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73. L'Orrore

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Qualche giorno prima...

Savannah's P.O.V.
Eris ed io ammutoliamo di fronte alle parole appena pronunciate dalla donna che ci osserva con sguardo critico. «Questo cosa vorrebbe dire?» La domanda proviene dalla ragazza dai capelli bianchi, chiaramente la prima a riprendersi dalla notizia fra le due. Sono ancora troppo confusa per riuscire a formulare una qualsiasi frase di senso compiuto. La donna dai capelli castani si limita ad incrociare le braccia sotto al seno con un sonoro sbuffo. «Vuol dire che qualcuno si è inventato qualche frottola di troppo nella speranza che la sottoscritta venisse emarginata dalla sua stessa famiglia.» Eris continua ad osservarla con un cipiglio in fronte. «Ciò non spiega come lei si sia trovata qui, piombando nel bel mezzo del nostro discorso, rivelandoci fra l'altro qualcosa che capovolgerebbe sottosopra la vita di fin troppe persone, fra l'altro dicendolo come se niente fosse!» La signora si limita a roteare gli occhi al cielo, quasi con divertimento. Questa donna è la rappresentazione esatta di come mi immaginerei Kalea fra una ventina d'anni. «Una gentildonna non svela mai i propri segreti. In ogni caso trovarvi non è stato difficile, io ho occhi e orecchie ovunque, stavo solo aspettando il momento giusto per fare la mia apparizione.» Nonostante il suo tono pacifico riesco a leggere il nervosismo sul volto di Eris. «Allora perché non si è fatta viva prima? Perché proprio nel momento esatto in cui sua figlia è stata rapita?!» Il tono inquisitorio della ragazza dai capelli bianchi non ammette repliche. La donna sospira e, nonostante l'evidente corazza che mostra, riesco a scorgere il dolore che le spegne lo sguardo. «Magari questo non era nei piani iniziali...» Provo ad intervenire nel mentre che tento di darmi una spiegazione plausibile da sola. «Tu da che parte stai?!» Mi sbotta contro Eris facendomi fare un passo indietro dalla paura. Savannah ricordati che lei ha ancora una pistola. «In realtà la tua amica ha ragione. Ero stata informata che ultimamente mia figlia bazzicasse spesso con te, motivo per cui sono atterrata a New York questa notte nella speranza di incontrarla, ma la notizia di questa mattina ha preceduto le mie buone intenzioni. Ho impiegato anni per rintracciare Kalea e, ogni volta che pensavo di averla trovata, puntualmente tutte le mie piste si cancellavano, come svanite nel nulla. Poi ho iniziato a sentire di voci, qualcuno ha iniziato a sussurrarmi nell'orecchio il nome degli Scorpions ed infine ho capito che se avessi voluto trovare mia figlia avrei dovuto cercarla dove Sophia non sarebbe stata in grado di nasconderla: in mezzo alla mia gente. In ogni caso, io sono Soleil Torres.» Si presente la donna con un sorriso malinconico in volto, ma la determinazione ardente negli occhi. Le spalle della ragazza di fronte a me hanno un sussulto. «Il clan delle ombre...» sussurra flebilmente Eris. «Il clan Aka.» pronunciano all'unisono le due donne. Sul mio volto si forma un cipiglio dettato dalla confusione. Eris pare percepirlo perché si volta di scatto nella mia direzione. «Da quando sono negli Scorpions si è sempre sussurrato di un clan che nasce e vive da secoli nelle ombre, una delle aggregazioni più antiche del mondo e che si vocifera essere formato da sole donne, mai nessun uomo è stato accettato al suo interno. Così come nessun uomo può dire di conoscere il volto di qualcuno che faccia parte di quel clan. L'unica cosa che si lascia trapelare all'esterno è il nome del suo capo, e in ogni caso sono pochi coloro che vengono a saperlo.» Ascolto attentamente la sua spiegazione, ogni secondo sempre più stupita. Soleil si lascia scappare un piccolo sorriso soddisfatto che immediatamente si affretta a far svanire. «Visto che sono in pochi a conoscere il mio nome e il mio ruolo, tu come hai fatto a saperlo?» La domanda della donna è più che plausibile. Eris si volta verso di lei con uno strano luccichio negli occhi, mostrandole poi il mignolo della mano destra. Dalla mia angolazione riesco a leggere la parola "AKA" tatuata in verticale con lettere tremanti. «Perché feci una promessa ad una persona diverso tempo fa e, nonostante questa persona non ci sia più, io mantengo le mie promesse. Ci eravamo giurate che una volta cresciute avremmo fatto parte di quel clan assieme, che saremmo fuggite dalla realtà che ci soffocava, che avremmo raggiunto il nostro posto sicuro. Nonostante tutto non ho mai smesso di cercare quel posto nel mondo che sapevo appartenermi e appartenerci.»

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