93 - Freddo come il mio

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Harry's pov

È strano come il tempo smetta di comportarsi in modo normale.

Non rallenta davvero, non accelera: si piega. Si distorce, come se qualcuno lo stesse osservando attraverso un vetro curvo. Un secondo prima Alex è inginocchiata al centro del simbolo tracciato sull'erba, la schiena dritta per uno sforzo che riconosco, i capelli sciolti che le scivolano lungo le spalle nude, il volto illuminato dal tremolio delle candele. Un secondo dopo il suo corpo cede, come se qualcosa dall'interno avesse tirato con forza improvvisa, e la vedo piegarsi, portare le mani al petto, accartocciarsi su se stessa.

Non cade subito. Resiste. E questo rende tutto peggiore.

Io sono davanti a lei, oltre il limite del cerchio, nel punto che mi hanno assegnato. Abbastanza vicino da vedere ogni cambiamento nel suo viso, abbastanza lontano da non poter fare nulla. Le braccia mi pendono lungo i fianchi, rigide, le mani chiuse in pugni che non riesco a rilassare. Ogni istinto mi spinge in avanti, e ogni parola che mi è stata detta mi tiene fermo dove sono.

Le voci di Duncan e Maren riempiono l'aria, basse, intrecciate, ritmate. Non riesco a distinguere le parole, solo la cadenza insistente che sembra battere contro qualcosa di invisibile. L'odore delle erbe bruciate si mescola a quello dell'erba schiacciata e della terra umida, un miscuglio che mi resta in gola e non se ne va.

Arianne è alla sinistra di Alex, concentrata, le mani tese verso il cerchio come se stesse reggendo un equilibrio fragile. Niall è dall'altra parte, rigido come una statua, lo sguardo fisso a terra. Dietro di me sento gli altri, presenze trattenute, respiri troppo controllati.

Alex emette un suono spezzato, basso, che mi attraversa come una fitta. Poi un altro. Il respiro le si fa irregolare, il corpo si contrae di nuovo, e questa volta non riesce a trattenersi: il gemito diventa un lamento vero, doloroso, incontrollabile.

La vedo sudare. La vedo stringere i denti, come se stesse combattendo per non urlare. Le vene sul collo si tendono, la fronte si corruga, le labbra tremano.

È troppo.

È troppo da guardare senza fare niente.

«Basta,» ringhio, senza rendermene conto. Non mi sente nessuno. 

«Basta! Smettetela!» urlo, e la mia voce mi esce addosso come uno strappo, qualcosa di brutale che non passa dal pensiero.

«Indietro!» ripete Arianne a denti stretti.
«Stai facendo da catalizzatore, Harry. Se ti sposti e ti avvicini, peggiori tutto.»

Le sue parole si incastrano addosso come un ordine e una condanna insieme. Resto fermo, con i muscoli tesi, il corpo pronto a scattare e la mente costretta a restare dov'è.

So che ha ragione. So che ogni mio movimento, ogni esitazione del corpo che tende verso di lei, si riflette immediatamente su Alex come una fitta in più, come un peso che si aggiunge a tutto quello che sta già sopportando. 

La guardo mentre prova a parlare.

Le labbra si muovono appena, come se stesse cercando di dire qualcosa che non riesce a trovare strada. La gola si contrae, la mascella trema. Non esce niente, se non un suono spezzato che si perde subito nell'aria. È come se il suo corpo stesse scegliendo cosa può permettersi di fare e cosa no, e la voce fosse diventata un lusso.

Il dolore non la molla.

Non diminuisce, non rallenta, non si stabilizza. Al contrario, la vedo cambiare. Non solo irrigidirsi o contorcersi, ma svuotarsi in un modo che mi fa gelare il sangue che non ho. È come se qualcosa, sotto quella sofferenza evidente, stesse venendo via a strappi, pezzo dopo pezzo. Lo leggo nel suo sguardo quando per un istante sembra non riconoscere il punto in cui si trova, né me.

The dark in the light | |H.S.| |La tua prossima ossessione. Scoprilo ora