98 - Primi passi

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L'eco di quel ti amo, pronunciato a un oceano di distanza pur essendo a un metro da me, aleggiava nella stanza come polvere in sospensione. Non avevamo avuto bisogno di toccarci, non potevamo farlo, ma io sentivo ancora la vibrazione di quelle due sillabe contro lo sterno. Era come se la mia nuova carne le avesse assorbite, cercando di decifrarne il peso.

Poi, dal corridoio, un rumore. Il cigolio impercettibile di un'asse di legno. Un passo. Il mondo reale tornava a bussare alla porta, rompendo la nostra bolla.

E con la realtà, mi investì una consapevolezza cruda, violenta. Non fu un'intuizione logica, ma un'informazione che il mio corpo registrò attraverso sensi che non sapevo di avere. Harry non si nutriva da tre giorni.

Lo sentivo. Percepivo la tensione disperata sotto la sua pelle, l'odore acre del digiuno trattenuto a forza, il battito rallentato e faticoso del suo cuore. Il suo pallore non era quello scultoreo e perfetto dei vampiri; era il grigiore di chi aveva raschiato il fondo delle proprie riserve vitali pur di restare in piedi. Fino a ieri avrei creduto che la loro forza fosse inesauribile, ma ora un istinto nuovo e pungente mi stringeva la gola: se fosse rimasto ancora lì, immobile a vegliarmi, si sarebbe spezzato. Non il corpo, ma l'anima.

«Harry,» mormorai.

Scattò verso di me con una prontezza che mi fece fisicamente male. Tre giorni di veglia ininterrotta lo avevano ridotto a un animale teso, in attesa del minimo segnale. 

«Sì?» rispose. La sua voce era roca, ma non per il fascino. Era logora, come se l'avesse consumata pregando in silenzio.

Deglutii, e la gola mi andò a fuoco. Non era febbre, né arsura. Era il ricordo di qualcosa che mancava, un vuoto che reclamava di essere riempito. «Devi andare a nutrirti.»

Le parole caddero tra noi, pesanti come piombo. 

Non rispose subito. I suoi muscoli si irrigidirono prima ancora che aprisse bocca, l'istinto che innalzava un muro contro la logica. Nei suoi occhi vidi il terrore cieco e ostinato di lasciarmi anche solo per una frazione di secondo. 

«Non adesso,» farfugliò, una reazione meccanica. «Non... non dopo che...»

«Harry,» lo interruppi, e il tono fermo della mia voce sorprese me per prima. Non mi sentivo forte, ma capivo che se non avessi spezzato io quell'immobilità, questa stanza sarebbe diventata la sua tomba. «Non puoi restare qui in queste condizioni.»

Le sue mani si chiusero a pugno sulle ginocchia, nel vano tentativo di fermare un tremore traditore. 

«Sto bene.» Era una bugia così disperata che mi strinse il cuore. Mi spostai sui cuscini, muovendomi con cautela per non innescare il dolore del marchio, e lo fissai. 

«Cadi a pezzi,» ribattei dolcemente. «E lo sai benissimo.»

Si ritrasse come se l'avessi colpito. Ammetterlo significava sentirsi doppiamente in colpa: per avermi trasformata e per non avere la forza di sostenere il peso di ciò che aveva fatto.

Due colpi leggeri alla porta ci interruppero. 

«È permesso?» La voce di Arianne era cauta ma ferma, il tono di chi sa di entrare in un campo minato e deve disinnescare la situazione. Ci scambiammo un'occhiata. Sapevamo entrambi che il tempo in quella bolla era scaduto. C'era un corpo nuovo da collaudare, una sete che bruciava come una ferita aperta, e un vampiro consumato dal terrore.

«Entrate,» dissi.

Arianne aprì la porta. Dietro di lei sbucò Niall, con un'espressione indecisa tra il sollevato e il terrorizzato. Harry non si mosse di un millimetro. Rimase incollato al muro, il suo confine personale. Era il suo modo silenzioso di urlare non la tocco.

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⏰ Ultimo aggiornamento: Jul 23 ⏰

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The dark in the light | |H.S.| |La tua prossima ossessione. Scoprilo ora