Aiden's P.O.V.
Lascio che il whiskey rotei lentamente nel bicchiere, scrutando attentamente lo schermo di fronte a me. Non è passata da dentro. Riguardo le riprese di sicurezza per la seconda volta, ma ancora non mi capacito di come Kalea sia entrata in camera mia senza farsi scoprire e senza nemmeno far scattare l'allarme. Non c'è altra spiegazione; deve per forza essere passata da fuori. Possibile che si sia arrampicata dalla finestra? Non la credevo capace di tanto. Le immagini dei volti sfregiati degli uomini che ha ucciso si ripresentano nella mia mente. Non avrei nemmeno mai pensato che potesse uccidere tante persone, eppure l'ha fatto. Bevo un sorso di alcol. Come diamine ha fatto? I miei occhi si posano nuovamente sulle riprese che continuano a mostrarsi in loop. Avevo un'arma letale sotto gli occhi e non sono stato in grado di vederla. Percepisco con intensità la ferita nel mio ego. Quella maledetta ragazzina. Uno sbuffo difìvertito lascia le mie labbra. «Ma quale ragazzina, Kalea è una donna. Forte, orgoliosa e letale.» Rido di me stesso per averla sottovalutata. «Dimentichi che è anche vendicativa.» La voce di Eris è come un faro in un mare in tempesta. I miei occhi si posano su di lei senza proferire parola. «Forse mi sbilancerei nell'aggiungere che penso che sia anche molto arrabbiata.» I suoi occhi sono divertiti. Le mie labbra si incurvano verso l'alto in un piccolo accenno di sorriso. «Tu dici?» Bevo un altro sorso di whiskey. «Potresti almeno offrire da bere.» Pronuncia con provocazione la ragazza che, in un gesto di totale naturalezza, si siede sulla poltrona in dirimpetto alla mia, quella dal lato opposto della scrivania. «Ti sei sempre presa tutto quello che volevi quando decidevi tu di volerlo, ora dovrei anche offrirti qualcosa?» La squadro con un sopracciglio alzato. Eris rotea gli occhi al cielo. Si sporge verso di me e afferra la bottiglia di liquido ambrato, ma prima che possa avvicinarsi l'oggetto, poso una mano sulla sua. «Mi dispiace.» Le mie parole sono sincere. Sul suo volto si forma un piccolo ghigno saccente, ma vedo il modo in cui i suoi occhi si addolciscono. «Lo so.» Non mi chiede per cosa io mi stia scusando, lo capisce da sola. Per quanto il tempo passi e la vita intorno a noi cambi, io e lei continueremo ad essere così. Non parliamo sempre, eppure non litighiamo mai. Alle volte non parliamo affatto, ma ci intendiamo comunque. Non ho mai avuto la necessità di entrare nella sua testa, di esaminarla, di decifrarla; non ho mai dovuto imparare a capirla, è successo e basta. Ci capivamo, ci capiamo e ci capiremo. Sempre. A modo nostro. Eris mi guarda senza dire nulla e io lascio andare la presa. Nel momento in cui le mie dita si staccano dalle sue, la ragazza si porta la bottiglia alle labbra, mandando giù un po' del mio liquido ambrato preferito. «Perché?» La mia domanda la fa sospirare. «Avresti potuto chiedermi tantissime altre cose, e sai che ti avrei risposto senza problemi.» Sorrido e mi reclino all'indietro sulla sedia. «Lo so, ma non sarei stato io.» La sua espressione resta immutata. Le indico la mano con il capo. «L'ho notato, sai? Se non erro è stato uno dei tuoi primi tatuaggi.» La ragazza si limita a sospirare, lo sguardo che vaga distrattamente per la stanza. «Non voglio una spiegazione. Ho già capito.» Il suo sbuffo è divertito. «Cosa avresti capito esattamente?» La sua voce è una provocazione, ma i suoi occhi mi chiedono di comprenderla, di non giudicarla. «Lei è stata, e sarà sempre, il tuo primo amore. Ovunque lei andrà, tu sai già che la seguirai, anche se dovesse essere dall'altra parte del mondo.» La sua risata carica di ironia mi fa sospirare. Penso di sapere già cosa mi dirà. «Parli come se sapessi cosa vuol dire amare. Hai dato la caccia all'unica persona per te che più si avvicinava a questo concetto. Come pretendi che io accetti il tuo giudizio, se tu sei l'esempio più sbagliato?» Proprio quello che mi aspettavo. Non resto in silenzio per molto, seppur le sue parole mi abbiano fatto riflettere. «Poiché so che tu sei migliore di me.» La mia risposta la fa ammutolire. Si alza dalla sedia prima di puntarmi l'indice contro. «Potresti essere anche tu una persona migliore di quella che sei, ma stai decidendo di non farlo, e non penso che riuscirò mai a trovare una spiegazione a questo tuo comportamento. Per quanto io non mi sia mai sforzata più di tanto per capirti, questa volta non ci riesco nemmeno torturando il mio povero cervello ventiquattro ore su ventiquattro, sette giorni su sette.» Scuoto il capo nascondendo l'accenno di un sorriso. Eris si avvicina alla porta, ma per l'ennesima volta sono io a fermarla. «Eris.» I suoi occhi si puntano su di me. «Bentornata a casa.» So che non dirà nulla, dunque dopo pochi secondi proseguo la mia frase. «Anche se so che non sarà ancora per molto.» Il sorriso presente sul suo volto è flebile quando intravedo la sua figura disperdersi nella penombra del corridoio.
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Need to love
RomanceESTRATTO DEL CAPITOLO 12: "Diversi brividi percorrono il mio corpo quando il suo respiro caldo si scontra con la pelle sensibile del mio collo. «Ho ucciso per molto meno di un soprannome.» Il tono è caldo, basso ma minaccioso. Perché tutto questo mi...
