Harry's pov
Sono tre giorni che sto in piedi davanti a questa dannata porta.
Tre giorni interi in cui il mondo si è ristretto a un rettangolo di legno, a pochi centimetri di distanza, e all'odore che filtra da sotto la fessura. È mutato in questo poco tempo: non è più quello di Alex umana e non è ancora qualcosa che riesco a riconoscere davvero. Ha una nota nuova, sospesa, come se il suo corpo non avesse ancora deciso cosa diventare.
Non mi siedo.
Non mi sdraio.
Non mi allontano.
Le prime ore hanno provato a convincermi. Poi hanno iniziato a pregarmi. Adesso si limitano a passare, a volte, e a guardarmi di sottecchi, come si guarda una bomba che nessuno sa se e quando esploderà.
La spalla sinistra appoggiata al muro, la mano destra ogni tanto si chiude sulla maniglia, non la giro mai, non ne ho il diritto, e la gola è un rogo secco, una sete così profonda che non ricordo l'ultima volta che ho sentito qualcosa di simile, neanche i primi mesi dopo la trasformazione, quando ogni essere vivente era un bersaglio e il mondo un enorme serbatoio di sangue.
Adesso è diverso.
Adesso ho fame solo di una cosa.
Di lei.
Non del suo sangue, ma della sua esistenza. Della prova che respira, che pensa, che è ancora Alex, marchiata, maledetta, spezzata, trasformata a metà o a tre quarti o in qualunque fottuta frazione Trisha abbia deciso per lei, ma pur sempre viva.
La verità è che non lo so.
Non so se respira.
Non so se sente.
Non so se dentro quel corpo immobile c'è ancora qualcosa che risponde al suo nome.
Lo so solo perché gliel'ho messo io addosso, questo destino.
Ho ancora la sensazione del suo corpo tra le mie dita, della sua pelle che si apriva sotto i miei canini mentre ogni nervo del mio corpo bruciava per il sigillo; il ricordo della sua voce che mi pregava, mi si ripete nella testa con la regolarità di un battito cardiaco che io non ho più. Se chiudo gli occhi, vedo il sangue che non bastava mai e il modo innaturale in cui ha smesso di contorcersi troppo presto.
Ogni tanto qualcuno esce dalla stanza.
Arianne, con le occhiaie scavate e le mani macchiate di erbe e cera sciolta.
Lo stregone, con lo sguardo perso in un punto oltre il corridoio, dentro calcoli che nessuno di noi riesce a seguire.
Sua moglie, silenziosa, le labbra mosse da parole che non pronuncia ad alta voce.
Non mi guardano a lungo.
Non mi dicono niente di concreto.
"Sta reagendo", "stiamo ancora leggendo il marchio", "non è come le altre trasformazioni", "devi avere pazienza, Harry".
La pazienza è morta tre notti fa, nel momento esatto in cui i miei denti hanno bucato la pelle di Alex.
La porta si apre piano.
L'odore di salvia e fumo mi investe per primo, mescolato a quello nuovo, impossibile, che è solo suo. Dietro la scia di incenso e metallo c'è anche l'odore stanco di Arianne: cera, sudore, magia bruciata.
«Harry.»
La guardo, non rispondo.
Ha i capelli quasi completamente sciolti, qualche ciocca attaccata alle tempie umide; si asciuga le mani su un asciugamano grigio, e vedo che le tremano, appena.
«Devi nutrirti.»
È il refrain preferito di questi giorni.
Scuoto la testa.
«Non è un'opzione,» aggiunge, ma non alza la voce. «Stai indebolendo tutti, così.»
«Non sono io che sto indebolendo tutti.»
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The dark in the light | |H.S.| |
FanfictionMentre lei spegne le candeline e cresce, io resto immobile nel tempo: stesso corpo, stesso volto, stessa voce. Solo l'anima, silenziosa, invecchia. - Harry Styles 1* in #5sos - 06/12/2025 3* in #onedirection - 23/07/2026
