96 - Credevo di averti uccisa

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All'inizio non capisco se sono viva.

Non è una frase drammatica, è proprio che non riesco a capire dove finisco io e dove comincia tutto il resto: rumori che non riconosco, odori che non ho mai sentito, o almeno mai così forti, una sensazione strana sotto la pelle... e nessuna voglia di aprire gli occhi.

C'è un buio diverso da quello del sonno: è un buio pieno, denso, come se fosse fatto di sostanza. Dentro questo buio, però, ci sono delle cose. Galleggiano. Si muovono.

Una voce bassa che mormora parole che non capisco, sillabe che sembrano scivolare sulla lingua come acqua. Un'altra voce, più chiara, femminile, che risponde piano. Un battito di cuore. No, due. Si, sono due. Uno è pieno, l'altro meno, cioè, batte in modo diverso. 

Poi gli odori.

È la prima cosa che mi colpisce davvero: una fitta di qualcosa di forte, pungente, dolce e metallico insieme, che mi colpisce in fondo alla gola come una spinta. Sangue, penso, ma non so come faccio a saperlo. Sangue ovunque, mescolato a qualcos'altro: erbe, fumo, fiori secchi, la cera di una candela, il cotone delle lenzuola, il legno vecchio del parquet, ammorbidente dei vestiti, pioggia. Piove fuori, ne sono certa. 

E poi, sotto tutto questo, c'è un odore familiare, che riconoscerei anche in mezzo a un'esplosione. Harry. Freddo, pulito, con quel retrogusto di acqua di mare e metallo che porta sempre addosso. Ma è lontano.  È... dietro qualcosa. Dietro un muro. Dietro una porta. Non so nemmeno come faccio ad esserne così sicura. 

Il buio si crepa lentamente.

Sento un dolore sordo, non forte, come un'eco leggerissima rispetto a quello che ricordo all'ultimo: un incendio nel petto, come se qualcuno mi stesse strappando i nervi uno a uno; la voce degli stregoni che lanciavano parole che non appartengono a questa epoca; la terra che tremava sotto la schiena; Harry che si avvicinava; il suo volto deformato dal dolore; Ti amo, Alex; il morso; il dolore.

Poi niente.

Adesso, in confronto, il mio corpo è quasi silenzioso. Non sento il cuore. Non sento i polmoni che si alzano e si abbassano. Ma posso "sentire" il mio sangue in un altro modo: freddo e veloce, come un fiume scuro che scorre senza fare rumore.

Provo a fare un respiro.

L'aria entra, ma non è come prima: non mi serve, non mi riempie, non mi manca. Entra solo per portarmi dentro gli odori, per moltiplicarli.

Erbe. Fumo. Cera. Sangue.

Sangue.

La gola mi brucia di colpo, come se qualcuno ci avesse versato vetro fuso. È un dolore nuovo, acuto, che mi fa venire voglia di alzarmi, di cercare la fonte, di afferrarla. Di bere.

Mi irrigidisco.

Non lo faccio.
Non mi muovo ancora.
Resto lì, nel buio, con gli occhi chiusi e i pugni serrati, mentre quella fiamma nella gola cresce, si allarga, chiede.

«La temperatura?» una voce maschile, bassa, Niall forse, chiede da qualche parte vicino alla mia testa.

«È stabile,» risponde una voce che conosco. Arianne.

La sua magia ha un odore tutto suo: bruciato, ozono, una specie di fulmine solidificato. È l'odore che ho riconosciuto per prima, mescolato al sangue.

«La maledizione è... più quieta,» aggiunge poi, e sento lo scricchiolio di una penna su carta. «Non è sparita, ma sta cambiando.»

Parlano di me, penso, e questa consapevolezza mi apre una piccola, minuscola fessura nella testa. Mi aggrappo a quella fessura come a un appiglio in mezzo al mare.

The dark in the light | |H.S.| |La tua prossima ossessione. Scoprilo ora