiato al labbro inferiore. Un lungo sorso di vino le scivola sulle labbra prima di rivolgermi nuovamente la sua attenzione. «Il mio nome completo è Soleil Torres.» I secondi di silenzio che seguono la sua affermazione lasciano al mio cervello il tempo di metabolizzare l'informazione. Non riesco a contenere lo stupore, difatti i miei occhi si sgranano leggermente. Distolgo lo sguardo nel momento in cui il sorriso sul volto della donna pare farsi sempre più ampio. Non voglio darle questa soddisfazione. «Ora hai capito chi sono?» La sua domanda è una netta provocazione, devo mordermi la lingua per non cedere. «Ora tocca a te dare una spiegazione.» Osservo lentamente tutte le presenti nella stanza. «Ho scoperto solo di recente che Amelie fosse la moglie di Juan Dìaz, fratello di Alejandro Dìaz; per me lei era sempre stata la sorella maggiore di Julia. Comprendo il suo odio nei confronti di Kalea e della sua famiglia, soprattutto dopo quanto accaduto a sua sorella minore. L'ho lasciata fare quando ha deciso di darle la caccia poiché volevo vedere fino a che punto sarebbe arrivata. Avevo bisogno di capire quale fosse il limite del suo odio. Non mi sono mai fidato di lei, soprattutto dopo essere sparita per così tanto tempo, ed essere ricomparsa come se nulla fosse. Ammetto però che i dubbi più fondati sono nati quando ho notato il vostro comportamento.» I miei occhi saltano da Eris a Savannah. «Sapevo che conoscevate più di quanto mi dicevate, così ho iniziato ad investigare su di lei. Esattamente ogni quattro giorni percorre sei ore di auto, arriva in Canada e da lì perdo le sue tracce, per poi ritrovarle esattamente due giorni dopo mentre dal confine ritorna al quartiere generale. Ho provato a capire fin dove si spingesse al di fuori della mia giurisdizione, ma ci ho solo rimesso uomini che non hanno mai fatto ritorno a casa. Poi mi avete chiamato nella sala generale, il pacco con dentro i miei pantaloni della tuta mi ha fatto accendere una lampadina, erano gli stessi che Kalea aveva indossato di ritorno dal ballo, notte prima che sparisse; casualmente dove erano stati ritrovati? Al confine. Ho iniziato a fare due più due, ma la vera risposta l'ho avuta ritornato nel mio ufficio dove ho trovato queste.» Sul tavolino lancio la lettera e la polaroid che erano sulla mia scrivania. Il volto di Soleil si rabbuia spaventosamente alla vista della fotografia. «Questo mi ha fatto capire che c'era qualcosa che non andava. Ho provato a chiedere a MC di Amelie, mi ha raccontato della sua storia, di come si sia sposata con Juan, ma non ha saputo dirmi altro. Quindi ho pedinato ogni spostamento di Eris nei giorni a seguire, fino a quando non è arrivata qui e ho deciso di capire a mia volta cosa stesse accadendo.» Un sopracciglio della donna più grande si solleva leggermente al sentirmi pronunciare il nome di "MC". «Figlio di puttana.» Le parole di Eris sono a malapena un sussurro, ma riesco a percepirle alla perfezione. «Per quale motivo lo sarei?» La mia domanda sembra coglierla di sorpresa. Le mani le si stringono in due pugni. «Hai mai pensato che ti sarebbe bastato venire a parlare con noi? Invece di inscenare tutto questo teatrino...» Lo sbuffo di una risata mi fa incurvare le labbra. «Quindi la colpa è mia che non vi ho chiesto nulla? Sono io il capo, voi avreste dovuto fare rapporto a me. Perché non mi avete detto nulla?» Savannah arriccia le labbra rimanendo in silenzio. «Cosa ti hanno dato per cena? Pane e cattiveria?» Lexy mi sbeffeggia muovendo alcuni passi nella mia direzione. «Non è questo il momento di scherzare.» Eris continua a fissarmi negli occhi con intensità, nemmeno una parola lascia le sue labbra. «Quindi è a questo che si riduce la nostra amicizia? Io che devo impormi come capo e tu che mi devi rispondere come un cagnolino? Onestamente Eris, mi rifiuto di pensarla così. Ci conosciamo da anni, non mi merito nemmeno la verità?» Non mi risponde, il suo sguardo volge alla finestra dove al suo esterno il sole inizia a calare. «Aiden, non insistere.» Lexy tenta di frapporsi fra di noi, ma le giro attorno ancor prima che abbia il modo di fermarsi di fronte a me. «Guardami negli occhi, Elisabeth. Guardami negli occhi e dimmi che tanti anni di amicizia non valgono nemmeno un briciolo rispetto alla verità che mi stai nascondendo.» Il suo volto si incupisce. «Non chiamarmi così, sai che non lo sopporto.» «Come tu sai che io non sopporto essere tenuto all'oscuro di ciò che accade nel mio clan. Sei il mio fottuto braccio destro, Eris!» Tento di non urlarlerle in faccia, seppur la tensione fra di noi sia palpabile nell'aria. «Non potevi saperlo!» I suoi toni si scaldano in risposta ai miei. «Perché no?!» Cerco in ogni modo possibile di trovare una risposta nei suoi occhi, luogo dove il suo silenzio non può arrivare. «Perché avresti dato di matto!» Le sue braccia si spalancano dall'esasperazione di questa conversazione. «Conosci perfettamente il mio autocontrollo, non sarebbe mai accaduto.» Muovo un ulteriore passo nella sua direzione. «Hai ragione, lo conosco alla perfezione...tranne quando si tratta di lei. In quel caso sei irriconoscibile. Ammettilo, Aiden.» Non rispondo, mi limito a stringere i denti. Questa è un'accusa completamente infondata. «Non guardarmi con quegli occhi. Smettila di negarlo a te stesso, Aiden. Quando si tratta di Kalea non sei la stessa persona di prima, ma ciò non vuol dire che sia un male.» I miei occhi raggiungono la polaroid sul tavolino e di scatto avverto le mie mani serrarsi in due pugni dall'ira. «Anche se fosse? Ciò non cambierebbe la natura delle cose. Kalea è una Dìaz, ha tradito gli Scorpions, e ha tradito me. Non comprendo come tu possa difenderla. Non hai visto le foto dei nostri uomini? I loro volti sfregiati sono opera sua!» «Anche io avrei reagito così se la persona a cui ho salvato il culo mi stesse dando la caccia come una fottuta traditrice!» Eris alza la voce, senza urlare, ma quanto basta affinché le sue parole sovrastino le mie. Il mio volto si rabbuia. «In che senso?» La ragazza fa un respiro profondo, come se si stesse preparando a sollevare un macigno enorme. «Non te l'ho detto perché pensavo di riuscire a risolvere la situazione prima che tu lo venissi a scoprire, e perché credevo che avresti dato di matto a saperlo.» Resto in silenzio attendendo che prosegua il discorso. «La notte dopo il ballo nel quartier generale regnava un silenzio insolito, Savannah insospettita dalla cosa scese in cucina e trovò Amelie che parlava al telefono con qualcuno e gli diceva che tutti avevano bevuto il veleno che lei aveva messo nella colazione. Savannah provò a non farsi vedere, ma Amelie la sorprese e la minacciò con la pistola, più volte la colpì alla tempia per spaventarla e farla soffrire, intimandole di non dire niente. Kalea arrivò poco dopo, ignara della verità fece comunque il possibile per salvarle la vita. Scambiò sé stessa con l'antidoto per salvare tutte le persone nel quartier generale. Kalea fu portata via di forza da Juan mentre Amelie rimase a distribuire l'antidoto e a raccontare la sua versione della storia.» Ogni parola che lascia le sue labbra rende il mio volto sempre più incredulo. Una sensazione opprimente al petto mi lascia senza fiato. La consapevolezza di aver creduto a una menzogna mi dilania. Le ho dato la caccia per tutto questo tempo... La mia mente vaga alle immagini dei volti sfregiati dei miei uomini. Kalea non è arrabbiata, è furiosa. Sono stato io a tradirla. Un brivido percorrere con estrema lentezza tutta la mia spina dorsale. I miei occhi confusi si fissano in quelli di Eris. «Se è stata rapita da Juan e portata oltre il confine, come ha fatto a uccidere tutti quegli uomini?» Soleil sorride bevendo un altro sorso di vino. «Semplice, è scappata.» La spiegazione di Lexy mi lascia ancora più perplesso. «Da sola?» «Potrebbe aver ricevuto un piccolo aiutino.» Il sorriso sul volto della donna più grande pare contagiare anche mia sorella. Le scruto con diffidenza. «Quale sarebbe il vostro guadagno nell'aiutarla? Volete una ricompensa da parte mia?» Eris e Savannah si scambiano uno sguardo allarmato. Cos'altro sanno che io non so? «Cosa ci guadagno io? Che faccia tosta!» La reazione indignata di Soleil mi fa incupire e insospettire ulteriormente. La mia espressione deve essere eloquente dato che le sue parole si bloccano di colpo. «Cosa ti ha raccontato Kalea della sua famiglia?» La domanda mi coglie di sorpresa. «Non tradirò ulteriormente la fiducia di Kalea, non spiffererò al capo di un altro clan i suoi segreti personali.» Vado immediatamente sulla difensiva. Eris si muove verso di noi quando si rende conto che Soleil sta facendo esattamente la stessa cosa nei miei confronti. «Tutti in questa stanza sappiamo perfettamente che Alejandro è il padre di Kalea, così come Juan è suo zio. Dalla tua reazione deduco però che sai più di questo. Parla.» Questa volta è il mio turno di porgerle la mano. «Un segreto per un segreto.» I suoi occhi nocciola mi scrutano con intensità. Finisce il vino in un unico sorso e posa il calice sul tavolo accanto a lei. La sua mano si stringe nella mia con determinazione. «Allora c'è qualcosa che vuoi da me.» La provoco con un sorriso meschino in volto. «Non tirare troppo la corda, Aiden Mcrory.» Sorrido ancora più divertito alla sua reazione infastidita. Non so perché, però continuo a pensare che abbia qualcosa di familiare, anche nei modi di fare. «Kalea ha una sorella maggiore, si chiama Sophia, lavora in polizia, è capo della centrale di uno dei distretti del Bronx. Sua madre, Camila, fra lei e sua sorella ha avuto un momento di pausa con Alejandro, questo distacco è stato creato dal tradimento di lui che ha portato alla luce un bastardo, Sebastian, nonché suo fratellastro e attualmente a capo del cartello colombiano, anche conosciuto come Il Falco. Dato il ruolo che ricopri immagino tu abbia sentito parlare di lui. Alla sera del famoso ballo di cui Eris parlava prima, Kalea ha scoperto che, a differenza di quanto sapeva, Sebastian è ancora vivo, mentre lei ha creduto per anni che lui fosse morto.» Il mio tono è riluttante, il senso di colpa mi afferra alla base della gola, punendomi giustamente per aver rivelato un segreto che non spettava a me confessare. Il volto della donna è impassibile, ma guardando i suoi occhi riesco a comprendere che si tratta di una maschera, il dolore nelle sue iridi è intenso e radicato nel profondo, come un tormento che non ti abbandona mai. Il suo sospiro rassegnato mette fine al silenzio. «Penso sia arrivato il mio turno...» Il suo sguardo si posa alla finestra con malinconia per una frazione di secondo prima di voltarsi verso di me con il viso ricolmo d'indifferenza. «Sebastian non è un bastardo, così come Sophia non è la sorella maggiore di Kalea.» Il dubbio inciso sul mio volto la fa desistere per alcuni secondi, poi il discorso prosegue: «Sebastian è mio figlio, ma anche Kalea lo è; entrambi hanno lo stesso padre, nonché mio marito: Alejandro.»
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Need to love
RomantikESTRATTO DEL CAPITOLO 12: "Diversi brividi percorrono il mio corpo quando il suo respiro caldo si scontra con la pelle sensibile del mio collo. «Ho ucciso per molto meno di un soprannome.» Il tono è caldo, basso ma minaccioso. Perché tutto questo mi...
