Chapter 1

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L'aria mattutina mi solleticò il viso, obbligandomi ad alzarmi dallo scomodo letto di questa camera che di allegro aveva ben poco. Aprii gli occhi, strofinandoli con le mani ancora leggermente indolenzite per il lungo riposo della notte.

«Gwen, alzati, prima che arrivi la strega a buttarti l'acqua addosso.» Sbucò dalla porta una delle ragazze, si faceva chiamare Camille, solo perché era uno dei suoi nomi preferiti, ma in realtà, nessuno sapeva quale fosse quello di battesimo.

«Arrivo.» Le risposi infilandomi le piccole ciabatte che mi aveva mandato una mia amica dalla Thailandia.

Quella annuì uscendo dalla stanza, richiudendosi la porta alle spalle.

Piegai le lenzuola e rifeci il letto il più velocemente possibile, essendo già in ritardo di qualche minuto, cosa inaccettabile per la strega. Ridacchiai per il soprannome che le avevamo affibbiato da ormai dodici anni.

«Cosa ti fa tanto ridere, Gwendalyn?» Alzai gli occhi al cielo, prima di girarmi verso di lei, quando sentii pronunciare il mio nome completo, che tanto odiavo. E lei lo sapeva.

«Niente di importante, solo una barzelletta, signora.» Annuii afferrando la biancheria pulita e il sapone personale, destinato alla mia pulizia.

«Vedi di darti una mossa, sei in ritardo.» Mi fulminò con lo sguardo.

La guardai storto non appena uscì dalla camera sbattendo la porta dietro di lei. Un rumore che squarciò il silenzio che aveva avvolto l'atmosfera.

Corsi lungo il corridoio inciampando, di volta in volta, in qualche mia compagna.

Aprii l'acqua nella doccia che regolai su una temperatura leggermente più calda del normale; la stanza venne avvolta da un tepore rilassante che creò un sottile strato di condensa sugli specchi appesi alle pareti, sopra i lavandini in ceramica bianca.

Lo scrosciare dell'acqua mi aiutò a rilassarmi, fungendo da calmante per i miei nervi tesi.

Mi avvolsi l'asciugamano intorno al corpo ed iniziai a tamponarlo per asciugare gli ultimi residui di goccioline; indossai la mia biancheria intima e la divisa nera del collegio.

Buttai disordinatamente, nella mia stanza, la salvietta con i prodotti per il corpo per poi precipitarmi nella grande sala allestita per fare colazione.

«Non c'è mai una volta in cui tu sia in orario.» Cinguettò Scarlett seguita da una risatina di Camille, lì dentro erano le ragazze con cui avevo legato maggiormente; due personalità differenti ma che insieme creavano una sorta di armonia speciale:

Scarlett, nome che le si addiceva perfettamente per il suo carattere impetuoso e raggiante; mentre Camille era più tranquilla e pacata, seppure, in determinate situazioni, si trasformasse in un piccolo diavoletto.

«E' inutile, ormai dovreste saperlo che non riuscirà mai ad arrivare in orario. Anche la strega non le dice più nulla.» Si intromise Adam addentando la brioche alla crema che avevo precedentemente scelto dal cesto in vimini posizionato vicino al forno a legna.

«Quella era la mia colazione e comunque non lo faccio apposta a ritardare sempre.» Borbottai strappandogli il croissant dalla mano con un'espressione divertita.

«Buona.» Rise mordendola direttamente dalla mia mano, provocando una risata da Scarlett.

«Lo so.» Bofonchiai arrendendomi definitivamente, gli lasciai la colazione e scelsi uno yogurt alla nocciola per rimpiazzare la brioche.

«Ragazzi, oggi pomeriggio i signori Moore verranno a farci visita, comportatevi bene, altrimenti sapete già la punizione.» Sputò acidamente la direttrice sollevando in aria un bicchiere di cristallo.

Emerald EyesDove le storie prendono vita. Scoprilo ora