114

38 7 4
                                        

Questa volta l'ingresso nell' abitazione fu diverso da qualsiasi presentato fin ora.
Non vi erano urla, sarcasmo, sfida o stupore.

Kaito e Yori erano di fronte a Kai, facendo da schermo ad Hibiki che se ne stava ben nascosto dietro ai due, non che questo potesse schermare il suo odore ma almeno poteva, per qualche secondo, continuare ad ignorare quegli occhi ambrati che bruciavano come fuoco sulla sua pelle.

Kai: "spostatevi"

Yori: "no padre"

Per la prima volta, con la testa alta e la sicurezza nello sguardo Yori affrontò suo padre, non si sarebbe mosso di un millimetro, non prima di aver capito che il suo omega era al sicuro

Kai: "Yori... Ho detto, spostati"

Kaito: "Kai... non usare la voce da alpha"

Kai: "ha sì? Solo perché hai rivendicato i miei figli ora credi di poter alzare i toni? Devo forse rimetterti al tuo posto? Forse una bella gita a strisciare sul pavimento può ricordarti chi hai di fronte"

Kai allungò una mano guantata, ma Kaito non indietreggiò, anzi, fece un passo avanti, fungendo così da scuda anche a Yori

Kaito: "più ti mostrerai minaccioso, più farai agitare i miei omega, più le possibilità che questo scontro finisca nel sangue sono alte, non mi importa se dovrò strisciare, non mi importa se mi ridurrete in cenere, io, da qui, non mi muovo, non lascerò i miei compagni in pericolo, nemmeno se di fronte a me ho i genitori del mio mate, puoi rimettermi in riga Chisaki, ma qualunque sia la posizione, non sarà MAI, distante da loro"

Yori: "papà ti prego, Hibiki è spaventato più di chiunque di noi, non mi sembra il modo giusto di accoglierlo di nuovo in famiglia"

Kai: "TI HA QUASI UCCISO YORI!, se quel giorno non fossi arrivato, se avessi tardato anche solo di un paio di minuti... Sareste morti, tutti e due come pretendi che-"

Yori: "ma non è successo!"

Il castano fece un passo avanti, superando alpha per porsi davanti a suo padre

Yori: " io sono qui, NOI siamo qui, sono stanco di vivere nel passato papà... Ti prego... l'hai perdonato una volta lasciandolo in vita, ora lascialo vivere permettendogli di respirare al nostro fianco"

Una lacrima rigò la guancia del minore che con le mani tremanti si toccò la cicatrice sul collo

Yori: "ti ho sempre detto che non lo volevo dimenticare... Ora... Lo voglio sentire, sai quanto sono stato male senza di lui... Non costringermi a dover scegliere fra voi e loro... Non voglio farlo"

Lo sguardo di Kai si addolcì, mentre una morsa gli stringeva il cuore a vedere suo figlio piangere e non riuscì più a resistere.
Nessun pregiudizio, nessun orgoglio e nessun rimpianto potevano valere le lacrime di suo figlio.
Il maggiore strinse l'Omega in un abbraccio, mentre la maglia iniziava a bagnarsi nonostante alcun lamento lasciasse la gola di Yori

Y: "sarò forte papà, sarò forte per tutti, Kaito... Kaito saprà gestirci, sa amarci, e io voglio loro papà, tutti e due, ma vi voglio troppo bene per pensare di abbandonarvi"

Kai: "non dovrai farlo tesoro, non ti avrei mai imposto questa scelta"

Chisaki prese dolcemente fra le mani il volto di suo figlio, asciugandogli le lacrime da sotto gli occhiali

Kai: "ti voglio bene piccolo, sei la cosa migliore che mi sia mai capitata, ricordatelo sempre..."

I due si separarono e quando l'Omega si mise da parte per liberare la visuale, Kaito aveva preso per mano Hibiki, che lentamente si era fatto avanti e nonostante la paura, nonostante il terrore gli stesse facendo tremare letteralmente le gambe, il suo sguardo era alto, fisso in quello dell' alpha maggiore sicuro che se era per Kaito e Yori, avrebbe potuto sopportare anche quello

Hibiki: "ciao Kai... Io... Mi dispiace... Per... Per tutto... Ma non ho intenzione di fuggire ancora... Mi dispiace... Ma non sono disposto a lasciar andare Yori un'altra volta, chiederò perdono in qualsiasi modo mi verrà concesso di fare ma questa volta... Non mi volterò indietro e-"

Hibiki non riuscì a terminare la frase che un dolce profumo di cioccolato bianco lo avvolse completamente, così come le braccia che lo stringevano con cura.

Tomura era rimasto solo pochi passi indietro al compagno e dopo che il campanello suonò, dovette trattenere la gelosia quando l'odore di Hibiki gli invase l'olfatto, dovette reprimere la rabbia quando Kaito ebbe l'audacia di sfidare suo marito, anche se dovette ammettere a sé stesso, che come prova di lealtà verso i suoi compagni aveva superato il test a pieni voti.
Dovette reprimere l'istinto di correre a consolare suo figlio quando lo vide, di nuovo, in lacrime, mandando a puttane ogni briciola di buon senso che continuava ad urlargli di non fidarsi comunque di Hibiki... Il suo Hibiki, quel ragazzo che considerava suo figlio a cui avrebbe volentieri ceduto la sua anime se questo significava vederlo felice.
Hibiki, colui che dopo Kai e Yori aveva riempito le sue giornate di gioia, risate e amore.
Hibiki, quel ragazzo che gli fu strappato dal grembo mentre non aveva ancora finito di insegnargli cosa voleva dire casa.
Hibiki quell' omega orfano in cui rivedeva sé stesso e a cui voleva dare un futuro migliore, perché nessuno, nessun essere umano o creatura avrebbe mai dovuto subire le sue stesse agonie, questa era la promessa che si era imposto quando per la prima volta vide quegli occhi verdi.
Promessa che fu spezzata quando il fato ha voluto ripresentare a quel povero ragazzo esattamente il suo stesso destino.
Come poteva odiarlo? Come poteva ripudiarlo?
Come poteva rifiutare quel ragazzo quando anche suo figlio lo aveva accettato? Si era imposto di non cercarlo per il bene di Yori, ma ora? Cosa c'era ad impedirgli di riaccoglierlo nuovamente in casa?

E forse per la prima volta nella sua vita Tomura si concesse di non pensare prima di agire, mentre si gettava fra le braccia di quella parte di cuore che gli era stata portata via e che finalmente poteva recuperare.

Dopo qualche secondo di stupore, anche le braccia di Hibiki si chiusero sulla schiena del maggiore, affondando come faceva un tempo, il volto nell' incavo del suo collo, rendendosi conto in quell' istante di quanto gli era mancato quell' odore così intenso, così dolce e così confortante.
Nessuno si stupì quando i due albini riversarono lacrime silenziose, solo Yori osservando la scena, posò delicatamente il capo sul braccio di Kai, l'unico lì in mezzo ad aver notato che anche gli occhi dell' alpha si erano fatti lucidi.

Tomura: "mi sei mancato cazzo, sei sempre stato una piccola peste, la mia piccola peste, fammi prendere un altro infarto come all'ora e giuro che questa volta ti corro dietro e ti finisco con le mie stesse mani"

La stretta si fece ancora più intensa, nessuno dei due Omega voleva saperne di sciogliere l'abbraccio mentre il minore iniziò a fare le fusa, erano appena un sussurro, ma abbastanza presenti per riempire il cuore di tutti di tenerezza mentre un delicato profumo di gigli riempiva l'uscio di quella famiglia finalmente riunita.

StayLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora